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sabato 1 novembre 2008

BERLUSCONI E' UN POTENTE FURBO...E' COGLIONE O IN MALAFEDE CHI L'HA VOTATO!

La crisi economica renderà più povero chi lo è già, e condurrà sulla soglia dell'impoverimento chi appartenva al ceto medio. E nel frattempo i ricchi si faranno sempre più ricchi, saranno loro a comprare le case e le attività commerciali di quei disgraziati che saranno costretti a svenderle perchè impossibilitati a pagare i debiti contratti con le banche. Le banche sono responsabili della grave crisi finanziaria internazionale e le stesse saranno salvate con i nostri soldi, i bancheri continueranno a macinare profitti e i loro debiti saranno scaricati sulle nostre spalle. Ai ricchi, i nostri governanti garantiscono agevolazioni e privilegi: Alitalia è stata regalata agli imprenditori amici del Cavaliere, alcuni di essi siedono in Mediobanca, il cuore della finanza italiana, in cui trovano posto il nostro Presidente del Consiglio con Mediaset e sua figlia Marina. Il tutto alla faccia del conflitto d'interessi! I debiti di Alitalia, per favorire la cordata degli amici del Presidente Berlusconi, sono stati scaricati sull'intera collettività. Per far fronte alla crisi finanziaria e per pagare gli interessi sul debito pubblico, il governo Berlusconi fa cassa scaricandone i costi su chi vive del sudore del proprio lavoro, su chi non ha alcuna responsabilità nè della crisi, nè del debito pubblico cresciuto a dismisura a causa delle tante ruberie a cui i nostri politici ci hanno abituato. Hanno tagliato i fondi per la scuola, per l'università, quelli destinati alla sanità, ai comuni, alle infrastrutture. I loro figli si potranno permettere scuole e università private, loro sono ricchi e hanno le risorse economiche per mandarli a studiare all'estero.

E i nostri figli?

I nostri figli, i figli della gente comune, per il PDL di Berlusconi, sono figli di un Dio minore. I nostri figli si ritrovernno scippati d'ogni speranza di migliorarsi culturalmente e socialmente, di fatto sono stati scippati del loro futuro. Molti di quelli che hanno votato alle ultime elezioni nazionali hanno dato fiducia a Berlusconi e gli effetti del loro voto sono sotto gli occhi di tutti, ne stanno piangendo le conseguenze loro e noi che non l'abbiamo votato!

L'hanno votato ignorando d'avere votato un ex tesserato della P2, una loggia massonica diretta dal "venerabile maestro" Licio Gelli, un fascista che insieme ai componenti della sua loggia segreta, ne facevno parte politici, imprenditori, generali, uomini e dirigenti dei servizi segreti, è stato protagonista degli anni che hanno macchiato del sangue di cittadini inermi le piazze italiane. Collocando le loro bombe sui treni, alla stazione di Bologna, in Piazza Della Loggia a Brescia cercarono di intimidire il movimento degli studenti e le lotte degli operai di quegli anni.

La storia è fatta di corsi e ricorsi. La stagione politica che ci apprestiamo a vivere è e sarà sempre più carica di tensioni sociali: gli studenti non molleranno, sanno che è in gioco il loro futuro, la recessione sta causando il licenziamento di lavoratori precari , di cui nessuno parla. Le imprese fanno sempre più ricorso alla cassa integrazione, nelle fabbriche si prevedono licenziamenti di operai ed impiegati. Il costo della crisi graverà sulle spalle di quelli che già oggi non arrivano alla fine del mese.

Ciò si tradurrà in scontro di interessi di classe, le piazze si riempiranno per chiedere una giustizia sociale che i nostri governanti non potranno assicurare: con le scelte già fatte hanno dimostrato d'essere al servizio degli interessi dei poteri forti del paese. Questo governo garantirà con la violenza il potere e i privilegi delle classi che rappresenta. Useranno i manganelli, così come richiesto da Berlusconi, per ammutolire la lotta degli studenti e di qualunque altra forma di opposizione al governo. Faranno ricorso, così come fece Cossiga al tempo in cui era Ministro degli interni, ai provocatori da infiltrare nei cortei al fine di creare incidenti e screditare i manifestanti facendoli passare per violenti. Faranno ricorso, come nel passato, alle provocazioni e alle spranghe dei fascisti, così come è avvenuto nei giorni scorsi a Roma nel corso dello scipoero generale indetto contro il decreto Gelmini.

Colgo molte analogie col passato e non mi sorprenderebbe il rinascere, in un momento di forte scontro sociale, di una nuova strategia del terrore basata sulle bombe. Abbiamo come capo del Governo un ex appartenente alla P2, un fascista dentro, un amico di Marcello Dell'Utri che è stato condannato per estorisone ed associazione mafiosa . Dell'Utri è lo stesso uomo che ha fondato Forza Italia, il partito di cui Berlusconi è il capo indiscusso, gli stessi fascisti e l'intero Pdl hanno in lui il loro punto di riferimento e lo considerano "il duce" dei nostri giorni.

Il Cavaliere, nella sua villa di Arcore, ebbe a servizio un certo Vittorio Mangano, un mafioso condannato per mafia e per omicidio e lo stesso Berlusconi, come si può ascoltare dal filmato, parlando di Mangano, ha avuto il coraggio di definirlo un eroe. Evidentemente per il cavaliere i mafiosi sono eroi ed amici degli amici. I nostri eroi sono il Giudice Falcone e il Giudice Borsellino che indagava su Mangano e sui suoi "rapporti" con Berlusconi, sono nostri eroi i Magistrati e giornalisti come Saviano che, rischiando la loro vita, sono in prima fila nella lotta contro tutte le mafie. Onorevole Presidente Berlusconi ci dividono i valori in cui crediamo!

Lei, Signor Presidente del Consiglio, nelle precedenti legislature è stato impegnato a farsi delle leggi ad personam, ha fatto eleggere nelle file di Forza Italia i suoi avvocati difensori che, stipendiati dalla collettività, in qulità di esperti giuristi, hanno messo a punto e fatto legiferare dal Parlamento le leggi che l'hanno messa al riparo dalle condanne che i Giudici le avrebbero inflitto a cuasa dei reati di cui era accusato.

Dopo avere depenalizzato il reato di bancarotta ed essere stato assolto perchè il reato non esisteva più, dopo avere accorciato i tempi di prescrizione dei processi che hanno posto termine ai processi che aveva in corso, oggi, per sfuggire alla condanna del nuovo processo che ha in corso, ha dato vita al suo ultimo capolavoro di legalità per mezzo del lodo Alfano: con questa nuova legge si garantisce l'impunità, e il tutto alla faccia del principio costituzionale, in base al quale tutti i cittadini della nostra Repubblica sono uguali dinanzi alla legge. Grazie al Lodo Alfano, che porta il nome dell'uomo che Lei ha voluto come Ministro della Giustizia, la legge sarà uguale per tutti, tranne che per Lei e le più Alte cariche dello Stato.

Lei lavora per attuare il piano di "rinascita" elaborato dal suo maestro Gelli, vuole distruggere la democrazia, vuole mettere sotto il controllo del Governo la figura del Pubblico Ministero controllando di fatto la Magistratura, vuole uno Stato autoritario, per portare avanti questo progetto mira a un paese senza memoria storica, senza cultura, sta distruggendo la scuola, mira a costruire un paese di cervelli lavati, di gente non pensante, di uomini corrotti o corruttibili, ma per fortuna non tutti sono sul suo libro paga. C'è gente che non si arrende, che ha ideali in cui credere, che resite, che continua a lottare, a dare informazioni, che si distingue dai molti giornalisti e direttori di giornali e telegiornali, di cui lei è proprietario, che le fanno da cane da guardia falsificando le notizie.

Una rivista americana, parlando di Lei e del nostro Paese, ha scritto che metà degli italiani, direttamente o indirettamente, sono sul suo libro paga e che l'altra metà lo sarà presto.
Al contrario di quella rivista, io penso che gli italiani la cacceranno dall'Italia. Il "sonno" degli italiani che le hanno dato il voto è durato troppo lungo e adesso i morsi della fame li stanno svegliando.

Quando si accorgeranno di essere stati ingannati, mi riferisco agli italiani che le hanno dato il voto in buonafede, quel giorno, Onorevole Presidente Berlusconi, proprietario di mediaset, mondadori, banche, assicurazioni, finanziarie, quotidiani, settimanali, milan calcio e quant'altro, quel giorno Cavaliere farò festa e tutto vorrò tranne che essere nei suoi panni e nei panni di quei leccaculo che le stanno intorno in qualità di figuranti dell'informazione e della politica.

UNA LEGGE SALVA "FURBETTI"! MASSACRANO LA SCUOLA PUBBLICA E I RICCHI DIVENTANO SEMPRE PIU' RICCHI, LIBERI DI RUBARE ED IMPUNITI

martedì 8 luglio 2008

SEMPRE PEGGIO!

Riporto la trascrizione dell'intervento di Marco Travaglio:

"Buongiorno a tutti. Oggi sono in un aeroporto: è tempo di viaggiare. Domani bisogna essere tutti a Roma, alle ore 18 in piazza Navona, per manifestare contro le vergogne che stanno succedendo. Vorrei partire dall’ultima.

In Sicilia, quando un cittadino non si piega, gli tagliano le gomme della macchina. Se capisce, bene. Se non capisce, gli fanno saltare la macchina. Se capisce, bene. Se non capisce gli mettono anche una bomba carta alla serranda del negozio. Se poi il tipo non vuole saltare assieme al negozio con tutta la sua famiglia, deve accettare il dialogo. Solo che in Sicilia si chiama “pizzo”, si chiama racket, si chiama estorsione. Arrivano uomini del dialogo e gli fanno una proposta. Gli dicono di aver saputo degli attentati, di essere molto dispiaciuti e gli offrono protezione. Da chi? Da loro stessi. Sono loro che mettono le bombe e loro che offrono protezione, da sé stessi. Il dialogo ha un prezzo. È una tangente, un pizzo. Il commerciante dovrà pagare un tot al mese agli estorsori per evitare ulteriori guai.
Alla fine, se paga, che cosa ha vinto? Ha vinto la mafia, non ha vinto lui. Non ha vinto il dialogo. Ha vinto la violenza.

Trasferite questo sistema di operare a Roma. A Roma succedono le stesse cose, soltanto che cambiano le parole. C’è un signore che arriva al potere e immediatamente comincia a rovinare la giustizia, a sfasciare tutto. Presenta una legge per far saltare 100.000 processi, perché ne ha uno anche lui. Poi ne fa un’altra che impedisce ai magistrati di fare le intercettazioni e di scoprire i reati, e di scoprire le prove per incastrare i colpevoli di quei reati. Poi va in televisione dice che se non si scoprono i colpevoli dei reati è colpa della magistratura che è una metastasi, che è politicizzata, che è un cancro. È colpa dei giudici che sono dei fannulloni. È colpa dei giudici che si occupano solo di lui. È colpa dei giudici che sono antropologicamente diversi dalla razza umana che sono dei matti, che sono psicolabili, che sono golpisti, che sono fascisti, che sono terroristi. E che non a caso, nei sondaggi, la loro credibilità diminuisce. I magistrati a questo punto alzano le braccia. Ma ciò non basta. Lui a questo punto fa una legge, ma questa la fa presentare da Tremonti, che taglia i fondi per la giustizia, fino al 40%. 10% il primo anno, 20% il secondo, e poi taglia anche gli stipendi ai magistrati, che già sono pagati un terzo, un quarto, un quinto di quanto è pagato un piccolo manager di una piccola azienda. A questo punto, dopo averli prostrati e ridotti alla rovina, si manifesta qualcuno che offre il dialogo. E dice: “eh, abbiamo saputo che vi stanno impedendo di fare il vostro lavoro, di fare i vostri processi, di fare le intercettazioni, vi stanno impedendo di scoprire i reati; vi insultano. Volete il dialogo? Cifra modica: si chiama Lodo Alfano. Se voi vi dimenticate i processi al Presidente del Consiglio, se vi dimenticate – o le lasciate evaporare, o le mangiate o le bruciate, o le cestinate – le intercettazioni del Presidente del Consiglio (intercettazioni indirette, non è lui che viene intercettato, sono di solito dei mascalzoni con i quali lui è solito parlare, perché sono tutti amici suoi). Bene, se accettate di pagare questa modica cifra, questa sommetta, allora arriva il dialogo: gli altri processi ve li facciamo fare, le intercettazioni ve le lasciamo fare, magari non vi tagliamo nemmeno gli stipendi e non vi tagliamo nemmeno i fondi. Magari assumiamo anche qualche cancelliere. Magari paghiamo anche la benzina per le volanti che devono andare a fare le indagini, con sopra i poliziotti. Dipende da voi. Dialogate, o volete lo scontro?” Ecco, una tecnica estorsiva che a Palermo si chiama racket, a Roma si chiama dialogo. Alla fine, se i magistrati cedono, chi ha vinto? Hanno vinto loro, ha vinto il dialogo? Ha vinto la distensione? Ha vinto la pace? Ha vinto l’estorsore, che politicamente parlando, in questo caso, è il nostro Presidente del Consiglio. Il nostro Presidente del Consiglio che ne sta combinando una al giorno, quando non ne combina due, e che ha bisogno di nascondere questa realtà agghiacciante che sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno vede – anche perché molti giornalisti e molti commentatori fanno finta di non vederla. Esattamente come molti intellettuali facevano finta di non vedere il fascismo alle sue origini. E sono stati ricordati nei libri di storia perché era quelli che parlavano d’altro, erano quelli che dicevano di non esagerare. Quelli che dicevano che bisognava dialogare con Mussolini. Erano quelli che dicevano: “ma insomma, anche lui farà delle cose buone. Ma insomma, certo è un po’ rude, però ha anche il suo consenso. Ha preso i voti.” Ecco, sono questi che verranno ricordati nei libri di storia per non aver fatto nulla e per non aver fatto nulla in una fase come questa. Sono loro i principali alleati del regime.

Sono anche alcuni sedicenti oppositori, quelli che ElleKappa chiama “diversamente concordi”, che non dicono mai una parola definitiva. Che non riescono a dire “no!”, ma: “trattiamo, mettiamoci d’accordo, dialoghiamo. Togliete la legge blocca processi e noi ve ne facciamo una che blocca solo quel processo, in fondo a voi interessa solo quel processo, mica gli altri.” Non si rendono conto nemmeno del fatto che a settant’anni dalle leggi razziali, stanno passando delle leggi razziali. Nell’Italia del 2008 sono già passate un paio di leggi razziali e altre sono in preparazione. Sono quelle leggi che trattano in maniera diversa i cittadini o le persone umane, a seconda della loro provenienza, della loro razza, o del colore della loro pelle. Una l'ha approvata il Capo dello Stato senza colpo ferire, senza battere ciglio: si chiama "aggravante speciale per gli extracomunitari clandestini". Stabilisce questo: se io, italiano bianco di razza ariana, rapino un milione di euro una banca e do un ceffone a una guardia giurata becco, poniamo, dieci anni. Se lo stesso reato, la stessa rapina, per lo stesso importo di un milione di euro, dando lo stesso ceffone alla guardia giurata, lo commette un immigrato irregolare senza i documenti prende dieci anni più x. X è l'aggravante razziale. Abbiamo fatto lo stesso danno, commesso lo stesso reato ma alla stessa azione non segue la stessa reazione dello Stato, ne segue una diversa. Perchè? Perchè lui viene da fuori e io sono indigeno. Infatti vuoi mettere la soddisfazione? "A te chi ti ha rapinato?" "A me un italiano" "Ah che culo, invece a me un extracomunitario!" Come se il danno che può fare un extracomunitario compiendo la stessa azione fosse maggiore. Questa non è una legge per la sicurezza, è una legge razziale che non da ne più ne meno sicurezza rispetto a quella che avevamo prima perchè la sicurezza passa attraverso la certezza dei cittadini che chiunque abbia commesso un reato viene punito con una pena proporzionata. Non c'entra la qualità di chi ha commesso quel reato: tutti devono essere uguali di fronte alla legge. Questo stabilisce la nostra Costituzione e la Corte Costituzionale ha stabilito che questo diritto spetta anche ai cittadini che non sono ancora cittadini, e forse non lo saranno mai, ma li processiamo noi. Nei nostri tribunali tutti devono essere trattati nello stesso modo. L'articolo 3 della costituzione dice che nessuno può essere diverso da altri davanti alla legge per questioni di razza, religione, provenienza, status sociale, condizione sociale.

Nessuno può essere diverso per la carica che occupa, per la religione che professa, per il colore della sua pelle. Nessuno può essere diverso per l'etnia da cui proviene. Bene, con un'ordinanza amministrativa di ordine pubblico, così è stata presentata, il ministro Maroni che peraltro è una persona di solito sensata, normale, moderata e con la quale si può parlare, ha fatto una cosa di cui forse nemmeno lui si rende conto perchè nessuno, intorno a lui, o quasi nessuno, gliene fa rendere conto. Io ho contato due o tre commenti negativi: Barbara Spinelli sulla Stampa di ieri, Furio Colombo sulla Stampa di ieri e molte associazioni di volontariato. Addirittura la Chiesa, addirittura Famiglia Cristiana. E' la norma che prevede la schedatura dei rom, compresi i bambini. Dopo le aggressioni ai rom nei campi, dopo i raid punitivi - le squadracce fasciste o di qualunque colore siano, contro i rom cioè contro un'etnia non contro una persona che ha fatto qualcosa e per la quale voglio reagire. Contro un'intera comunità, solo per la sua provenienza, etnia, religione, solo per il suo essere nomade io colpisco indiscriminatamente nel mucchio. I raid.

Ma i raid li fanno i delinquenti, vengono puniti! Questo stesso modo di procedere l'ha fatto il governo, prima istituendo in alcune grandi città un commissario straordinario per i rom. Come se si dovesse fare un commissario straordinario per gli australiani, per quelli che vengono dalla Groenlandia, un commissariato straordinario per quelli che vengono dall'India. No: il commissario straordinario per i rom.

Altra legge razziale. L'ultima legge razziale è quella che prende le impronte. Non a tutti: io non sono contrario a prenderle a tutti.

Abbiamo un quadrettino sulla nostra carta d'identità che prevede il prelievo delle impronte per essere certi di associare a un'impronta, cioè un segno di riconoscimento chiaro, l'identità che uno dichiara nel suo documento. Può essere molto utile per combattere la criminalità di importazione che italiani e immigrati debbano dare allo Stato italiano la loro impronta per associarla a un nome.C’è il problema che molto spesso chi viene in Italia per delinquere fornisce false generalità e falsa nazionalità. Perché? Perché ogni volta che viene preso risulta sempre la prima volta, e beneficia della sospensione condizionale della pena. Non ha aggravanti, nel caso sia recidivo. Bene, si prendessero le impronte di tutti, dopodichè, “non mi vuoi dare la tua identità reale? Te la do io: ti chiami Pippo!”. Da quel momento Pippo ha quell’impronta e ogni volta che verrà fermato risulterà che è già stato fermato per i suoi precedenti e quindi verrà trattato anche lui come gli italiani che hanno dei precedenti. Con le loro aggravanti e, a un certo punto, senza la sospensione condizionale della pena. Questo è un modo corretto, in uno Stato serio, di comportarsi nei confronti di chi non può permettersi di calpestare il territorio di un Paese, senza un nome e senza una identità. Questo è un modo per dargliela. Naturalmente se si investono molti soldi , non se si tagliano i fondi. Se si investono molti soldi nella sicurezza per creare una grande banca dati delle impronte, come quella dell’FBI, affinché chiunque, italiano o straniero, viene sorpreso, si verifica che stia dando le generalità giusto o che non stia usando un documento falso, o che non stia dando un nome falso. Per investire alla fine si riesce a ottenere il risultato che l’impronta appoggiata sul monitor del computer portatile del poliziotto aiuta a risalire immediatamente all’identità e agli eventuali precedenti. Si fa per tutti. Non si fa per i rom e basta. Se si fa per i rom e basta non è una misura di sicurezza, ma una misura razzista. Il fatto che non si riesca più a distinguere le due cose e che non si capisca che la nostra sicurezza non migliorerà di un millimetro, non migliorerà di nulla nel caso in cui abbiamo prelevato le impronte di tanti bambini rom facendogli anche dichiarare la loro etnia e la loro religione – perché questo sta avvenendo in alcune città italiane – questo è molto grave, anche perché noi siamo un Paese che settant’anni fa ha fatto le Leggi Razziali. E le Leggi Razziali erano una importazione dalla Germania di un razzismo di Stato che ha provocato lo sterminio di due comunità: la comunità ebraica e la comunità rom. Diversi per etnia erano, per i nazisti e per i loro servi italiani, i rom e gli ebrei. Schedare i rom, oltre a essere un vergogna, è anche un bruttissimo ricordo per quello che è accaduto settant’anni fa e al quale nessuno, nemmeno i fascisti risciacquati a Fiuggi e ridipinti da Fini, dovrebbe mai ritornare.
Ecco, questo è quello per cui si deve manifestare domani. Una serie di provvedimenti spot, alcuni razzisti, altri che devastano la legge, altri che devastano la Costituzione, tutti a danno dei cittadini, tutti a danno dell’immagine dell’Italia. Tutti a danno della nostra dignità, tutti a danno della nostra Costituzione, che vengono presi in sequenza: una legge incostituzionale al giorno perché così il Capo dello Stato non potrà mica bocciarle tutte. Qualcuna, in nome del dialogo, ce la dovrà pur concedere. È contro questo che bisogna manifestare. È a favore dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, è a favore della verità e del dire la verità ai cittadini. È a favore della sicurezza vera, e non quella finta fatta con provvedimenti molto gravi, e allo stesso tempo dall’efficacia assolutamente nulla.

Se poi proprio si vuole cominciare da uno piccolo per prendergli le impronte, cominciamo a prenderle al Presidente del Consiglio e a tutti coloro che gli stanno attorno e che stanno lavorando contro la nostra sicurezza.

Ci vediamo domani. Passate parola.”

sabato 26 aprile 2008

Intervento di Marco Travaglio al v2day -Torino - Prima parte

IL VIRUS DELLA VERITA'

Ieri a Torino eravamo in 120.000. Chi era presente lo sa e anche chi può informarsi in Rete. C'erano tutte le televisioni più importanti del mondo, dalla BBC a Al Jazeera. Loro racconteranno al mondo cosa sta succedendo in Italia. Loro descriveranno il fascismo dell'informazione.
Hanno partecipato al V2 day almeno due milioni di persone. Le file ai banchetti erano lunghe il doppio dell'otto settembre. I primi dati delle firme raccolte sono di 450.000 firme. Nella storia repubblicana non è mai successo. Nessuno, nessuno è riuscito a raccogliere un numero simile di firme autenticate in un solo giorno. Non cercate l'informazione nei giornali o nelle televisioni, cercatela in Rete.
Non esistono giornalisti buoni o giornalisti cattivi. Esiste un'informazione di regime o la verità.
Voi siete giornalisti. Voi siete Beppe Grillo. Pubblicate le foto e i video di questo bellissimo 25 aprile in Rete, sui vostri blog, su Youtube.
Grazie, Grazie, Grazie. Siete stati fantastici.
Loro non molleranno mai, noi neppure.
Per un nuovo Rinascimento.

Una parte del mio intervento in Piazza San Carlo a Torino.

"Oggi è il 25 aprile 2008. La festa della Liberazione. I nostri padri, i nostri nonni non hanno finito il lavoro. Non per colpa loro. Se noi avessimo il loro cuore e il loro coraggio non saremmo finiti così.I partigiani hanno liberato l’Italia dal nazifascismo per ritrovarsi con l’occupazione americana. L’Italia non è nella Nato, è la Nato che è nell’Italia. Ad Aviano e a Ghedi Torre ci sono novanta testate nucleari. In Europa dopo il crollo del muro di Berlino le hanno ridotte, eliminate, cancellate. In Italia sono aumentate. Siamo un bersaglio in caso di guerra atomica. L’articolo 11 della Costituzione dice che: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. E allora cosa ci fanno 113 basi logistiche degli Stati Uniti sul nostro territorio. 113 tra depositi di armi, basi navali, basi di telecomunicazioni, basi aeree, gruppi logistici per l’attivazione di bombe nucleari, basi di sommergibili, basi missilistiche, poligoni di tiro, forze aeree tattiche. Solo due regioni non sono occupate: la Val d’Aosta e l’Abruzzo perché i militari americani non capivano la lingua. Siamo un Paese a sovranità limitata. Ma non lo sa nessuno.

L’otto settembre un milione e mezzo di persone ha chiesto, ha gridato di ripulire la cloaca del Parlamento dai condannati. Ha preteso che la politica non fosse una professione, ma un servizio. Che ci fosse un massimo di due legislature. Ho portato 350.000 firme al Senato in un risciò, nelle mani di Franco Marini. Forse sono in cantina, forse le hanno buttate nella raccolta differenziata. Nessuna risposta dal Potere. Fassino e la moglie Serafini sono stati eletti per la quinta e la sesta volta. Sono la coppia più parlamentare del mondo. Faranno le nozze di diamante in Parlamento. A fine carriera ci saranno costati 12 milioni di euro. Mieli, Vespa, Scalari, Panebianco scrivono di modernità di semplificazione del quadro politico. Ma cosa cazzo dicono. I condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio sono diventati 70. Testa d’Asfalto ne ha 45 e Topo Gigio ne ha 13. Voi non li avete votati. Non potevate. Non eravate informati. Questa gente non la mettereste neppure a gestire un condominio. Avete fatto una croce, come delle bestie. Senza poter scegliere un candidato. Non siamo più in una democrazia. Le elezioni erano incostituzionali. Morfeo Napolitano doveva PRIMA fare il referendum chiesto dai cittadini sulla nuova legge elettorale e POI sciogliere le Camere. Il presidente della Repubblica deve rispondere al popolo italiano non ai partiti. Ha avuto paura dei fucili di latta di Bossi e dei gazebo dello psiconano.
I condannati in via definitiva sono diminuiti da 24 a 16. Dodici sono del Popolo della libertà condizionata, il primo partito di recupero italiano. I condannati sono diminuiti solo perché sono spariti alcuni partiti. No Partiti, no condannati. I condannati in primo e secondo grado sono comunque aumentati. Li mettono in Parlamento per non farli finire in galera grazie all’immunità parlamentare come Cuffaro, il più amato da Azzurra Caltagirone, condannato a 5 anni per favoreggiamento aggravato di alcuni mafiosi. Non basterebbe il pomeriggio per leggere tutti e settanta i nomi con i reati. Dirò solo quelli dei meno furbi, che si sono fatti condannare. Devo però fare prima un distinguo per il nostro prossimo Ministro degli Interni Roberto Maroni che è stato condannato a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. Maroni è stato condannato per aver tentato di mordere la caviglia di un agente di polizia. Sarà il primo ministro degli Interni con la museruola.

Chi non sa non può decidere, non può scegliere. Vive nelle tenebre, nell’oscurità. L’otto settembre l’informazione, che aveva del tutto ignorato il V day, è stata la prima ad attaccarlo. Il potere ha capito che il gioco gli veniva sottratto dalle mani. Il cittadino informato non è controllabile dal potere. E il potere vive grazie al controllo dei media. Le banche, la Confindustria, Mediaset e i Partiti usano le televisioni e i giornali per fare propaganda, assumono i direttori dei giornali come fossero addetti dell’ufficio stampa. I politici senza gli studi televisivi ritornerebbero al nulla dal quale provengono.
L’informazione malata è il virus e i cittadini liberi sono la cura. La Rete è la cura. La libera informazione è la cura. Ci sono quasi 500 piazze in cui si raccolgono le firme in Italia, più di quattrocento città in tutto l Paese da Aosta a Palermo, quaranta città all’estero tra cui New York, Amsterdam, Londra sono collegate. Dobbiamo raccogliere le firme per tre referendum per una libera informazione in un libero Stato. Il 25 aprile ci siamo liberati dal nazifascismo. 63 anni dopo possiamo liberarci dal fascismo dell’informazione, dai suoi padroni e dai suoi servi. E’ più difficile di allora. Non ci sono più fucile contro fucile, bomba a mano contro carro armato. La lotta è tra le coscienze addormentate e la libertà di pensare, tra chi non vuole più volare e chi non può rinunciare al cielo.

Il primo referendum.L’abolizione dell’ordine dei giornalisti creato da Mussolini nel 1925 per controllare la stampa.L’informazione deve essere libera. L’ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge. L’accesso alla professione di giornalista deve essere libero da vincoli burocratici e corporativi.
Luigi Einaudi : “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”.
Mario Berlinguer, il padre di Enrico: “Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni".

Il secondo referendum. L’abolizione di un miliardo di euro all’anno di finanziamento
pubblico all’editoria. Ferrara, Polito, Feltri, Padellaro non esisterebbero senza le vostre tasse. Loro non vendono i giornali: li stampano. Più ne stampano più prendono contributi. Stiamo disboscando l’Amazzonia per stampare milioni di copie di giornali invenduti. Abbiamo giornalisti che prendono ordini dai Partiti, che non danno alcuna importanza alla verità, al lettore. Dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di copie di quotidiani in Italia è rimasto lo stesso, ma ci sono dieci milioni di italiani in più. Le nostre tasse finanziano persino Il Corriere della Sera e Il Sole 24 ore quotati in Borsa. I presunti campioni del liberismo che fanno tutti i giorni le pulci alla Casta.

Il terzo referendum. La Corte europea di Giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive. La legge della fattucchiera Gasparri è contraria alle normative europee. L’Europa, dopo le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale ha ordinato all’Italia che le frequenze televisive pubbliche di Rete 4 devono essere assegnate a Europa 7. Se non verrà applicata la sentenza europea pagheremo 300.00 euro al giorno dal primo gennaio 2006. A fine 2008 fanno 330 milioni di euro. Più del prestito ponte all’Alitalia. Fede ci costa 300.000 euro al giorno di tasse. L’ultimo Consiglio dei ministri di Prodi, D’Alema e Rutelli doveva applicare le direttive europee. Le ha applicate TUTTE, tranne quella su Rete 4. La Bonino, Madre Teresa di Confindustria, ha detto che la misura non è urgente. Chi paga? Lei? Non è urgente per chi? Per la disinformazione? Per Testa d’Asfalto?
Le concessioni per trasmettere i segnali radiotelevisivi sono nostre, sono dello Stato. Tre su quattro sono state date a un solo soggetto privato. Per questo l’Europa ci condanna. Dov’è il libero mercato? Lo psiconano è diventato ricco grazie alla pubblicità che può raccogliere in modo esclusivo grazie alle concessioni statali.
Non si è mai visto uno Stato in cui chi controlla metà dell’informazione possa candidarsi a presidente del Consiglio. Negli Stati Uniti Obama che possiede la CNN, l’ABC e la FOX non potrebbe candidarsi. Non potrebbe neppure esistere. Per qualunque democrazia è inconcepibile. E nessuno di questi direttori di giornali e di televisioni che lo gridi alto e forte. Servi ben pagati.
La RAI non può avere un consiglio di amministrazione e giornalisti nominati dai Partiti. La RAI deve rispondere ai cittadini, deve essere indipendente come la BBC in Inghilterra. Un solo canale senza pubblicità pagato con il canone. Altrimenti, questa RAI di propaganda se la paghino i partiti. I politici l’hanno prima occupata e poi infestata con la loro presenza. Non ne possiamo più del loro vuoto, della loro incompetenza. Le frequenze radiotelevisive azionali vanno distribuite a diversi soggetti. Nessun privato cittadino deve possedere la maggioranza anche di una sola televisione nazionale.

Il controllo dell’informazione è il nuovo fascismo. Questo è un Paese che non sa nulla di sé stesso. Nulla sulla morte di Borsellino, sull’Italicus, su Ustica, su Piazza Fontana, sulla stazione di Bologna, sulle bombe di Brescia, su Aldo Moro. Non sa nulla sulla sua vera realtà economica e su un debito pubblico di 1630 miliardi di euro che ci sta trascinando a fondo, all’Argentina. Un Paese cieco sulle cause delle stragi sul lavoro, sul precariato, sulla cementificazione, sugli inceneritori, sul Sud consegnato alle mafie.
Oggi sul palco ci sarà informazione vera. Persone vere che parleranno di realtà nascoste dai media. Ci sono due piazze in festa a Torino. Piazza Castello e Piazza San Carlo. Tutti e due useremo i nostri amplificatori per una liberazione: una passata e una futura. Mi sembra di essere in un racconto di Giovannino Guareschi, ma non so più chi sono, se Don Peppone o Don Camillo.
Informazione libera in libero Stato. Coraggio!
Beppe Grillo

giovedì 24 aprile 2008

25 APRILE 2008, LA RESISTENZA CONTINUA!


Il "nano" ha vinto le elezioni e tutti ce l’ aspettavamo. Le aveva vinte anche nel 1994 e nel 2001.

Nel “94 le vinse inneggiando a Di Pietro, Falcone, Borsellino e lanciando proclami di lotta contro la mafia.

Le ultime del 2008 le ha vinte definendo Di Pietro un mostro e inneggiando a Mangano: ha glorificato un mafioso condannato per triplice omicidio, definendolo eroe.

Come interpretare questo suo cambiamento e soprattutto cosa è successo dal 1994 ad oggi?

Il cavaliere, espressione del meno buono del peggio esistente, aveva avuto in dono le frequenze tv dal suo amico Craxi, nacquero le sue televisioni, incrementò i suoi guadagni, acquistò, corrompendo un giudice, la Mondatori, sviluppò le sue aziende, divenne proprietario di testate giornalistiche, fondò forza Italia con l’apporto di Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni di carcere. E in barba al conflitto d’interessi, divenne per 2 volte capo del governo.

Adesso siamo alla sua terza edizione.

Nella legislatura del 2001, il suo governo varò la legge Cirielli e la legge Gasparri.

Con la prima riformava la Giustizia: approfittando della lunghezza dell’iter giudiziario, introduceva la prescrizione del reato dopo un numero di anni che corrispondeva perfettamente a quelli necessari a prescrivere i reati di cui era accusato e aboliva il reato di falso in bilancio, per costringere i Giudici ad assolverlo da un reato che non esisteva più nel codice.

Queste furono le leggi ad personam, riguardanti la giustizia, varate dal suo governo.

Furono delle leggi confezionate a difesa degli interessi dell’allora presidente del consiglio. E non contento di ciò, con la legge Gasparri, blindava le sue tv ed i profitti ad esse legate.

Chiedo alla gente che l’ha votato allora ed è tornata a votarlo alle ultime elezioni, sapevate di queste sue leggi? Sapevate del suo uso a fini personali, del governo del paese? Ricordate, negli anni in cui ha governato, un solo provvedimento che sia servito a migliorare la vita di tutti noi?

Secondo voi cosa ha reso possibile tutto questo?

La mia risposta: attraverso un’opera scientifica di demolizione delle coscienze e della capacità di pensare delle persone, portata avanti dalle tv e dagli organi d’informazione, che hanno trasformato le bugie in verità e le verità in atti persecutori nei confronti di chi le diffondeva. Lui stesso definì "uso criminoso della tv di stato", l'opera di informazione portata avanti da alcuni giornalisti coraggiosi, che in seguito al suo editto bulgaro furono licenziati dalla rai di cui Berlusconi divenne proprietario politico. E fu in seguito a quell'editto che giornalisti come Santoro e Biagi e uomini di spettacolo come Luttazzi e la Guzzanti, vennero licenziati.

Ma in che paese viviamo? Dov’è l’informazione, dove stanno i giornalisti che dicono il vero, dove stanno le notizie che dovrebbero contribuire a formare i cittadini e chi vota è in possesso di informazioni che ne fanno un cittadino libero e consapevole di scegliere chi votare?

Ho visto in tv, Vespa intervistare l’uomo più ricco e potente d’Italia nel salotto di porta a porta. In Vespa non ho visto un giornalista, ma un maggiordomo al servizio del cavaliere Berlusconi, un maggiordomo stipendiato con i soldi che paghiamo sotto forma di canone rai.

Ho visto Mentana intervistare il suo datore di lavoro.

Non ha posto domande, non ha interrotto i monologhi del nano di Arcore e, quando il suo datore di lavoro Berlusconi ha menzionato Mangano definendolo non mafioso, lo scudiero Mentana non ha avuto il coraggio di contraddirlo e si è reso complice di una affermazione falsa che, ingannando la gente, ha condizionato e pilotato il voto di molti che hanno assistito a quella trasmissione. Ripeto, nel nostro paese, la falsità è dipinta e confezionata come verità e i giornalisti, per fortuna non tutti, ne sono complici.

La stampa non è indipendente, i quotidiani che ci "informano" sono di proprietà della confindustria, delle banche, delle assicurazioni e molti appartengono allo stesso Berlusconi. Se questi soggetti ne sono i proprietari, l'informazione può essere libera e obiettiva? Ci racconteranno solo le "verità" che fanno comodo a loro, per tenerci buoni e ignoranti. Oggi l'unica informazione si trova in internet e bisogna saperla cercare se si vuole entrare in possesso di un'informazione completa ed obiettiva.

Le tv del cavaliere, così come la rai, negli anni, hanno lavato il cervello delle persone, le hanno rese incapaci d’intendere e di volere, ne hanno manipolato le coscienze, le hanno trasformate in zombi, in contenitori vuoti da riempire con i loro valori, le loro falsità, per farne dei decerebrati, pronti a credere ad ogni loro bugia e a giustificare ogni loro nefandezza, come quella del cavaliere, quando licenziò giornalisti del calibro di Montanelli e Biagi, perchè non si piegavano ai suoi ordini.

Da qui la necessità di firmare i referendum proposti da Grillo: un popolo senza memoria storica, rischia di ripetere gli stessi errori del passato, ma un popolo non informato, commette errori di cui non ha e non avrà coscienza.

Il v2 day, che si celebrerà il 25 aprile in tutte le piazze d’Italia, non si contrappone alla Resistenza, ne rappresenta la continuità e saranno raccolte le firme per un’informazione libera, per abolire l’ordine dei giornalisti, i finanziamenti che lo stato eroga alla stampa e per abolire la legge Gasparri.

Il mio attacco a Berlusconi non vuole essere una difesa nei confronti di Prodi o Veltroni: tutti fanno a gara per curare i loro interessi di casta e servire al meglio quelli legati ai poteri forti del nostro paese.

Che altro dire delle tv?

La televisione, oggi, come nel passato, ci ubriaca di una ricchezza che appartiene a pochi e la spaccia dando l’illusione di un’agiatezza di cui tutti possono godere.

Manda in onda programmi demenziali, allo scopo di nascondere che la realtà vissuta nel quotidiano è diversa da quella descritta. Non parla della moltitudine che vaga alla ricerca disperata di un posto di lavoro che non trova… Tace sul fatto che tantissimi sono costretti ad accettare condizioni lavorative che fanno accapponare la pelle…

Conosco una giovane donna di 35 anni, laureata in Lettere, che da anni, insegna in una scuola privata. Mi racconta che lei ed i suoi colleghi, pur di acquisire il punteggio utile ad insegnare nella scuola statale, accettano il ricatto che li obbliga a firmare la busta paga di un compenso non percepito e a pagare, di tasca propria, i contributi sullo stipendio e la liquidazione di fine rapporto.

In sintesi, per necessità, pagano per lavorare! E i loro datori di lavoro, proprietari di scuole finanziate dallo Stato con i nostri soldi, pretendono di essere ringraziati per l’opportunità lavorativa offerta! Ed è incredibile che su tale realtà si stenda il silenzio dei sindacati e degli organi preposti al controllo!

Al momento attuale trovare lavoro significa entrare nel tunnel del precariato, vale a dire in una realtà caratterizzata da un contratto di lavoro a termine, da uno stipendio da fame, dalla mancanza di diritti a cui appellarsi! L’insieme di tali condizioni fa di questi lavoratori gli schiavi del ventunesimo secolo.

Continuerei col dire che, nel nostro paese, mentre tanti stentano a pagare l’affitto di casa, il mutuo e non arrivano alla terza settimana del mese, pochi, che da sempre godono di potere e privilegi, continuano ad accrescere, a dismisura, il proprio profitto, a danno dei primi.

E viviamo nel paradosso che, per votare, il cittadino non deve avere carichi penali pendenti, e nel contempo, a rappresentarci in Parlamento siedono, e si fregiano del titolo di “Onorevole”, persone che sono state condannate per mafia, corruzione, concussione e… chi più ne ha, più ne metta!

Se non ci fosse del tragico in ciò che ho appena scritto, e se bastasse una risata a seppellire i responsabili di tanta miseria morale, confesso che me ne farei una così fragorosa e prolungata, da farmi venire i crampi ai muscoli del viso.

I nostri politici ci hanno condotto a vivere dentro una realtà che ogni giorno si fa più incerta ed è intrisa di sapore amaro!

E chi dovrebbe fare informazione, denunciare i fatti di cui è a conoscenza, spesso li nasconde, si rende servo e complice dei politici e dei vari potentati che si arricchiscono sulla nostra pelle.

venerdì 18 aprile 2008

DEDICATO A VESPA- MENTANA- MAZZA-FERRARA- MIELI- FEDE E A TUTTI I GIORNALISTI LECCHINI AL SERVIZIO DEI “POTENTI”!


Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente in allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane.

Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se la pubblica verità avesse ricacciato indietro i criminali: ragazzi stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l’infame mercato, ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verità avesse reso più tempestivo il loro ricovero.

Un giornalista incapace, per vigliaccheria o calcolo, della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare e le sofferenze, le sopraffazioni. le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento! Ecco lo spirito politico del Giornale del Sud è questo! La verità! Dove c’è verità, si può realizzare giustizia e difendere la libertà! Se l’Europa degli anni trenta-quaranta non avesse avuto paura di affrontare Hitler fin dalla prima sfida di violenza, non ci sarebbe stata la strage della seconda guerra mondiale, decine di milioni di uomini non sarebbero caduti per riconquistare una libertà che altri, prima di loro, avevano ceduto per vigliaccheria. E’ una regola morale che si applica alla vita dei popoli e a quella degli individui. A coloro che stavano intanati, senza il coraggio di impedire la sopraffazione e la violenza, qualcuno disse: “

Il giorno in cui toccherà a voi, non riuscirete più a fuggire, nè la vostra voce sarà così alta che qualcuno possa venire a salvarvi.


PIPPO FAVA

Giuseppe Fava detto Pippo (Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925Catania, 5 gennaio 1984) è stato uno scrittore, giornalista e drammaturgo italiano, oltre che saggista e sceneggiatore.

Fu un personaggio carismatico, apprezzato dai propri collaboratori per la professionalità e il modo di vivere semplice. È stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia; il film Palermo or Wolfsburg, di cui ha curato la sceneggiatura, ha vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino 1980. È stato ucciso nel gennaio 1984 e per il delitto sono stati condannati dei membri del clan mafioso dei Santapaola. È considerato il primo intellettuale ucciso da Cosa nostra.

mercoledì 16 aprile 2008

LA SINISTRA, LA PIAZZA E LA TIGRE DI CARTA!


La sinistra antagonista scompare dal parlamento nel momento in cui avrebbe dovuto capitalizzare in voti il profondo disagio in cui versa la stragrande maggioranza del paese.
Di chi la colpa: Di Grillo, che ha dato l’indicazione dell’astensionismo? Del Pd, che dopo averla usata l'ha scaricata?
Attribuirne le cause a Grillo o a Veltroni, significa non volere guardare alle proprie colpe e alla vere cause che hanno determinato una tale disfatta, che io saluto con piacere:

la sinistra si è trasformata in opposizione da salotto, rappresentata con eleganza dagli abiti firmati di Bertinotti e si è fatta complice delle politiche antipopolari del governo Prodi, perdendo la fiducia di chi, credendo negli ideali di giustizia sociale, ha finito col sentirsi tradito.
Questa è la causa della sconfitta della sinistra e partendo dalla sconfitta, deve tornare ad essere una sinistra di classe, ricominciare a fare politica per rappresentare i bisogni della gente, per organizzarla e portarla in piazza.
Oggi dobbiamo guardare al presente e rimediare agli errori del passato.
Rivolgo un appello a tutti coloro che non si sentono rappresentati dal governo del nano malefico:
è giunto il momento di dare voce e forza al nostro dissenso.
Se vogliamo essere coerenti con ciò che pensiamo, non possiamo che agire, occorre fare quello che non abbiamo fatto fino ad oggi:
dobbiamo organizzare i precari, i disoccupati, gli operai, gli studenti, coloro che non arrivano alla fine del mese. Dobbiamo portare in strada le informazioni di cui siamo in possesso, diffonderle tra la gente e riacquistarne la fiducia lavorando sul territorio.

Dobbiamo renderci visibili, credibili, onesti e diventare il loro punto di riferimento.

La gente ha bisogno di trovare forme di organizzazione per dare voce al suo malessere, non vuole sentirsi sola nel disagio che vive, ha voglia di essere rappresentata, di farsi sentire, avverte il bisogno di manifestare contro il caro vita, di urlare che non ce la fa più e spetta a noi organizzarla, portarla in piazza.
Le piazze decreteranno la sconfitta del governo Berlusconi, il nano è una tigre di carta e cadrà per volontà di coloro che l’hanno votato, ingannati dalle sue promesse elettorali e vittime inconsapevoli dei valori e degli interessi, di cui il nano di Arcore è portatore.

Le tensioni sociali saranno inevitabili, la crisi economica si manifesterà in tutta la sua gravità a partire dai prossimi mesi. La mancata crescita del paese, l’aumento del debito pubblico, l’inflazione, la caduta dei consumi e della produzione, saranno scaricati sulle fasce sociali più deboli: avremo licenziamenti , ulteriori aumenti del costo della benzina, dei servizi e dei generi alimentari. Il governo per far fronte agli interessi sul debito, taglierà la spesa sociale e il federalismo fiscale, prezzo che Berlusconi dovrà pagare alla lega nord, porterà ad una drastica riduzione di risorse da destinare al sud, condannandolo a versare in una condizione ancora più grave di quella in cui versa attualmente.

L’insieme di tutte queste condizioni causerà ulteriore impoverimento nella popolazione, mentre gli speculatori ed i ricchi si faranno ancora più ricchi.

Questo è lo scenario che avremo davanti nei mesi a venire e con esso ci dovremo confrontare. Dobbiamo organizzarci per fare in modo che a pagare il costo della crisi, siano coloro che l’hanno determinata, traendone profitto.

Mi riferisco ad una classe politica che ha vissuto di privilegi, che non ha saputo governare, che si è arricchita con le tangenti, che ha rubato sul territorio, che vive di stipendi da 25 mila euro al mese, che ha fondato il consenso elettorale sulle clientele, sui ricatti e sull’inganno, che ha favorito lobby e potentati economici, come le grandi imprese, le assicurazioni, le banche, che ha sperperato miliardi di euro per tenere in piedi aziende di stato improduttive come Alitalia, per motivi di convenienza “politica”.

Sono loro i responsabili e loro devono pagarne il prezzo, sono gli stessi che con la loro legge elettorale, impedendoci di scegliere il candidato da eleggere, hanno fatto sì che nell’attuale parlamento siano stati eletti 70 parlamentari che definire di dubbia moralità è il minimo che si possa dire di loro, alcuni di essi sono stati condannati per mafia ( Dell’Utri- Cuffaro), altri sono inquisiti, altri ancora prescritti o in attesa di giudizio.

Ripartizione per numero e partito:

- PDL 45

- PD 13
- Lega Nord 7

- UDC – Rosa Bianca 5

martedì 15 aprile 2008

HO APERTO E RICHIUSO AL PIANTO LE FINESTRE DEL DOLORE!!!


HO DOVUTO SCIOGLIERE IN MEZZO BICCHIERE D’ACQUA 15 BUSTINE DI BIOCHETASI PER RIPRENDERMI DALLA NAUSEA CHE IL RISULTATO DI QUESTE ELEZIONI HA LASCIATO IN ME.

AVREI DOVUTO ASPETTARMELO CHE SAREBBE ANDATA COSI', ANCHE PERCHE’ NE AVEVO ANTICIPATO L’ESITO NEI DUE POST PRECENTI.

E INVECE NO, MAN MANO CHE SCORREVANO LE PROIEZIONI IN TV, CRESCEVA LA MIA NAUSEA.

ASCOLTAVO I COMMENTI DEI POLITICI CHE NE ANALIZZAVANO I DATI, SEGUIVO I MOVIMENTI DELLE LORO LABBRA, PENSANDO AL POPOLO SOVRANO E IGNORANTE CHE LI AVEVA DECRETATI.

DICO INGORANTE, PERCHE’ IL POPOLO ITALIANO E’ VOLUTAMENTE TENUTO NELL’IGNORANZA DA COLORO CHE DETENGONO IL MONOPOLIO DELL’ INFORMAZIONE SIA SU CARTA STAMPATA CHE IN TELEVISIONE.

SE VI INFORMATE SUI PROPRIETARI DEI MEZZI D’INFORMAZIONE, SCOPRIRETE CHE ESSI APPARTENGONO ALLE BANCHE, ALLA CONFINDUSTRIA, AI PARTITI E AL NUOVO CAPO DEL GOVERNO ONOREVOLE SILVIO BERLUSCONI, CHE DA SOLO, DETIENE 3 TELEVISONI E 65 TRA TESTATE GIORNALISTICHE E RIVISTE.

TUTTI I MEZZI D’INFORMAZIONE, TRANNE RARISSIME ECCEZIONI, SONO ASSERVITI AGLI INTERESSI ECONOMICI E POLITICI DEI LORO PROPRIETARI.

TORNANDO AL VOTO, IN UN POST PRECEDENTE, AVEVO ANALIZZATO LA TIPOLOGIA DI PERSONE CHE AVREBBERO VOTATO PER BERLUSCONI, CUFFARO E LOMBARDO:

quella dei sostenitori, quella appartenente al popolo delle clientele e per ultima, quella dei “decerebrati.”

Alle prime due categorie appartengono persone discrete e furbe. Esse hanno ben chiaro di cosa vive questa politica e la interpretano mettendosi al servizio dei cavalli dati vincenti, al fine di procurare loro pacchetti voto in cambio di privilegi, favori, soldi e appalti, a danno dell’intera collettività..

Tra esse figurano professori universitari, primari ospedalieri, commercianti, imprenditori, costruttori, giornalisti, avvocati, ingegneri, notai, dentisti, editori, banchieri e mafiosi in doppio petto.

La categoria dei decerebrati è la più pericolosa, è composta da ignoranti che non sanno niente di lui, che si lavano il cervello guardando le sue televisioni, che non leggono, che non si informano, che non capendo il significato delle sue affermazioni, lo votano con fierezza perchè ne ammirano la ricchezza.

Questa mia analisi spiega il motivo per cui la mia Catania, votando Pdl, abbia eletto al Senato della repubblica, il suo ex sindaco Umberto Scapagnini, che ha lasciato il comune della città sull’orlo del dissesto finanziario.

E spiega altresì come la Sicilia, per condizioni di vita più vicina al terzo mondo che all’Europa, abbia eletto a governatore l’On. Lombardo, che amico dell’ex governatore Cuffaro, condannato a 5 anni di carcere per favoreggiamento alla mafia e anch’esso eletto al Senato, fa parte dello stesso blocco di potere politico-mafioso che governa la regione da sempre, trasformando la mia terra in un luogo senza sviluppo, dove per lavorare occorre leccare e bussare alla porta delle segreterie dei politici, che in tal modo ricattano e costruiscono clientele elettorali.

La mia regione, anziché ribellarsi per liberarsi dalla condizione di schiavitù in cui è tenuta, premia col voto coloro che dovrebbero essere scaraventati in una discarica di rifiuti tossici.

E’ amara realtà, ma è così!

VERREBBE VOGLIA DI EMIGRARE, MA BISOGNA RIMANERE LUCIDI E PIU’ INCAZZATI DI PRIMA!!!

SUI TEMI DELL’ECONOMIA IL PAESE E’ DESTINATO A SCOPPIARE.

TRA QUALCHE MESE, QUANDO SI FARANNO EVIDENTI I SEGNI DELLA GRAVE CRISI ECONOMICA CHE STIAMO ATTRAVERSANDO, LE PIAZZE SI FARANNO ROVENTI, ASSISTERMO ALLO SCONTRO DI INTERESSI TRA COLORO CHE IN QUESTA SITUAZIONE SI SONO ARRICCHITI E LA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE, CHE E’ DESTINATA AD UN IMPOVERIMENTO SEMPRE CRESCENTE.
I DUE PARTITI MAGGIORI, PD E DPL, SONO ESPRESSIONE DELL'ALA MODERATA E DI QUELLA OLTRANZISTA DEI POTERI FORTI DEL PAESE E IL LORO PRIMO OBIETTIVO SARA' QUELLO DI METTERE IL BAVAGLIO ALL' INFORMAZIONE LIBERA CHE CIRCOLA IN RETE.
E' INDISPENSABILE, ANCHE PER CHI DETIENE BLOG E NAVIGA IN RETE, ORGANIZZARE E COSTRUIRE FORME DI LOTTA E DI OPPOSIZIONE SOCIALE AL REGIME CHE SI ANDRA' DELINEANDO CON TRATTI SEMPRE PIU' VISIBILI E DEFINITI.
LA SINISTRA “ANTAGONISTA”, CONSUMATA ELETTORALMENTE DAGLI ANNI DI GOVERNO TRASCORSI AL FIANCO DI PRODI, TORNERA’ FINALMENTE AD ESSERE SINISTRA DI CLASSE, CHE LAVORANDO TRA LA GENTE, TRASFORMERA' LA VITTORIA DI BERLUSCONI IN UNA SUA SCONFITTA, RIEMPIENDO LE PIAZZE DI LAVORATORI, DI PRECARI, DI GENTE CHE A CUASA DEL CAROVITA, NON ARRIVA ALLA FINE DEL MESE. LE PIAZZE SI RIEMPIRANNO DELLE STESSE PERSONE CHE HANNO VOTATO BERLUSCONI SENZA RENDERSI CONTO DEI VALORI E DEGLI INTERESSI DI CUI IL NANO MALEFICO E' PORTATORE
I MOTIVI DI CONFLITTO SOCIALE SARANNO INNUMEREVOLI E I VINCITORI DI QUESTE ELEZIONI PER PORTARE A TERMINE I LORO PROGRAMMI DI FEDERALISMO FISCALE, IMBAVAGLIAMENTO DELLA MAGISTRATURA ( VEDI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI TELFONICHE) , TAV, INCENERITORI, ECC., FARANNO RICORSO, COSI' COME PREANNUNCIATO PIU' VOLTE DALLO STESSO BERLUSCONI IN CAMPAGNA ELETTORALE, ALLA VIOLENZA DEI MANGANELLI DI STATO.
ORA NON E’ TEMPO DI PIANGERSI ADDOSSO E NON E’ TEMPO DI POLEMICHE. OCCORRE LAVORARE TUTTI INSIEME, NESSUNO ESCLUSO, PER COSTRUIRE IN OGNI ANGOLO DEL PAESE FORME DIFFUSE DI OPPOSIZIONE AL POTERE.
DA OGGI, TUTTE LE MATTINE, CI SVEGLIEREMO IN UN PAESE SEMPRE MENO LIBERO E SEMPRE PIU’ DI DESTRA.
ORA E SEMPRE RESISTENZA!!!

lunedì 14 aprile 2008

DA DOMANI IL PAESE IN CUI CI SVEGLIEREMO, SARA' UN PAESE DIVERSO!


QUESTE ELEZIONI LE VINCERA' IL NANO MALEFICO.

DA DOMANI IL PAESE IN CUI CI SVEGLIEREMO, SARA' UN PAESE DIVERSO.

E' GIA' PRONTO L'EDITTO DEL CAVALIERE CHE NON VUOLE VOCI A LUI SCOMODE IN RAI E I GIORNALISTI SANTORO E TRAVAGLIO, CONDUTTORI DELLA TRASMISSIONE ANNO ZERO, SARANNO LE PRIME VITTIME DELLE SUE RAPPRESAGLIE.

domenica 13 aprile 2008

DOPO IL CONDANNATO CUFFARO, LA SICILIA HA IL SUO NUOVO GOVERNATORE IN "DON" RAFFAELE LOMBARDO! BACIAMO LE MANI DON RAFFAELE! BACIAMO LE MANI A VOSSIA!


scandalo alla Regione Siciliana per un concorso all' USL 35

concorso truccato: in cella l' assessore

arrestato il DC Lombardo Raffaele 41 anni; con lui accusati di interesse privato in atti di ufficio Salmeri Giuseppe, Cuccia Simone, Vitale Antonio, il fratello dell' assessore Lombardo Angelo e 4 impiegati

"Nella bella copia al secondo e ottavo rigo, all' inizio di frase, scrivete una parola di due lettere: no. E poi barrate". Tra i candidati per il concorso a 60 posti di assistenti amministrativi, ce ne erano alcuni da favorire. Attenendosi alle indicazioni date dalla segreteria dell' onorevole avrebbero "preso" il posto all' Usl 35 di Catania. In cambio dovevano riconoscenza: votando e facendo votare. E stata una delle tante storie di raccomandazioni facili a far scattare le manette per l' assessore regionale agli enti locali, il dc Raffaele Lombardo. Quarantun anni, una lunga frequentazione negli ambienti salesiani, Lombardo e' considerato l' astro nascente della Dc in Sicilia orientale. Il punto di riferimento e' il ministro Calogero Mannino. La procura accusa Lombardo di interesse privato e di abuso d' ufficio assieme ad altre sette persone: Giuseppe Salmeri, componente del comitato dei garanti dell' Usl 35, Simone Cuccia, funzionario dell' assessorato alla Sanita' , Antonio Vitale, ricercatore dell' Universita' e altri quattro impiegati di Usl siciliane. Tra gli indagati c' e' anche Angelo Lombardo, fratello dell' assessore. Irreperibile per tutta la mattinata, l' esponente democristiano si e' costituito ieri pomeriggio alle 15.30. Accompagnato dall' amico e legale Guido Ziccone, ex sindaco di Catania, si e' presentato nell' ufficio del nucleo di polizia giudiziaria presso il tribunale. In serata e' stato interrogato e poi accompagnato a casa, dove restera' agli arresti domiciliari. Irreperibile Salmeri. Secondo il sostituto procuratore Nicolo' Marino le otto persone raggiunte dalla richiesta di custodia cautelare avrebbero truccato il concorso tentando di favorire alcuni candidati. Tutto comincia nell' 86 quando l' Usl 35 bandisce un concorso per 5 posti, poi aumentati a 60, di assistenti amministrativi. Nell' 89, subito dopo le prove scritte, cominciano a fioccare i ricorsi e gli esposti alla magistratura. Alcuni candidati lamentano che la prova scritta e' pilotata dalla segreteria politica di Lombardo. A seguito di un ricorso al Tar si ottiene anche la sospensiva, ma successivamente il candidato che l' aveva presentato fa marcia indietro. Sono le intimidazioni a farlo desistere. La sera del 26 ottobre 1991, infatti, qualcuno gli brucia la porta di casa e poi lo minaccia al telefono: "Pezzo di merda, ritira il ricorso o ammazziamo te e la tua famiglia". Minacce anche per un' altra candidata che lamenta irregolarita' : "Maledetta, non arriverai a Natale". Ma la magistratura ha gia' aperto un' inchiesta e sequestrato tutti gli elaborati. Da intercettazioni telefoniche, prove testimoniali e registrazioni il sostituto Marino accerta che Lombardo ha garantito "il posto" a decine dei circa ottanta candidati, in cambio di un sostegno alle elezioni regionali del giugno 1991. A conferma di queste ipotesi c' e' anche la straordinaria lentezza con cui va avanti il lavoro della commissione esaminatrice. Nonostante le sollecitazioni del presidente dell' Usl 35, Vigneri, a espletare al piu' presto le varie prove, tutto resta fermo in attesa delle elezioni. Lombardo poco prima dell' arresto ha rassegnato le dimissioni da assessore. L' altro ieri a un quotidiano aveva dichiarato di aver ricevuto minacce "con riferimenti all' uccisione del segretario dc di Misterbianco Paolo Arena. Qualcuno vuol tendermi una trappola cercando di far risultare legami con la mafia". Candidato a diventare il presidente della Regione, alle ultime politiche ha fatto eleggere alla Camera con 20 mila voti Antonio Scavone, un giovane di 34 anni ai suoi primi passi in politica.

Alfio Sciacca

Pagina 15
(23 aprile 1992) - Corriere della Sera

«Una delle creature di Raffaele Lombardo cresciute più in fretta si chiama "Pubbliservizi", società di servizi il cui principale committente è proprio la provincia di Catania. Nata nel 2005 si è fatta grande in poco tempo: ha 500 dipendenti e costa al bilancio provinciale 15 milioni di euro. Dentro c' è un esercito di guardiani, giardinieri, custodi e addetti alle pulizie: molti sono ex lavoratori di cooperative transitate sotto l' ombrello della provincia, altri sono stati assunti per chiamata diretta. Un modo semplice per assumere a tempo indeterminato personale che si considera a tutti gli effetti dipendente della provincia senza dover espletare concorsi e osservare blocchi alle assunzioni. […]» (Alfio Sciacca, Corriere della sera, 26 febbraio 2008).

«La “Pubbliservizi” è solo un tassello del sistema su cui l'erede di Cuffaro ha costruito la sua forza elettorale. Per il resto è una corsa continua ad occupare posti di comando da trasformare in moltiplicatori di consensi. Raffaele, come lo chiamano tutti, entra ovunque ci sia da spartire incarichi buoni per controllare «clienti» e posti di lavoro. A Catania è ormai l' asso pigliatutto. All' aeroporto la “Sac Service” è guidata dal fido Orazio D’Antoni. L’autorità portuale ufficialmente è guidata da un uomo di An, Santo Castiglione, che risponde più a lui che al suo partito. Nulla sfugge al controllo di Lombardo: dalle municipalizzate alle nomine nei due principali enti culturali, Stabile e Bellini, fino alle presidenze delle neonate società di raccolta dei rifiuti. Con l’ ”Ato Ambiente” e “Ato Ionica”, per esempio, ha accontentato Mimmo Calvagno e Mario Zappia, transitati all’Mpa dalla Margherita. Ma se c' è un settore in cui Raffaele si segnala è la sanità. Il direttore dell’Asl è un amico della prima ora, Antonio Scavone, mentre le quattro aziende ospedaliere cittadine le ha dovute dividere con l' azzurro Pino Firrarello. Così a Catania i primari devono avere il placet di Lombardo o Firrarello».

Alfio Sciacca, Corriere della sera, 26 febbraio 2008.

Catania anni ‘60

Un uomo prenderà le sorti della DC di Catania già dal congresso provinciale del 1959, quando riuscirà a dare il primato alla corrente dorotea, di cui è portavoce. In pochi anni assumerà svariate cariche che lo porteranno ad essere sindaco della città dal 1964 al 1967, nel ‘68 viene eletto in parlamento, da allora attraverserà sei legislature e nove governi, e diversi sottosegretariati. La forza dell’ingegnere Antonino Drago, questo il nome, viene da due scelte di campo: la prima è da rintracciare nelle sue abilità di intessere reti sociali cucite da interessi comuni, la seconda è quella di incentivare un nutrito gruppo di giovani intraprendenti professionisti della politica: i “giovani turchi”: «Sono piccoli-borghesi di origine sociale spesso modesta – scrive Claudio Fava nel suo “La mafia comanda a Catania” – sprovvisti di laurea, che hanno intravisto nella professione di politici […] l’unica occasione di lavoro […], la più opportuna possibilità di ascesa sociale».

In poco tempo Drago si siederà nelle poltrone più alte delle istituzioni dell’intera città, dal consiglio di amministrazione dei due maggiori ospedali cittadini al Liceo musicale, passando dall’Istituto autonomo delle case popolari al Consorzio per lo sviluppo industriale, etc. Ogni luogo strategico, da cui partivano decisioni in merito ad appalti pubblici, posti di lavoro e a quanto avrebbe favorito il voto di scambio e la sua permanenza al potere, era da lui governato. Sempre Fava: «Fu in quell’epoca che il Consiglio comunale regredì silenziosamente a luogo di scambio e di ratifica; il destino di Catania, il corso della sua storia, le scelte politiche. Le strategie, gli appalti, i denari: da quel momento tutto ciò non sarebbe mai più appartenuto alle istituzioni della città ma alle opinioni e al volere di pochi».


sabato 12 aprile 2008

VESPA E MENTANA : DUE BUFFONI ALLA CORTE DEL RE NANO!


La loro è stata "un’esemplare lezione di giornalismo", già Vespa e Mentana si erano contraddistinti per avere espresso il meglio della loro "professionalità" in altre occasioni, ma ieri e l'altro ieri sera, durante le interviste al candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi, hanno superato di gran lunga se stessi, oltrepassando ogni limite di decenza.

Ambedue, nelle trasmissioni televisive da loro condotte, Porta a Porta e Matrix, hanno messo a nudo il loro essere vermi striscianti, travestiti da giornalisti al servizio del -scrivo cavaliere- leggasi potere.

Non hanno fatto domande, quelle poche che gli hanno posto, erano di comodo, pilotate, concordate, asservite. Non sono mai intervenuti per controbattere alle falsità e ai monologhi deliranti del nano cavaliere, non gli hanno mai chiesto dove avrebbe preso i soldi per realizzare quel crescendo di promesse elettorali, tra le quali l'abolizione del bollo per le auto e le moto, a cui il candidato premier si è lasciato andare al fine di prendere voti, ben sapendo di mentire spudoratamente.

Non lo hanno intervistato, hanno presenziato compiaciuti ai suoi deliri contro i comunisti, che l'uomo di Arcore vede infiltrati tra i suoi colleghi imprenditori, nelle alte sfere delle banche, nella confindustria, nelle chiese, nelle scuole, tra i magistrati, all’interno dei suoi stessi giornali, delle sue tv, nella sua famiglia, tra i suoi amici, nel suo partito, nel partito degli altri, nei poteri forti, nei poteri deboli, tra i suoi elettori e persino tra i suoi parenti vicini e lontani.

Il cavaliere è ossessionato dai comunisti, li vede ovunque e in chiunque lo metta in discussione, lo contraddica o la pensa diversamente da lui. E' perseguitato dall' idea dei comunisti, che sono all’origine dei suoi incubi notturni, se li sogna ogni notte, li vede intenti a bollire e nutrirsi di bambini.Pur non essendo uno psichiatra, mi sembra evidente che sia affetto da una grave forma di psicosi delirante.

L’apice della professionalità l’ha raggiunto Mentana, quando si è reso complice delle falsità e dell’inganno perpetrato dal cavaliere nei confronti degli elettori:

Berlusconi, giovedì 1o aprile, aveva definito Vittorio Mangano un eroe moderno, aveva definito "eroe" un boss mafioso condannato all’ergastolo dal tribunale di Palermo per duplice omicidio e ieri, durante la trasmissione Matrix, per giustificare il suo giudizio su Mangano, si è spinto fino ad affermare pubblicamente il falso, sostenendo che il boss mafioso Vittorio Mangano, che aveva "lavorato" nella sua villa di Arcore, non aveva subito nessuna condanna per mafia.

E ciò è avvenuto senza che "il giornalista" Mentana intervenisse per smentirlo.

Viviamo in un paese in cui il psiconano può dire impunemente tutte le falsità che gli fanno comodo, senza che nessun giornalista presente alle sue dichiarazioni lo contraddica.

Li ha tutti sul libro paga?

Quasi tutti!

Cavaliere, se le bugie e le falsità che lei racconta si trasformassero in altezza, lei crescerebbe di cento metri al giorno, ma purtroppo per "vossia", le bugie allungano il naso e la mantengono basso. Sapendo che essere basso, per lei è un problema, mi permetto di darle un consiglio:

provi a mettere più tacco dentro alle sue scarpe o, in alternativa, usi dei trampoli di legno pregiato da nascondere dentro i pantaloni.

E se qualcuno dovesse chiederle come ha fatto ad allungare improvvisamente alla sua venera età, risponda che lei è sempre stato alto, ma è stato dipinto basso dalla solita manipolazione della stampa comunista, che distorcendo il vero, ha travisato la realtà facendola apparire basso e bugiardo.

Cavaliere, un ultimo consiglio, "occhio" agli imbrogli elettorali.

"I comunisti ", come lei ben sa, sono perfidi e potrebbero prendere esempio da Marcello dell'Utri o da quei Presidenti di seggio ultimamente arrestati a Palermo, perchè riconosciuti colpevoli di avere falsificato le schede elettorali che hanno portato alla vittoria l'attuale sindaco di Palermo, tal Signor Cammarata, membro del suo stesso partito.

Per quanto riguarda Marcello Dell' Utri, fondatore di Forza italia, suo amico fraterno, condannato a 9 anni di carcere per mafia, attuale e futuro Senatore della Repubblica Italiana eletto nelle file di FI, devo ricordarle che, a proposito dei brogli elettorali da lei paventati, è stato messo sotto inchiesta dalla Magistratura, perchè accusato di avere trafficato al telefono con i boss malavitosi della ndragheta calabrese, al fine di manipolare, per la modica somma di 200 mila euro, 50.000 mila schede elettorali da far figurare come voti espressi dagli italiani residenti all'estero.

Mi fermo qui signor Presidente, per oggi , mi sono disgustato più di quanto io possa reggere.

Un caloroso vaffanculo a lei, ai suoi amici di coalizione e a tutti i leccaculo che le stanno intorno.

giovedì 10 aprile 2008

DEDICATO ALL' "ONOREVOLE "SILVIO E...

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E... A TUTTI COLORO CHE CON IL LORO VOTO PORTERANNO IN PARLAMENTO E AL SENATO "ONOREVOLI" CONDANNATI PER MAFIA, CORRUZIONE, CONCUSSIONE, BANCAROTTA, ESTORSIONE, TRUFFA, ETC...ETC!

L 'elenco dei condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio che verranno eletti in Parlamento.


DOMENICA SI VOTA: CHI AZZZZZZ VINCERA?



SIAMO ALLE ULTIME BATTUTE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE E I LEADER POLITICI SPARERANNO I LORO ULTIMI GIOCHI D’ARTIFICO. NOI, DOPO UNA BREVE PAUSA DI RIFLESSIONE, DOMENICA CI RECHEREMO ALLE URNE PER ESPRIMERE IL NOSTRO VOTO O NON VOTO.

CHE IL PAESE VERSI IN UN GRAVE STATO DI DECLINO, E’ SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.

E CIO’ E’ IMPIETOSAMENTE EVIDENZIATO DAGLI ULTIMI DATI PUBBLICATI DALL’ORGANISMO PER LA COOPERAZIONE E LO SVILUPPO EUROPEO:

SIAMO ULTIMI IN EUROPA PER DEBITO PUBBLICO, ISTRUZIONE, INNOVAZIONE, PRODUTTIVITA’, RICCHEZZA PRODOTTA, ECC. ECC. E, DULCIS IN FUNDO, PER MORALITA’ DELLA NOSTRA CLASSE POLITICA.

E’ DI IERI LA NOTIZIA CHE IL SEN. DE GREGORIO, EX SOTTOSEGRETARIO ALLA DIFESA DEL GOVERNO BERLUSCONI E ATTUALE CANDIDATO DEL PDL, E’ STATO INCRIMINATO PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA, PRENDEVA VOTI DALLA NDRAGHETA E LI RICAMBIAVA CON FAVORI POLITICI.

E’ SEMPRE DI IERI LA NOTIZIA CHE DELL’UTRI, SENATORE PDL, FONDATORE DI FORZA ITALIA E CONDANNATO IN VIA DEFINTIVA A 9 ANNI DI CARCERE PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA, HA DEFINITO “EROE” IL DEFUNTO STALLIERE MANGANO, UN BOSS DELLA MAFIA CHE, CONDANNATO PER OMICIDIO DAL TRIBUNALE DI PALERMO, “LAVORAVA” PRESSO LA VILLA DI ARCORE DI PROPRIETA’ DELL’ON. SILVIO BERLUSCONI.

LO STESSO CAVALIERE, COMMENTANDO LA DICHIARAZIONE DI DELL’UTRI, NE HA CONFERMATO IL GIUDIZIO E HA RIBADITO CHE MANGANO E’ UN EROE DA PRENDERE COME ESEMPIO.

BERLUSCONI E DELL’UTRI, PER MEZZO DELLE LORO ESTERNAZIONI, HANNO LANCIATO UN ESPLICITO MESSAGGIO AI PICCIOTTI DI COSA NOSTRA:

NE HANNO CHIESTO IL VOTO, ERGENDOSI A DIFENSORI DEI LORO INTERESSI.

NON RIESCO AD INTERPRETARE IN ALTRO MODO IL LORO MESSAGGIO.

AVERLO DEFINTO EROE, EQUIVALE AD AVERE INFAMATO LA MEMORIA DEI GIUDICI FALCONE E BORSELLINO CHE FURONO GLI ARTEFICI DELLE INDAGINI CHE PORTARONO ALLA CONDANNA INFLITTA DAL TRIBUNALE DI PALERMO NEI CONFRONTI DEL BOSS MANGANO.

LA MAFIA PRODUCE 90 MILIARDI DI EURO, UNA CIFRA ASTRONOMICA DI POCO SUPERIORE AGLI INTERESSI CHE OGNI ANNO PAGHIAMO SUL NOSTRO DEBITO PUBBLICO E SE E’ VERO CHE LA MANOVALANZA MAFIOSA SI TROVA IN SICILIA, E’ ALTRETTANTO VERO CHE LE SUE MENTI E IL SUO FATTURATO SI TROVANO A MILANO E IN ALTRE CITTA’ DEL NORD.

ADESSO VOGLIO LASCIARMI ANDARE A QUALCHE RIFLESSIONE. PENSO CHE E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI GUARDARE DENTRO NOI STESSI.

A PARTIRE DA TANGENTOPOLI O FORSE DA PRIMA, SIAMO DIVENTATI UN PAESE SENZA MEMORIA STORICA, SENZA IDENTITA' NAZIONALE, PRIGIONIERI DI UN VUOTO CULTURALE E MORALE CHE HA MESSO AL CENTRO DELLE NOSTRE VITE IL DENARO, L'APPARIRE E IL CONSUMARE.

L'UNICO INTERESSE DELLA GENTE E' STATO FARE DENARO, IL COME NON IMPORTAVA, L' IMPORTANTE ERA FARLO.

VUOTO, DENARO, SUCCESSO, POTERE E APPARIRE, SONO STATI I VALORI DOMINANTI TRASMESSI IN MODO MARTELLANTE DAI MEZZI TELEVISIVI, CHE, CONDIZIONANDOCI, CI HANNO CORROTTO DENTRO E FUORI FINO AL PUNTO DI TRASFORMARCI IN CONTENITORI VUOTI PRONTI AD ACCETTARE PASSIVAMENTE TUTTE LE RUBERIE CHE CI PASSAVANO SOTTO GLI OCCHI.

“ABBIAMO” DATO VALORE A BERLUSCONI PUR SAPENDO CHE FOSSE UNA BANCONOTA FALSA, UN PIAZZISTA DELLA PEGGIORE SPECIE.

LO SAPEVAMO, LA GENTE NE ERA COSCIENTE, LO SA ANCHE OGGI E LO VOTA PER QUESTO:

IL CAVALIERE INCARNA IL LORO VUOTO, LA MANCANZA DI VALORI, DI VERI IDEALI, E’ L’ESPRESSIONE DEL GUADAGNARE FACILE TRUFFANDO E CORROMPENDO.

SE CHIEDETE A CHI LO VOTA, IL PERCHE' LO VOTA E IN NOME DI QUALE PROGRAMMA, NON SAPRANNO COSA RISPONDERVI, VI DIRANNO CHE LUI E’ UN RICCO, UN UOMO DI SUCCESSO, UN SIMPATICONE CHE CI FARA’ RICCHI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA.

LA LORO RISPOSTA NECESSITA DI UN’ANALISI PSICOLOGICA, CHE IO NON SONO IN GRADO DI FARE, PERO’ HO CAPITO CHE PER CAMBIARE QUESTO PAESE, OLTRE CHE BUTTARE GIU' DALLA TORRE I POTENTI, CHE SI NUTRONO, RAFFORZANDOSI, DEL VUOTO CULTURALE E MORALE DELLA GENTE, OCCORRONO LOTTE COLLETTIVE E UNA VERA RIVOLUZIONE INDIVIDUALE CHE PORTI AL RISVEGLIO DELLE COSCIENZE E DEI CERVELLI.

E QUESTO VA OLTRE L' ESSERE DI DX O DI SN CHE OGGI HA PERSO OGNI VALORE:
C' E' TALMENTE MARCIO INTORNO A NOI CHE NON SI COLGONO PIU' LE DIFFERENZE CHE FANNO DI UNA DESTRA LA DESTRA E DI UNA SINISTRA UNA VERA SINISTRA ANTAGONISTA.

CI HANNO FOTTUTO CERVELLI E COSCIENZE, L' HANNO FATTO CON TUTTI I LORO MEZZI MEDIATICI, LO HANNO FATTO NEL TEMPO E QUESTI SONO I RISULTATI:
VIVIAMO ALL' INSEGNA DELL' “ARRANGIATI COME PUOI E FOTTI GLI ALTRI PIU' CHE PUOI”.
QUESTA E' L'ITALIA E QUESTI SIAMO DIVENTATI NOI.
BUON VOTO A TUTTI!

VINCERA’ VELTRONI?

VINCERA’ BERLUSCONI?

VINCERA’ VELTRUSCONI?

DIFFICILE DIRLO, MA SO CHE, COMUNQUE LA SI GIRI, VINCERANNO I SOLITI STRONZI!!!

martedì 8 aprile 2008

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO: LA DEMOCRAZIA NON STA SOPRA UN ALBERO E NEMMENO NEL VOLO DI UN GABBIANO. DEMOCRAZIA E' PARTECIPARE DA INFORMATI


Senza informazione libera non c’è democrazia. Se l’informazione diventa strumento di interessi privati e dei partiti non c’è democrazia. Se Berlusconi dispone di tre televisioni nazionali e di quaranta giornali e periodici non c’è democrazia. Se i partiti hanno il controllo della RAI non c’è democrazia. Il non voto è un voto. Il non voto è il voto del cittadino informato. Se i referendum elettorali sono cancellati da Calderoli o rinviati da Napolitano non c’è democrazia. Se 350.000 firme per tre leggi popolari marciscono in una cantina del Senato non c’è democrazia. Se non possiamo votare il candidato non c’è democrazia. Se Cuffaro, Crisafulli, Carra, Dell’Utri, Cesa sono già eletti in Parlamento non c’è democrazia. Se 100 persone condannate in primo e secondo grado, in via definitiva o rinviate a giudizio ci rappresenteranno dopo le elezioni truffa non c’è democrazia. Se i giornali ricevono un miliardo di euro all’anno di finanziamento pubblico non c’è democrazia. Se Rete 4 non va sul satellite dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea non c’è democrazia. Se la Bonino non ha urgenza di applicare la sentenza europea su Rete 4 e lo dichiara senza pudore non c’è democrazia. Se Bossi può minacciare lo Stato con i fucili non c’è democrazia. Se i partiti prendono i voti delle mafie non c’è democrazia. Se Bassolino è presidente della Regione Campania non c’è democrazia. Senza informazione libera non è possibile scegliere. I cittadini hanno il diritto di essere informati. Senza questo diritto non c’è democrazia. I cittadini hanno il diritto di essere rappresentati da galantuomini. Senza questo diritto non c’è democrazia.

GIULIANO FERRARA RACCOGLIE IL CONSENSO DELLE UOVA E DEI POMODORI!

Cosa dire di lui:

ha tradito i valori in cui credeva per passare alle dipendenze della CIA e oggi è il direttore del “Foglio”, un quotidiano che nessuno legge.

Il giornale da lui diretto, è di proprietà della famiglia Berlusconi, vende pochissime copie e si mantiene grazie al finanziamento che lo Stato elargisce a piene mani all’editoria.

E ciò vuol dire che il ricco stipendio di Ferrara lo paghiamo noi con le nostre tasse.

Lui, con i nostri soldi, mangia bene, ci beve sopra e continua ad ingrassare.

L’intellettuale Giuliano si è messo a capo di una lista antiaborista sponsorizzata dalla Chiesa e dal Cardinale Ruini.

La sua crociata, se fosse vincente, avrebbe come effetto quello di spingere le donne verso le mammane, le stesse che nel passato praticavano l’aborto clandestino.

Giuliano, tanto sei grasso, tanto sei viscido e tanto sei ipocrita:

tu che non dici nulla contro un sistema economico globale che vive di sfruttamento, che causa fame e povertà, che utilizza il lavoro dei bambini per trarre maggiori profitti, tu che non spendi una sola parola a difesa della vita e della dignità degli oppressi e degli sfruttati del mondo, tu che ti sei sempre schierato a favore di ogni guerra americana che ha provocato morti e feriti anche tra i bambini, proprio tu hai il coraggio di presentarti in campagna elettorale per interpretare il ruolo di difensore del valore e della sacralità della vita, roba da non crederci.

Tu, Giuliano, stai solo speculando sul dramma delle donne che con sofferenza scelgono di abortire ed è per questo motivo che ti lanciano uova e pomodoro nelle piazze in cui tenti di tenere i comizi.

Abbi il coraggio di confessare che lo fai per accaparrarti il finanziamento di milioni di euro che lo Stato, con i nostri soldi, sotto forma di rimborso elettorale, garantisce ad ogni partito che partecipa alla competizione elettorale, anche a quelli che raggiungono la percentuale dell’1%.

Caro Giuliano, come vedi, a pagarti saremo noi.

Non lamentarti per le uova che ti becchi.

Devi guadagnarteli i soldini, saranno molto più delle uova che ti avranno centrato in viso.

Ferrara, vergognati!


CRONACA "IMMAGINARIA" DEL COMIZIO TENUTO DAL CAPO DEI CAPI AL PALASPORT DI CATANIA


Mentre scrivo, il capo dei capi, i vice capi e i gregari sono riuniti al Palacatania.

La manifestazione è stata propagandata dagli organizzatori in modo capillare e, a tal fine, hanno mobilitato anche le scuole private.

Queste scuole, i cui alunni appartengono alla Catania “bene”, sono mantenute dalle salate rette che pagano i genitori dei ragazzi che le frequentano e dal finanziamento pubblico ottenuto grazie ad una legge approvata dal precedente Governo Berlusconi, che togliendo risorse alla scuola pubblica, le ha messe a disposizione delle scuole destinate ai figli dei ricchi.

In tutti questi istituti, compreso il “prestigioso” Leonardo Da Vinci, gestito da frati finanziati con denaro pubblico, cioè nostro, hanno fatto girare per le classi una circolare in cui invitavano con insistenza gli studenti ed i loro genitori a partecipare in massa al comizio elettorale tenuto dal loro benefattore Silvio Berlusconi e dal re delle clientele Raffaele Lombardo.

Dopo questa breve introduzione, vi voglio narrare della giornata del popolo delle libertà e dei loro alleati dell’autonomia siciliana.

All’ingresso del palazzetto dello sport, i vice capi e i gregari sono deputati al controllo delle presenze, registrano e prendono nota dei sottomessi intervenuti e, dopo averne verificata la partecipazione, riconfermano ai presenti la promessa di un lavoro o di favori da elargire in cambio del loro voto all’ Onorevole Berlusconi del PDL e all’ Onorevole Raffaele Lombardo Padrone dell’MPA.

Tra lo sventolio delle bandiere e i “baciamo le mani” dei convenuti, si apre il discorso del capo dei capi.

Sotto i piedi teneva una pedana per apparire piu’ alto e per dare maggiore forza alla sua voce, teneva strette le mani intorno ai fianchi.

Alle sue prime parole, si è levato alto l’urlo di gioia dei suoi sostenitori, si è ascoltato l’incitamento del popolo delle clientele e si è udita l’ovazione di coloro che gli offrivano in dono il cervello dicendogli che lo avevano lavato e purificato per lui attraverso la visione delle sue tv.

la categoria dei decerebrati è la più pericolosa, è composta da ignoranti che non sanno niente di lui, che non hanno mai letto un quotidiano, che non capiscono il significato delle sue affermazioni, che non sanno perché lo votano, ma ne ammirano la ricchezza, che diventa motivo per votarlo con fierezza.

Alle prime due categorie appartengono persone discrete e furbe.

Esse hanno ben chiaro di cosa vive questa politica e la interpretano mettendosi al servizio dei cavalli dati vincenti, al fine di procurare loro pacchetti voto in cambio di privilegi, favori, soldi e appalti, a danno dell’intera collettività..

Tra esse figurano professori universitari, primari ospedalieri, commercianti, imprenditori, costruttori, giornalisti, avvocati, ingegneri, notai, dentisti e mafiosi in doppio petto.

Il mio racconto “immaginario”, non vuole addentrasi nei contenuti politici della serata elettorale catanese del Cavaliere e del suo alleato del sud don Raffaele, ma vuole descriverne alcune presenze.

La prima persona incontrata, indossa un elegante abito blu scuro con fazzoletto giallo che fuoriesce dal taschino della giacca, si tratta del dimissionario Umberto Scapagnini.

Si è dimesso da sindaco della città, per farsi eleggere al Senato nelle liste del PDL, dopo averla lasciata al buio per non avere pagato le bollette dell’enel.

L’ex sindaco ha svuotato le casse comunali, ha portato il comune sull’orlo del dissesto finanziario, lascia in eredità al commissario regionale le richieste e la rabbia di centinaia e centinaia di creditori e lavoratori da mesi senza stipendio.

Lui va al Senato della Repubblica, mentre i Catanesi, maledicendolo, percorrono al buio strade disseminate di buche e voragini che mettono a rischio i copertoni, i cerchioni , gli ammortizzatori delle auto e la vita dei motociclisti.

Da Palermo, è venuto Miccichè: da dirigente di forza italia e da futuro ministro o sottoministro non poteva mancare all’appuntamento col suo capo.

Gianfranco Miccichè è davvero un bel tipo, lo definirei il campione della coerenza.

Dopo le dimissioni di Totò Cuffaro, aveva aperto un blog per invitare i siciliani onesti ad opporsi alla scelta del suo partito di appoggiare Raffaele Lombardo, da lui definito erede del peggiore Cuffarismo, nella sua corsa verso la presidenza della regione.

In quei giorni Miccichè si era dipinto come paladino di giustizia, si era fatto portatore di istanze di onestà politica ed intellettuale e aveva raccolto intorno a sé un consenso che lo reclamava a capo di una lista da contrapporre a Lombardo.

Poi, dopo una riunione romana, trovato l’accordo con Silvio, che per vincere le elezioni in Sicilia aveva bisogno dell’apparentamento con Lombardo, Gianfranco, ottenuta la promessa di un incarico da ministro nel futuro governo, cambiava il suo giudizio su don Raffaele, che improvvisamente si trasformava in personaggio politico limpido a cui proporre un’alleanza per dare vita alla futura lega del sud.

Spostando il mio sguardo piu’ in là, noto un insolito capannello di poliziotti.

Guardo con attenzione e sapete chi ci trovo al centro?

Ma si è lui, è don Totò Cuffaro, c’è anche lui, è venuto per manifestare il suo appoggio all’amico don Raffaele.

A Totò, dopo la condanna a cinque anni per favoreggiamento semplice alla mafia, condanna che lo ha costretto a dimettersi da governatore di Sicilia, è stata concessa la scorta per proteggerlo da “cosa nostra”.

Proteggerlo da chi?

Sono sorpreso! Devo darmi una risposta, mi è indispensabile trovare la ragione di ciò:

non trovo altra risposta se non quella che uno dei cannoli, da lui offerti per festeggiare la sua condanna, ha causato problemi intestinali a qualche capo di cosa nostra, che non l’ha presa bene e ora gliela vuole fare pagare.

Il comizio è finito.

Mentre don Raffaele abbraccia e ringrazia Silvio, che a sua volta ricambia, dagli spalti si leva una canzone che così recita:

Grazie Silvio! Grazie! Grazie Silvio d’esistere! Gazie Silvio! Grazieeeeeeeeee!

lunedì 7 aprile 2008

PUBBLICAMENTE-INFORMAZIONE DI REGIME- PRIVATAMENTE- CIO' CHE PENSA DAVVERO- BELL' ESEMPIO DI ONESTA' INTELLETTUALE

FOTO DI GRUPPO


Parte della collezione dei gioielli del Presidente .......oni

PERCHE' VOTO E INVITO A VOTARE SONIA ALFANO


Postato dall'Avv. Fabio Repici

Perché Sonia Alfano, fra tutti i candidati alla presidenza della Sicilia, è l’unica candidata sinceramente e concretamente antimafiosa.

Perché dietro Sonia non ci sono l’imbarazzante volto e l’imbarazzante elettorato di Totò Cuffaro.

Perché dietro Sonia non ci sono nemmeno l’imbarazzante volto e l’imbarazzante elettorato di Mirello Crisafulli.

Perché Sonia ha accettato di candidarsi senza alcun paracadute.

Perché Sonia non ha padroni né padrini.

Perché a scrivere il programma elettorale di Sonia non è stato Salvo Andò, che peraltro era già impegnato con Anna Finocchiaro.

Perché quando fu ucciso il padre di Sonia a Barcellona era latitante Nitto Santapaola e quando qualche mese dopo Santapaola fu arrestato nel suo covo fu trovato un bigliettino autografo di Salvo Andò.

Perché dietro Sonia non ci sono la Lega delle cooperative ed il suo presidente regionale, quell’Elio Sanfilippo che Pio La Torre finché visse combatté.

Perché Sonia ha sempre rifiutato le tante poltrone e i tanti seggi sicuri che pur di zittirla le sono stati offerti.Perché Sonia non si è mai accodata al Partito Unico dell’Antimafia di Regime (il famigerato PUAR) ma ha continuato a impegnarsi fuori dagli apparati e rifiutando ogni prebenda.

Perché Sonia è fra i pochi che non si sono tirati indietro - per complicità, pavidità o ignavia - nella denuncia del vergognoso mancato scioglimento per mafia del comune di Barcellona Pozzo di Gotto ad opera del ministro Amato.

Perché Sonia, ben prima di candidarsi, è stata fra i pochi che si sono spesi per arginare la rappresaglia della partitocrazia contro Luigi De Magistris e Clementina Forleo. E perché Lombardo e Finocchiaro, con i loro capi, si sono schierati per la rappresaglia.

Perché Sonia si batteva al tempo dei girotondi e ha continuato a farlo anche quando alle porcate di Berlusconi sono seguite le porcate del centrosinistra.

Perché Sonia è stata l’unica persona, fra i candidati, che in silenzio e senza alcuna esibizione il 18 marzo scorso è stata presente al palazzo di giustizia di Messina accanto ai familiari di Graziella Campagna in attesa della sentenza di 2° grado.

Perché gli organi di informazione di regime, per tutelare la posizione di Lombardo e Finocchiaro, hanno tentato di occultare la candidatura di Sonia.

Perché Sonia è stata l’unica che ha avuto il coraggio di rifiutare l’imposizione con cui gli apparati dei partiti (e del Partito Democratico in particolare) hanno tentato di impedire una candidatura proveniente dall’area dell’impegno antimafioso.

Perché coloro che hanno tentato in tutti i modi di trovare scheletri nell’armadio di Sonia sono rimasti a mani vuote.

Perché anche quando taluni servi sciocchi che pure esistono nel campo antimafioso, accecati dal loro livoroso egocentrismo, hanno tentato di giustificare la propria avversione alla candidatura di Sonia, hanno balbettato penosamente frasi vuote di significato e di senso.

Io voto per Sonia perché è l’unica opzione elettorale dignitosa per ogni siciliano onesto e intransigente.


domenica 6 aprile 2008

BOSSI: "CAMICIE VERDI IMPUGNAMO LE ARMI E ANDIAMO ALLA RISCOSSA"


BOSSI E' ANDATO IN OVERDOSE DI VIAGRA.
TIENE UN COMIZIO A VERBANIA E DICHIARA:

«Imbracceremo le armi contro la canaglia romana comunista che sta facendo apposta per impedire il voto»

SI RIFERISCE ALLE SCHEDE ELETTORALI STAMPATE DAL VIMINALE IN BASE ALL'ATTUALE LEGGE CHE FU VOLUTA E APRROVATA DAL GOVERNO DI CENTRO DESTRA SUBITO PRIMA DELLE ELEZIONI DEL 2006.
MI VIENE DA RIDERE!
STIAMO ASSISTENDO AL RIMBAMBIMENTO COLLETTIVO DEL PDL E DEI SUOI ALLEATI DELLA LEGA.
IL SENATUR, NEL CASO DI VITTORIA ELETTORALE DELLA DESTRA, SARA' UN MINISTRO DEL FUTURO GOVERNO BERLUSCONI.
CAVALIERE GLI TOLGA VIAGRA E MINISTERO.
E SI RIGUARDI PURE LEI.



NOTE SULL' UOMO PIU' RICCO E POTENTE D' ITALIA


Alcuni dei procedimenti giudiziari a cui Silvio Berlusconi è stato sottoposto si sono conclusi con una sentenza definitiva che ha riconosciuto la colpevolezza dell'imputato, per reati quali corruzione giudiziaria, falsa testimonianza, finanziamento illecito a partiti e falso in bilancio. In altri procedimenti Silvio Berlusconi è stato invece assolto nel merito, oppure le indagini sono state archiviate.

I processi nei quali era stato già compiuto un accertamento della sua colpevolezza, all'esito del primo o del secondo grado di giudizio, non si sono tuttavia conclusi con una sentenza di condanna, grazie ad amnistie, al riconoscimento di circostanze attenuanti che, influendo sulla determinazione della pena, hanno comportato il sopravvenire della prescrizione, grazie alle norme approvate definitivamente in Parlamento dalla maggioranza di centro-destra, che hanno modificato le pene e la struttura di taluni reati a lui contestati, come nel caso del reato di falso in bilancio.

Dette norme, varate nel 2005 dal Governo Berlusconi, hanno modificato le leggi precedenti e hanno imposto una valutazione non penale dei reati contestati al Cavaliere, a cui sono state abbassate le pene per costringere i Giudici alla prescrizione dei reati prima che fosse possibile per l'autorità giudiziaria arrivare alla pronuncia di una sentenza definitiva.

Alcuni procedimenti giudiziari sono ancora in corso, uno dei quali all'estero.

Su tutti questi procedimenti giudiziari c'è acceso dibattito.

Berlusconi ed alcuni dei suoi sostenitori affermano che questi processi sono basati su teoremi senza alcun riscontro di prove, e costituiscono una persecuzione giudiziaria orchestrata delle toghe rosse, cioè da magistrati vicini ai partiti e alle ideologie di sinistra (iscritti a Magistratura democratica), che utilizzerebbero illegittimamente la giustizia a fini di lotta politica.

Essi affermano inoltre che Berlusconi è uscito a testa alta da tutti i processi, pienamente scagionato da ogni accusa.

I critici di Berlusconi, sostengono invece che i processi siano iniziati prima della discesa in campo, asserendo che se non fosse entrato in politica sarebbe finito in bancarotta o in galera, e che, grazie alle cosiddette "leggi ad personam" varate dal suo governo, avrebbe evitato di essere condannato. Essi inoltre sottolineano che, sebbene sia vero che Berlusconi non abbia mai scontato alcuna condanna per i processi che lo riguardano, questo non ne prova l'innocenza, non essendo stato pienamente assolto in tutte le occasioni.

Riguardo all'accusa sulle "toghe rosse", essi sostengono che Berlusconi, rispetto ad altri imputati, abbia giovato del vedersi riconoscere dai giudici le attenuanti generiche, il che non è avvenuto per Cesare Previti, condannato in primo e secondo grado per una stessa vicenda.

Indice

Elenco riassuntivo

LE COMICHE D'ITALIA


Il Presidente Silvio Berlusconi ci preoccupa. Sembra essersi rimbambito.
Nella giornata di ieri ha accusato il Ministro dell'Interno Giuliano Amato di imbrogli per avere stampato schede elettorali che possono ingenerare confusione nell'elettore per via della disposizione dei simboli dei partiti all'interno della stessa scheda.
Il Ministro Amato, risentito per tale accusa, gli ha risposto che è ora di smetterla di dipingere il nostro come il Paese degli imbrogli quotidiani* e gli ha ricordato che le schede sono state stamapte rispettando, con rigore, la legge che lo stesso Berlusconi ha fatto approvare dal suo Governo, subito prima delle elezioni politiche del 2006.
Il Cavaliere, verificato che Amato ha operato nel rispetto di quella normativa di legge, si è rivoltato contro se stesso, ha rettificato il tiro della sua accusa ed ha "invitato" il Presidente della Repubblica ad intervenire sul governo per modificare con un decreto le norme elettorali varate nel 2006 dallo stesso Berlusconi per impedire o ostacolare la sicura vittoria elettorale della coalizione di centro sinistra.
Siamo alla follia pura, è come se avesse accusato se stesso d'imbrogli e ora pretende un intervento che modifichi ciò che lui stesso ha voluto e varato per legge.
Quest' uomo ha i suoi anni e vacilla con la memoria, ma per sua fortuna, avrà al fianco Veltroni, che in veste di vice Presidente del Consiglio ed essendo più giovane di lui, saprà curarlo per garantirgli privilegi e profitti.
Grazie Walter!

Nota dell'articolista, cioè mia:
* Brogli quotidiani- Il nostro non è il Paese dei brogli quotidiani, ma quello dei giorni alterni. Imbrogliare tutti i giorni sarebbe stancante anche per i nostri politici.
Dopo l'imbroglio del giorno, è utile riposare, per riprendere freschi e riposati, il giorno successivo.

GIOCATORI DI POKER


Quella in corso tra Berlusconi e Veltroni, è una partita di poker, i cui due giocatori si rilanciano all'infinito sapendo di bluffare e di non possedere neanche un soldo da grattare dal fondo del barile.
Mi chiedo: ma questi due ci sono o ci fanno?
Risposta: ci fanno coglioni!
Se solo potessero realizzare il 10% di ciò che ci hanno promesso e prometteranno, noi tutti vivremmo in un paese felice e ricco.
La verità è che non sanno più cosa inventarsi per conquistare voti e per legittimare il risultato di queste dubbie elezioni.
L'inflazione reale è di gran lunga superiore al 3,3% da loro dichiarato, i salari sono aumentati del 2,5% e ciò vuol dire che oggi siamo ancora più poveri di ieri.
A questo dato bisogna aggiungere che i tempi più cupi devono ancora arrivare.
E' sorprendente ascoltare quello che Walter e Silvio dicono in televisione.
Promettono di tutto e di più, ogni giorno si inventano una nuova promessa elettorale e nello stesso tempo, descrivono il declino in cui versa il nostro Paese, senza nulla dire delle cause che l'hanno determinato e delle loro responsabilità politiche:
salari bassi, carovita, aumento delle tariffe di luce e gas, fallimento imminente o svendita di Alitalia, morti sul lavoro, mancanza di infrastrutture, crescita bloccata, pensioni al di sotto della soglia di povertà, calo dei consumi, mancata innovazione delle nostre industrie che non riescono a competere sul mercato internazionale, mancanza di un piano energetico, emergenza rifuti e territorio campano inquinato dalla diossina, mancanza di un piano di bonifica della regione campania che necessita di capitali che non ci sono, una scuola che non forma per mancanza di risorse e che ci colloca agli ultimi posti della classifica europea, una sanità che tranne rare eccezioni, fa acqua da tutte le parti.
Insomma viviamo in un paese sull'orlo dell'estinzione e i responsabili di ciò, gli stessi che ci hanno prosciugato lasciandoci in eredità il debito pubblico più alto d'Europa, hanno ancora il coraggio di farci promesse da marinaio e di chiederci il voto per cambiare le sorti del paese.
Questi signori che ci chiedono di votarli per accaparrarsi stipendi da 25.000 euro al mese, non hanno il senso delle decenza, il loro viso è rivestito di carta vetrata, hanno perso ogni credibilità e mi stupisce che la gente non abbia ancora imbracciato i forconi per cacciarli via, ma sono sicuro che la stessa gente, costretta dall'aggravarsi della situazione economica, lo farà quanto prima.

UN ARTICOLO SULLA QUESTIONE TIBETANA


Su Sina.com venerdì è comparso un appello contro i media occidentali (in particolare Cnn e Bbc) colpevoli "di avere distorto i resoconti sulle violenze a Lhasa". In due giorni è stato sottoscritto da un milione e 140 mila di persone: l'11 per cento dei firmatari sono di Pechino (informa l'agenzia Xinhua), l' 8 del Guangdong e il 7 del Jiangxi. La circostanza che sia stato ripreso con enfasi nella prima pagina dal China Daily, il quotidiano in lingua inglese del governo, dimostra quanto la propaganda del regime stia spingendo sui sentimenti patriottici. Tace sui massacri che compiono le forze della sicurezza cinese (nessuna notizia sugli ultimi morti in Sichuan, tranne che il flash su un poliziottio ferito) e punta l'indice sui "criminali che sabotano la stabilità".

Se si profila una crisi l'arma alla quale ricorre il partito è la stessa: raccogliamoci attorno alla Cina. E' un modo per distorcere l'attenzione dai problemi reali, il rimedio estremo: scatta la sindrome da accerchiamento,. Anziché affrontare le questioni con uno spirito di dialogo e di confronto il regime per salvare se stesso trova di volta in volta i "nemici" contro i quali indirizzare i suoi strali. Questa volta sono i giornalisti occidentali. Che sia il benvenuto alle Olimpiadi?

Ma la Cina non è soltanto quella dei massacri (in Sichuan ci sono state nuove manifestazioni, la polizia ha sparato e ucciso alcuni monaci). C'è anche chi chiede una svolta. Una diversa politica nei confronti del TIbet..

Un editoriale coraggioso è comparso sul Southern Weekend. Il titolo è "Un altro punto di vista sulla questione del Tibet". Chi lo ha scritto, Cao Xin, dice una cosa importante: Il Dalai Lama è l'autorità riconosciuta dei tibetani, come lo sono Hu Jintao e Wen Jiabao per i cinesi. Dunque con lui, che non è un criminale, occorre trattare. Ne riporto i passaggi più importanti:

Gli eventi di violenza avvenuti a metà marzo a Lhasa, nel Gansu e Sichuan hanno suscitato attenzione di tutto il mondo(...) Per i cinesi l’ira provocata dai suddetti eventi è stata molto superiore rispetto al passato.

Il 28 marzo Dalai Lama attraverso diversi media occidentali ha pubblicato “La lettera pubblica ai fratelli e le sorelle cinesi”, affermando nel frattempo che lui non farà attività separatistiche e appoggerà le Olimpiadi di Pechino.

Due giorni dopo il Primo Ministro Wen Jiabao ha detto che se Dalai Lama abbondanasse la posizione indipendentista e in particolare se applicasse la sua influenza per fermare le violenze in Tibet e riconoscesse Tibet e Taiwan come una parte inseparabile del territorio cinese, "noi potremmo recuperare il dialogo con lui".

Già il 27 marzo il Presidente Hu Jintao aveva detto nella conversazione telefonica con Bush “Se Dalai Lamai abbandonasse l’idea dell’indipendenza del Tibet e smettesse di svolgere attività separatistiche (...) saremmo disposti a riprendere il dialogo con lui”.

Le affermazioni dei due dirigenti della Cina hanno spiegato il seguente fatto: l’influenza del buddismo tibetano sulla popolazione tibetana esiste obiettivamente; è un fatto anche l’influenza del Dalai Lama come leader religioso per i credenti buddisti tibetani.

Partendo dai suddetti fatti, le esecuzioni delle politiche avrebbero bisogno di considerare certe cose (...) siccome oltre al Dalai Lama non ci sono altri dirigenti religiosi accettati dalla stramaggioranza dei credenti del buddismo tibetano, l' ammirazione spirituale dei credenti verso il Dalai Lama non deve essere compresa come una necessaria obbedienza politica, per non dire una posizione separatistica (...). E’ complessa la composizione dei tibetani che andarono all’estero nel 1959 seguendo Dalai lama. E’ ormai passata la metà di un secolo. Con loro occorre “con un sorriso si sciogliesse tutto il risentimento” . Basta che non facciano le attività separatistiche. Dovremmo voltare pagina e porgere la mano accogliente a loro (..).

Un ufficiale che ha lavorato a lungo in Tibet, l’ex segretario del PCC del Tibet Guo Jinlong (ora è sindaco di Pechino) aveva proposto questa politica: per le fedi religiose, occorre separare gli iscritti del PCC dai non iscritti. Gli iscritti non posssono credere nella religione mentre i non iscritti hanno la libertà di culto; separare le normali attività religiose dalle attività separatistiche che approfittano della veste della religione; punire tutti coloro che violano le leggi nonstante le differenza dei gruppi etnici (...)

Non pochi esperti cinesi ritengono che il buddismo tibetano sia ben diverso dall’estermismo religioso. Esprime principalmente richieste moderate. Contiene cose ragionevoli e positive per la Cina di oggi che vorrebbe costruire la società armoniosa. Proprio per questo le esperienze delle altre zone di autonomia etnica non sono sempre adeguate a Tibet (...)

L' addetto di un’Ambasciata occidentale in Cina mi ha detto in privato giorni fa: “è poco realistica per oggi l’idea di Dalai Lama di costruire una grande zona tibetana. Però siamo tutti d’accordo di parlare con lui. Il dialogo, comunque sia, è sempre buono e positivo”.

Ecco, le posizioni non separatistiche e l'appoggio alle Olimpiadi con attività concrete potrebbero probabilmente essere il punto di partenza del dialogo di entrambi.

Putroppo è una voce isolata. Ma se non altro si è fatta sentire.

sabato 5 aprile 2008

PER L'ITALIA, CRESCITA ZERO!

DAL CORRIERE DELLA SERA

Prodi: «la crisi è più forte di quanto si pensava»

L'incremento del Pil, spiega una fonte, non supererà lo 0,3%
a fine anno. Rapporto deficit/Pil al 2,5%

WASHINGTON (STATI UNITI) - Il Fondo monetario internazionale taglia drasticamente le prospettive di crescita economica italiane per il 2008: l'incremento del Pil, spiega una fonte, non supererà lo 0,3% a fine anno. Il dato, che sarà ufficializzato nel Rapporto economico globale mercoledì prossimo, è dell'1% inferiore alle stime di ottobre, ma è anche la metà rispetto allo 0,6% che lo stesso Fmi riteneva raggiungibile ancora all'inizio di marzo in un documento riservato. Secca riduzione anche per la zona dell'euro. Il rapporto deficit-Pil è invece previsto al 2,5% (stesso valore a politiche invariate anche per il 2009).

ALLARME CRESCITA - Gelata anche per l'economia dell'Eurozona: dal previsto +1,8% di gennaio si è passati al +1,3%. Nei giorni scorsi sono uscite indiscrezioni anche sulla crescita globale, che si fermerà al 3,7%, e su quella statunitense, che non dovrebbe andare oltre lo 0,5% a fine 2008 e allo 0,6% nel 2009. Uno studio preliminare al Rapporto economico globale afferma che c'è una possibilità su quattro di una recessione globale e definisce quella dei mutui subprime la peggior crisi finanziaria dai tempi della Grande depressione.

PRODI - «È un taglio generale che il Fondo Monetario Internazionale ha fatto per tutti i Paesi. Purtroppo la crisi è più forte di quanto si pensava, speriamo non diventi recessione come alcuni temono». Così il presidente del Consiglio Romano Prodi commenta da Bucarest le nuove stime del Fmi. Il dimezzamento delle stime di crescita dell'Italia è «certamente un motivo di preoccupazione», per questo «il mio successore a Palazzo Chigi sia molto attento, perché in queste situazioni di difficoltà occorre molto, molto rigore» ha poi aggiunto il premier.

venerdì 4 aprile 2008

BERLUSCONI: “ A CAUSA DELLA CRISI ECONOMICA, IL PRIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI SARA’ COSTRETTO A PRENDERE PROVVEDIMENTI DURI E IMPOPOLARI”


ANDATE NEI MERCATINI RIONALI, ANDATECI A CHIUSURA E CONTATE GLI ANZIANI CHE CERCANO TRA I RIFIUTI. TORNATECI IL GIORNO DOPO E VEDRETE AUMENTATO IL LORO NUMERO.

AGUZZANDO LA VISTA, VEDRETE IL NUMERO CRESCENTE DEI NUOVI POVERI DAVANTI ALLE CARITAS. LE SAGRESTIE DELLE CHIESE SI POPOLANO DI PERSONE IN ATTESA DEL LATTE, DEL PANE E DI UN PACCO DI PASTA.

SEI MILIONI SONO I PENSIONATI ITALIANI CHE VIVONO CON MENO DI 800 EURO AL MESE E MOLTI DI LORO, PER NECESSITA', SONO COSTRETTI A RUBARE NEI SUPERMERCATI.

IN MOLTE REALTA’ DEL SUD E’ GIA’ COSI’ E IL FUTURO DELLA GENTE CHE VIVE AL NORD NON SARA’ MIGLIORE.

CRESCITA ZERO, 510 MILA FAMIGLIE ITALIANE NON RIESCONO A PAGARE IL MUTUO DI CASA E 100 MILA SONO A RISCHIO INSOLVENZA.

LE BANCHE E MOLTE AZIENDE, TRA LE QUALI QUELLE DI SILVIO BERLUSCONI, HANNO TRIPLICATO I LORO LAUTI PROFITTI .

PIU’ DI 1400 MORTI L’ANNO PERCHE’ SPESSO I DATORI DI LAVORO, PER AUMENTARE I LORO PROFITTI, NON RISPETTANO LE NORME SULLA SICUREZZA.

MILIONI DI PRECARI SOPRAVVIVONO SENZA DIRITTI E CON STIPENDI DI FAME.

CHI HA UN LAVORO A TEMPO INDERMINATO NON ARRIVA ALLA FINE DEL MESE. MIGLIAI DI LAVORATORI ALITALIA RISCHIANO DI ESSERE LICENZIATI..

LA MEDIA BORGHESIA VEDE MINACCIATO IL PROPRIO REDDITO E SCIVOLA VERSO IL BASSO.

AL SUD, ABBIAMO OSPEDALI DA TERZO MONDO E SI VIVE SOTTO IL DOMINIO DI MAFIA, CAMORRA E NDRAGHETA CHE NE CONTROLLANO IL TERRITORIO E NE CONDIZIONANO IL VOTO.

LA CAMPANIA VIVE SOMMERSA DALLA SPAZZATURA. IL SUO TERRITORIO E' INQUINATO DALLA DIOSSINA E PER BONIFICARLO DAI RIFIUTI TOSSICI, LI’ SCARICATI DALLE INDUSTRIE CHIMICHE DEL NORD, OCCOREBBERO ANNI DI LAVORO E DENARO CHE NON C’E’.

OVUNQUE SI CI GIRI, REGNA LA CORRUZIONE.

SIAMO GOVERNATI DA UNA CLASSE POLITICA CHE, INDEBITANDOCI, HA SACCHEGGIATO LE RISORSE ECONOMICHE DA DESTINARE ALLO SVILUPPO DEL PAESE, LE HANNO USATO PER ARRICCHIRSI, PER CREARE CLIENTELE DA CUI TRARRE CONSENSO ELETTORALE E HANNO FINITO COL RUBARCI
SPERANZA E FUTURO.

IL QUADRO CHE HO TRACCIATO E’ CUPO, MA, PURTROPPO PER NOI, CORRISPONDE ALLA REALTA'.
DOVREMMO ARMARCI DI FORCONI PER CACCIARE VIA I RESPONSABILI CHE HANNO DETERMINATO CIO'.

PIOVE MERDA E I NERVI STANNO PER SALTARE.

IL SISTEMA E' MARCIO, L'UNIVERSITA' NON E' DA MENO E SUL PAESE PIOVE .....

Nelle carte dell'inchiesta di Bari il racconto del business delle prove truccate
"A quelli che abbiamo aiutato poi gli mandiamo una lettera per dirgli chi votare"

Sesso, elezioni, favori e voti regalati
"Quella studentessa è zero, le do 26"

di GIULIANO FOSCHINI e LORENZA PLEUTERI

BARI - Sesso, elezioni, scambi di favore tra baroni universitari e vip della città. Tariffari precisi e un'organizzazione capillare. È questo lo spaccato della cupola degli esami a Economia che emerge dalle 245 pagine di ordinanza di custodia firmata dal gip, Vito Fanizzi.

LE REGOLE DEL SISTEMA
Gli investigatori intercettano una chiacchierata tra il professor Massimo Del Vecchio, che dirige l'istituto privato al centro dell'inchiesta, e il bidello Giuseppe Maurogiovanni. Parlano del professor Barile.
M.: "Guarda che questo è pezzo di merda originale.... Si è fatto avere pure da te 150 euro... allora vuoi vedere che lui al prossimo appello mi deve fare passare uno senza dargli una lira?.... Quello che lui ha lavorato con me, per sei anni... Vincenzo l'Andriese (ndr, Dell'Olio, un altro degli indagati) si è fregato un sacco di soldi... A uno gli tolse 10 milioni quando c'era la lira, dammi 10 milioni e questi li devi passare tutti... C'è una differenza con te, con lui ho tremato, tremavo... E ora lui se ne esce con trecento euro? Sai per lui cosa sono, una cacata per pulirsi il sedere".

TARIFFE DIFFERENZIATE
Del Vecchio parla con Nichiforso Baldacci, l'uomo che dovrebbe portare studenti greci nel suo istituto privato con la promessa di vantaggi durante gli esami.
B.: "Allora, 2.500 per l'esame di matematica".
D.
: "Va bene... Poi per le altre materie mille euro soltanto. A parte diritto commerciale, quello facciamo mille e cinquecento... Penso che sia buono... giusto?"
B.: "E inglese, per esempio, quando uno vuole dare tutti e due?"
D.: "1.500 tutto, primo inglese e secondo".

PROPOSTE INDECENTI
Del Vecchio parla con una delle studentesse che frequentano la sua scuola.
D.: "Tu, ti devi aprire, ti devi aprire proprio... ti metti in una situazione di tranquillità locale, perché se vedo che tu anziché aprirti ti copri, mi copro anch'io... Se non ti sbottoni... io non ti posso fare niente".

Studentessa: "Professore, se lei mi dice ho la soluzione al tuo problema, io domani stesso sto qua... Io, professore, le sto dicendo tutto quello che mi viene in mente".
D.: "Io non intendevo sbottonati in senso figurato... con che altro te lo devo dire?"
S.: "Io, professore domani le porto i soldi"
D.: "Non intendevo nemmeno in senso economico... Va bè andiamo avanti".

L'SMS AL PROFESSORE
Il professor Antonio De Feo, il docente di diritto del Lavoro, campione della Bari bene e anche lui indagato, sta tenendo un esame. Il figlio gli manda un sms, chiedendo informazioni su una sua amica.
"Come va?"
"Zero assoluto oltre a essere cretina".
La ragazza sarà promossa con la votazione di 26/30.

L'ESAME DA AVVOCATO
Sempre De Feo ha ricoperto anche il ruolo di presidente di commissione per gli esami da avvocato. "Un'altra conversazione ambientale evidenzia - scrive il gip - come abbia utilizzato la scorretta gestione della propria funzione per fini elettorali. Aveva cioè bisogno di tutti i soggetti che avevano fatto gli esami con lui personalmente (che lui stesso definiva "raccomandati") in modo da poter poi loro inviare lettere di sollecitazione ad appoggiare Fitto (ndr, ex governatore del centrodestra, poi parlamentare di Forza Italia), in quel periodo impegnato nella campagna elettorale".
D.: "Quell'elenco.... Devi fare una cartellina.... devi scrivere esami avvocati".
Segretaria: "In che senso?"
D.: "Perché a questi poi farò una lettera per appoggiare Fitto e così via capito?"
S: "Ok".
D.: "Quelli che hanno fatto gli esami con me.... personalmente... i raccomandati".

tratto da "repubblica on line" del 04/04/2008

giovedì 3 aprile 2008

IL MOZZARELLONE IMBROGLIONE


Liberate fantasia, creatività e commentate questa foto.

Io ne sono sprovvisto, ma nutro la speranza che la mozzarella di bufala che sta per mandare giù, sia alla diossina. Considerato che la foto è stata scattata a Napoli, anzichè papparsela da solo, poteva invitare a pranzo Bassolino e condividerla con lui.

ZOCCOLE

Basta leggere i titoli dei quotidiani di oggi per avere un piccolissimo spaccato della grave crisi economica e del degrado morale in cui versa il nostro paese. Tanto la crisi, quanto il degrado, hanno radici nel lontano passato della prima repubblica.

I governi presieduti da Prodi e Berlusconi, che dovevano rappresentare il modo nuovo di intendere la politica, si sono succeduti in questi 15 anni di seconda repubblica, causando il peggioramento delle nostre condizioni di vita e l’ arresto della crescita e dello sviluppo dell’intero paese.

Adesso, gli stessi di sempre, ci chiedono il voto per inaugurare l’inizio della terza repubblica.

Non ho voglia di scrivere, provo un forte disgusto a parlare delle malefatte dei politici nazionali e locali. Ragiono su un dato: se singoli candidati sono disposti ad investire cifre come 400.000 euro per farsi eleggere, qualcosa significa e l’unico significato che riesco a cogliere è che questi loschi signori, come minimo, devono fare fruttare 100 volte il loro investimento rubando risorse a tutti noi, nessuno escluso.

Detto ciò, concludo col dire:

prima di barrare la scheda elettorale, dobbiamo pensare a ciò che è meglio per noi e soprattutto per il futuro dei nostri figli. Se nel passato abbiamo dato fiducia a chi non lo meritava, oggi abbiamo la possibilità di rimediare all’errore di allora. Dovremmo licenziali, è quello che si meritano. Perseverare a votarli o sottostare al ricatto della promessa di un posto di lavoro, di un favore, significherebbe farci rubare la speranza di un futuro migliore, che tutti dobbiamo contribuire a costruire.

I TITOLI DEI QUOTIDIANI DI OGGI:

Lo spettro del fallimento aleggia su Alitalia. Air France abbandona il tavolo della trattativa e il Presidente Prato si dimette. Più di 8000 i posti di lavoro a rischio.

Voteremo il 13 e il 14 aprile? E’ probabile un rinvio che nessuno dei partiti vuole. Il Viminale chiede la revoca dell’ordinanza

Ferrara contestato a Bologna: scontri in piazza e 15 contusi.

Compravendita di esami all’Università di Bari. Arrestati un Professore ed un suo assistente.

Il paradosso dei manager italiani: stipendi d’oro in aziende in rosso

Mutui casa: 510 mila famiglie, a causa del tasso variabile, non riescono più a pagare la rata del mutuo e 110 mila sono quelle a rischio di insolvenza

Vicenda Eurolat-Parmalat: contestata la bancarotta e l'estorsione a Cragnotti, ex patron della Cirio e a Geronzi, attuale presidente della commissione di vigilanza di Mediobanca

mercoledì 2 aprile 2008

IL CAVALIERE TAROCCATO


LA DOMANDA CHE TUTTI DOVREBBERO PORSI:
IL CAVALIERE NERO DEL PARTITO DELLE LIBERTA', AVRA' QUALCOSA DI VERO?
E NON MI RIFERISCO AL SOLO ASPETTO FISICO!
SI E' FATTO TRAPIANTARE CAPELLI FINTI CHE HANNO IL COLORE DELL'ASFALTO.
SI E' SOTTOPOSTO AD UN INTERVENTO DI PLASTICA FACCIALE PER NASCONDERE I SUOI ANNI.
USA SCARPE CON TACCO INTERNO PER SEMBRARE PIU' ALTO.
IL SUO VISO E' PERENNEMENTE RICOPERTO DA FONDO TINTA.
E DULCIS IN FUNDO, IERI PRIMO APRILE, IN OCCASIONE DELLA CONFERENZA STAMPA DA LUI TENUTA SU RAI 2, PER APPARIRE PIU' ALTO AI TELESPETTATORI, SI E' FATTO PIAZZARE UN CUSCINO SOPRA LA SEDIA.
TUTTO DI LUI FA PENSARE CHE LE COSE CHE DICE E PROMETTE SIANO FALSE E TAROCCATE COME I TRUCCHI CHE USA PER INGANNARE CHI LO OSSERVA.
POVERA ITALIA E POVERI NOI!
QUESTO E' L'UOMO POLITICO A CUI GLI ITALIANI DARANNO IL VOTO E CHE DOVREBBE CONDURCI FUORI DAL TUNNEL IN CUI CI TROVIAMO?
MEDITATE GENTE E OLEATE I FORCONI PER CACCIARLO VIA.

NELLA FOTO DI SOPRA, ANCHE SE SFOCATA, SI VEDE UN DIPENDENTE RAI CHE TOGLIE IL CUSCINO DALLA SEDIA PER PREPARARE IL POSTO A VELTRONI CHE HA TENUTO LA SUA CONFERENZA STAMPA SUBITO DOPO BERLUSCONI

IL FRATELLO DEL CAVALIERE TAROCCATO E IL MAGNA MAGNA NELLA MILANO DA BERE

Paolo Berlusconi, fratello del presidente del Consiglio, patteggia 52 milioni di euro per evitare il carcere e chiudere il processo per l'ex discarica di Milano.

Fondi neri, corruzione e politici compiacenti
Grazie all'immondizia la Simec, già di proprietà del fratello del premier,
ha guadagnato 243 miliardi di lire. Pagati dalla Regione, con i soldi dei
contribuenti.
Nel '96 Formigoni ordina il recupero ambientale della discarica. Le spese, a
carico di Berlusconi e soci, sono invece scaricate sul gruppo Auchan, in
cambio di un centro commerciale.
La storia è quella solita di tutte le Tangentopoli. Fondi neri, corruzione,
fiumi di denaro pubblico che svaniscono nel nulla, politici compiacenti.
Questa volta però la vicenda potrebbe chiudersi ancor prima dell'inizio del
processo, grazie a un maxirisarcimento: 52 milioni di euro, pari a quasi 101
miliardi delle vecchie lire.
Una somma - la più grossa mai recuperata da un'inchiesta penale su reati di
pubblica amministrazione - che sono pronti a sborsare Paolo Berlusconi e un'altra
trentina di imputati pur di chiudere definitivamente la faccenda della
discarica di Cerro Maggiore, la più grande pattumiera d'Europa a due passi
da Legnano, tra Milano e Varese.
Un intrigo da 150 miliardi di lire di fondi neri, al centro del quale c'è
una società, la Simec spa, all'epoca dei fatti di proprietà del fratello del
presidente del Consiglio e di Giovanni Butti, commercialista a Como.
Una società privata autorizzata dalla Regione Lombardia a costruire e a
gestire, in quello che gli economisti definiscono regime di monopolio, "l'impianto
di emergenza" ricavato da una ex cava.
Dove, tra il 1990 e il 1996, sono stati accumulati più di un milione di
tonnellate di sacchi neri che in soli cinque anni e mezzo hanno fruttato
alla Simec 243 miliardi di ricavi lordi. A pagare i quali è stata la Regione
Lombardia
con i soldi dei contribuenti.

All'inizio fu un suicidio
L'inchiesta sulla più grande pattumiera d'Europa ha inizio il 13 maggio del
1997. Con un suicidio.
Quello di Luigi Ciapparelli, un italiano residente in Svizzera,
amministratore delegato della Simec spa. Un anno e mezzo prima, Ciapparelli
è diventato socio della Simec rilevando la quota del 50 per cento
appartenente a Paolo Berlusconi. Un passaggio provvidenziale per il fratello
del premier che doveva servire - preciserà - a far cessare quelli che
considerava "attacchi continui e gratuiti" nei suoi confronti.

La discarica è in quel momento al centro di violentissime polemiche.
La Giunta regionale guidata da Roberto Formigoni (Forza Italia) ha infatti
deciso di allargare l'area della discarica, per consentire lo sgombro delle
migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti ogni giorno dal capoluogo
lombardo che, ancora privo di inceneritore, non sa dove collocarli.
Una decisione che scatena la protesta dei cittadini della zona, che decidono
di formare un Comitato antidiscarica, capeggiato dal sindaco di Cerro
Maggiore, Marina Lazzati.
I cittadini, esasperati, pur di impedire alla pattumiera a cielo aperto di
rendere l'aria della zona ancora più irrespirabile di quanto già non lo sia,
arrivano persino a fare lo sciopero della fame e, con tende e barricate, a
bloccare i camion con l'immondizia.
Vengono anche denunciati per blocco stradale, ma poi tutti assolti dal
giudice Renato Bricchetti, difficilmente etichettabile come "toga rossa",
visto che nel '94 si era candidato alle politiche per Forza Italia.
Il pacchetto azionario di Berlusconi jr finisce così a Ciapparelli, già
presente nella Simec come socio di altri proprietari raccolti nella "Fideco".
Ma la mattina del 13 maggio '97 il ragionier Ciapparelli decide di uscire
per sempre di scena. E lo fa sparandosi un colpo alla testa con la sua
Beretta 7.65 mentre è alla scrivania del suo ufficio, all'interno dell'impianto
di smaltimento.

Quella mattina era giunto alla discarica visibilmente alterato o, come
alcuni dipendenti raccontarono agli inquirenti, addirittura "infuriato".
Un gigantesco muro di cemento, che avrebbe dovuto contenere la montagna di
rifiuti e difendere la salute dei cittadini di Cerro e della vicina
Rescaldina, stava cedendo. Scatenando ancora una volta l'ira dei cittadini
della zona.
Da qui, forse, il gesto disperato di un imprenditore incapace di far fronte
ai numerosi problemi della discarica.
Ma l'autopsia al ragioniere dà un risultato sorprendente: il proiettile non
ha colpito la tempia dell'imprenditore, ma la sua nuca. E sulla pelle manca
il classico alone dei colpi sparati a bruciapelo. Il ragioniere, insomma, si
sarebbe sparato da qualche centimetro di distanza dietro la nuca. Una
manovra - spiegano i medici legali - anatomicamente possibile, ma
sicuramente inconsueta.

Berlusconi jr indagato
Il pubblico ministero Margherita Taddei, di turno alla Procura di Milano la
mattina del 13 febbraio '97, anziché chiudere il caso Ciapparelli (per il
quale è stata poi ipotizzata l'"istigazione al suicidio"), incarica la
Guardia
di finanza di ricostruire la situazione economica e amministrativa
della maxidiscarica.
Il 22 ottobre del '98 Paolo Berlusconi, fino al '95 socio di maggioranza
della Simec, insieme ad altre venticinque persone, viene indagato per truffa
ai danni della Regione Lombardia, falso in bilancio e appropriazione
indebita.
Vengono sequestrati anche una trentina di miliardi di lire a lui
"riferibili".
Secondo l'accusa, con la prospettiva di maggiori costi, attraverso conti
ritenuti irregolari, sarebbero state formulate tariffe superiori a quelle
congrue, applicate poi alla Regione Lombardia e all'Amsa, la municipalizzata
milanese che si occupa della nettezza urbana.
Tra le persone indagate di riciclaggio, per aver fatto da prestanome dei
conti bancari, c'è anche l'ex moglie di Paolo Berlusconi, Mariella

Bocciardo, alla quale alla fine del '98 la procura di Milano sequestra un
conto di 43 miliardi di lire. "A pochi giorni dall'assoluzione completa per
gli immobili della Cariplo - commentò all'epoca Berlusconi jr - il mio nome
viene nuovamente tirato in ballo in modo pretestuoso".
Il trucco delle tariffe gonfiate
Molti miliardi sarebbero quindi finiti nelle tasche degli amministratori
della Simec grazie alle tariffe gonfiate, coperte da una semplice operazione
di bilancio: se da una parte ci sono ricavi lordi per 243 miliardi di lire,
dall'altra siamo in presenza di pesanti "costi di smaltimento".
Costi che la Procura non considera veri, ma frutto di "spese fittizie per
almeno 150 miliardi di lire", ad esempio per l'acquisto di macchinari, per
consulenze amministrative e pubblicitarie.
O, il caso più eclatante, per l'acquisto avvenuto nel luglio del '94 dell'immobiliare
"La Beffa", costata alla Simec 30 miliardi di lire e rivenduta sei mesi dopo
a soli 2 miliardi.
Una vera beffa, se si pensa che i 28 miliardi di perdita fittizia sarebbero
tornati a nero sui conti di parenti, dipendenti e prestanome.
Ma l'indagine penale scatena l'interesse anche del fisco. Si apre per il
fratello del Cavaliere un procedimento per evasione fiscale che, grazie al
pagamento di 76 miliardi di lire all'ufficio Imposte di Milano, viene anche
rapidamente archiviato.
In scena il "governatore"
Il 28 marzo 2001, alle quattro di pomeriggio, il "governatore" lombardo
Roberto Formigoni convoca una conferenza stampa per divulgare la notizia che
nel giro di qualche giorno finirebbe ugualmente sulle pagine dei giornali:
"Sono indagato per corruzione, ma di corruzione non c'è traccia, non si
parla di una sola lira che mi sarebbe stata versata. Potremmo definirla una
corruzione per conto terzi".
Quello che il presidente della Regione non sa, o che dimentica di dire, è
che il codice penale (articolo 319), prevede la punizione per corruzione del pubblico ufficiale che per compiere un atto contrario ai doveri di ufficio
"riceve per sé, o per un terzo, denaro o altra utilità".
In sostanza, Formigoni avrebbe dato una robusta mano a Berlusconi jr per
cavarsi dall'impaccio gigantesco in cui si era trasformata la discarica di
Cerro, sommersa dai debiti, contestata dagli abitanti della zona e dagli
ambientalisti.
Ma veniamo ai fatti.
La discarica non è sicura. La Regione sa che potrebbe diventare da un
momento all'altro una bomba ecologica.
Così nel febbraio del '96 Formigoni decreta la chiusura della discarica e
ordina alle Simec di avviare la bonifica, garantita da circa trenta miliardi
di fideiussioni depositate da Paolo Berlusconi e soci.
Dopo un anno di lavori, però, il comune di Certo scopre che il muro di
cemento che contiene le tonnellate di rifiuti si è clamorosamente crepato,
provocando una nuova rivolta popolare.
Per placare gli animi, la Simec non può che promettere di ricostruire il
muraglione e di tener fede al suo impegno, sancito sette anni prima dalla
convenzione con la Regione, e cioè la completa "messa in sicurezza" della
discarica.
Per farlo, però, servono soldi, e le casse della società sono vuote.
A quel punto sarebbero dovuti intervenire a proprie spese i soci (ricordate
le fideiussioni di trenta miliardi?).
Ed è qui che entra in ballo Formigoni.
Le spese del recupero ambientale, che dovevano essere tutte a carico di
Berlusconi e soci, sono invece scaricate sul gruppo Auchan-Rinascente (11
miliardi e 300 milioni di lire).
In sostanza il "governatore" lombardo, firmando nel '99 un nuovo accordo di
programma "sul risanamento e la messa in sicurezza della discarica", avrebbe
permesso a Berlusconi jr di scaricare i costi del risanamento e di lasciare
intatto il suo capitale e quello del fratello maggiore Silvio, posti a
garanzia.


mariluuu barbera Commentatore certificato14:10 dal blog di Beppe Grillo

PINO MASCIARI

Chi sono

Sono un imprenditore edile calabrese, nato a Catanzaro nel 1959, sottoposto a programma speciale di protezione dal 18 ottobre 1997, unitamente a mia moglie Salerno Marisa(medico odontoiatra) e due bambini, perché ho denunciato la criminalità organizzata “ ’ndrangheta ” e le sue collusioni .

La criminalità organizzata, insieme a personaggi di spicco del mondo politico ed istituzionale, ha distrutto le mie floride imprese di costruzioni edili. Come? Bloccandone le attività, rallentando le pratiche nella pubblica amministrazione dove essa è infiltrata, intralciando i rapporti con le banche con cui operavo. Tutto ciò dal giorno in cui ho detto basta alle pressioni mafiose dei politici ed al racket della ‘ndrangheta.

Le mie imprese occupavano mediamente qualche centinaio di persone, cui va aggiunta l’occupazione di ditte specializzate in vari settori (idraulico, impiantistico,di pavimentazione, lavorazione intonaci, ecc.) e svolgevano attività sia nelle opere pubbliche che nel settore privato.

Una delle due, nello specifico la “ Masciari Costruzioni ” operava con gli appalti pubblici: dunque era orientata alla costruzione di: Case Popolari, Impianti Sportivi, Scuole, Strade, Restauri di Centri Storici, ecc. Lavoravo bene, avevo anche dieci cantieri aperti contemporaneamente . Nel contempo, l’altra impresa societaria lasciatami da mio padre, in cui avevo l’incarico di amministratore, costruiva Abitazioni Civili destinati alla vendita e realizzava lavori privati per conto terzi.

Inizialmente mio padre e poi successivamente io, riferivamo alle Forze dell’Ordine le pressioni di natura estorsiva che la ‘ndrangheta esercitava sulle nostre imprese e del pericolo cui eravamo esposti.

Le risposte erano sempre le stesse: “ stia attento prima di denunciare, si rischia la vita, non si esponga troppo”.

Nel 1988, il mese di febbraio, venne a mancare mio padre. Mi trovai completamente solo, con una famiglia numerosissima di nove fratelli e per poter continuare a lavorare dovetti cedere alle richieste estorsive: il SEI per cento ai politici, il TRE per cento ai mafiosi. Ed i soprusi che dovetti sopportare, le angherie, le assunzioni pilotate, le forniture di materiali e di manodopera imposta da qualche capo-cosca o da qualche amministratore, nonché costruzioni di fabbricati e di uffici senza percepire alcun compenso, regali di appartamenti, l’acquisto di autovetture, e persino la costruzione di cappelle cimiteriali ecc….

A questo si aggiunge che la soggezione al potere mafioso era imposto soprattutto dall’atmosfera di invivibilità che si era creata in quegli anni su tutta la Calabria ed in particolare nel mio territorio, dove, per supremazia di interesse da parte delle famiglie malavitose, scoppiò la cosiddetta “ FAIDA DEI BOSCHI “, che apportò decine di morti e diffuse il terrore nei cittadini onesti ed in particolar modo in chi esercitava un’attività imprenditoriale, vittime di atti intimidatori e di taglieggiamenti.

Ma il senso di ribellione alla prepotenza e all’ arroganza che subivo era presente in me, solo che non avevo alternative e la responsabilità che sentivo verso la mia famiglia, verso i miei dipendenti, verso me stesso, era enorme.

Dal 1990, decisi di non sottostare alle pretese estorsive dei politici che consisteva nell’elargizione di denaro e di lavori gratuiti, di conseguenza non si fecero attendere le prime ripercussioni sulla mia azienda. Gli stati d’avanzamento lavori mi venivano pagati con notevole ritardo che arrivava a superare anche l’anno e addirittura non mi venivano considerati i lavori eseguiti che dunque non erano nè contabilizzati nè pagati. Cercavo di resistere a queste forme di ostruzionismo con molta difficoltà e le banche, dal loro canto, facevano la loro parte aggravando l’azione d’intralcio.

Dal 1992 con durezza e determinazione decido di non elargire più somme di denaro alla ‘ndrangheta.

Incominciava così la disfatta totale delle mie imprese: fioccarono i danni dolosi come furti, incendi, danneggiamenti dei mezzi di lavoro e di attrezzatura sui cantieri, per passare poi alle esplosioni d’arma da fuoco ( LUPARA ), alle minacce personali, alle telefonate minatorie che mettevano in subbuglio la vita quotidiana di una intera famiglia.

Nel 1993, mese di Aprile, giorno di pasquetta uno dei miei fratelli fu avvicinato da sconosciuti e sparato alle gambe . Se la cavò. Fui fermato da malavitosi che mi costrinsero a non costituirmi parte civile. E così dovetti fare.

Le banche subdolamente mi consigliavano di rivolgermi agli usurai per ottenere quella liquidità che mi era venuta meno dai mancati pagamenti dei lavori già realizzati e per i quali io avevo investito le mie risorse.

Un circolo vizioso dunque!

Nel settembre 1994, con grande amarezza, decisi di licenziare tutti gli operai della mia impresa pur avendo diversi cantieri in opera, lavori in fase di ultimazione, nuovi appalti aggiudicati e altri di cui stavo per stipulare i contratti, appalti che comprendevano lavori anche in Germania a cui dovetti rinunciare, il tutto per un importo di circa 25 miliardi di lire .

Fu nel mese di novembre dello stesso anno e precisamente giorno 22 (compleanno di mia moglie) che incontrai il maresciallo LO PREIATO NAZARENO, comandante allora della stazione dei Carabinieri di Serra San Bruno, mia località di residenza e, sapendo del suo sentito impegno, incominciai ad avere fiducia, raccontando in linee generali le mie vicende e quanto mi stava succedendo; fiducia che mi era venuta meno dal comportamento che dopotutto si preoccupavano per me ma nello stesso tempo esprimevanoanimo di rassegnazione non confacente al ruolo che rivestivanodelle persone che lo avevano preceduto, i quali erano da me informati circa le mie vicissitudini.

Ma le ripercussioni non furono limitati ai fatti sopra descritti. Nell’ ottobre del 1996 mi fu notificata la sentenza di fallimento di una delle mie imprese della quale ero titolare, la “MASCIARI COSTRUZIONI di Masciari Giuseppe “ ditta individuale. Dunque la mia ribellione era ulteriormente punita: inverosimilmente il fallimento era decretato per un importo di lire 134.000.000, avverso l’azienda che vantava crediti, possedeva immobili e numerose attrezzature edili.

Ma non è tutto.

Il fallimento è stato dichiarato dal giudice Patrizia Pasquin, giudice presidente della sezione fallimentare di Tribunale di Vibo Valentia.

A distanza di anni, l’ 11 novembre 2006 veniva data notizia in tutte le testate giornalistiche a mezzo stampa eTv la seguente notizia: “arrestato il giudice Patrizia Pasquin” . Si riscontra sul sito internet “ la REPUBBLICA. It - CRONACA : Riceveva dalla mafia una stabile remunerazione”; Vibo, interrogato il giudice Pasquin ; Mastella: “Seguivo il caso da tempo”.

Le mie denuncie sono state consacrate presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

I giudici della Distrettuale Antimafia che accosero le mie denuncie, valutarono la vastità dei miei racconti e dei personaggi accusati, personaggi del mondo politico, amministrativo e mafioso, ma soprattutto, considerato il grave ed imminente pericolo di vita cui ero esposto io e la mia famiglia quale conseguenza delle mie denuncie, mi prospettarono l’assoluta necessità di allontanarmi con la mia famiglia dalla mia Regione e di entrare quindi sotto tutela del Servizio Centrale di Protezione, lasciando così in tronco la mia famiglia, i miei amici, il mio lavoro, il mio ruolo sociale e di riflesso anche mia moglie e i miei due bambini hanno subito con me l’ esilio.

Lì 6 giugno 2007

Ps. L’imprenditore calabrese Pino Masciari, testimone di Giustizia, ha lasciato la località protetta senza scorta per recarsi in Calabria come forma estrema di protesta in attesa della risposta delle istituzioni.
LEGGI
IL COMUNICATO STAMPA SUL SUO BLOG .


lunedì 31 marzo 2008

BEPPE GRILLO E SONIA ALFANO A CATANIA - 30.03.08

LA SPERANZA IN PIAZZA!

Ieri 30 marzo, Beppe Grillo ha tenuto il suo comizio a Catania per sostenere la candidatura di Sonia Alfano alla presidenza della Regione.

Piazza Dante era stracolma di uomini, donne, giovani e meno giovani, che per supplire alla mancanza di fondi attraverso cui pubblicizzare il comizio di Sonia, si erano dati appuntamento in piazza per mezzo del passaparola.

Mentre Beppe parlava, l’On. Fini scaricava la sua rabbia contro i camerati del suo partito, responsabili del fallimento del comizio da lui tenuto in un cinema di Palermo, comizio che vedeva ospite Raffaele Lombardo.

Erano presenti un centinaio di persone.Il comizio di Fini è stato un vero flop elettorale. La mancanza di una platea a cui parlare, la dice lunga sulla credibilità di cui godono i big della politica sull'intero territorio nazionale, compresi la Sicilia e la città di Palermo, il cui sindaco Cammarata, appartenente al centrodestra, è stato eletto grazie a brogli elettorali. Su tali brogli ha indagato la Magistratura che ha spiccato un mandato di cattura nei confronti di due presidenti di seggio, accusati di avere manipolato le schede elettorali.

A tal proposito, speriamo che l’esercito di 120.000 uomini, arruolati da Berlusconi al fine di "vigilare" sulla regolarità delle elezioni del 13 e del 14 aprile, non si trasformi in un esercito di contraffattori del voto.

Del comizio tenuto da Grillo e da Sonia Alfano, nessuna notizia è stata data dai telegiornali delle tv che appartengono all'imprenditore Ciancio, le cui fortune sono legate alla classe politica della corruzione, delle collusioni e delle clientele.

I vari Lombardo dell’MPA e i loro alleati del PDL, per prendere voti e riempire i luoghi dei loro comizi, offrono denaro e promesse di lavoro.

In piazza Dante, senza manifesti che tappezzavano la città, senza pubblicità sui media, solo attraverso internet, il passaparola e qualche volantino diffuso in città, si sono radunate più di 5000 persone. In piazza c'era un popolo festoso, incazzato, deciso a riappropriarsi della speranza che i politici hanno rubato alla nostra Regione e all’intero Paese.

Beppe, tra le risate del pubblico, gli applausi e i diversi vaffanculo destinati alla classe dominante, ha fatto il quadro del nostro “Bel Paese”:

l'informazione è sempre più asservita agli interessi dei pochi, non informa e nasconde ai cittadini le responsabilità dei politici che hanno determinato il peggioramento delle nostre condizioni di vita. I prezzi dei generi di prima necessità sono aumentati vertiginosamente, l’inflazione è di gran lunga superiore a quella dichiarata del 3,3%, il costo del carburante continua ad aumentare, il debito pubblico è salito a 1630 miliardi di euro, una cifra astronomica sulla quale paghiamo interessi per 70 miliardi di euro all’anno. Mancano i soldi per la sanità, la scuola, le infrastrutture, sono aumentati i costi dei servizi, sono aumentate del 4% le bollette di luce, acqua e gas, è aumentata la tassa sui rifiuti, per la gente affittare o comprare casa è un' impresa impossibile. Il lavoro si è trasformato in precariato. 14oo lavoratori ogni anno muoiono sul lavoro per il mancato rispetto delle norme di sicurezza e nessun imprenditore è mai finito in galera con l'accusa di omicidio colposo. Napoli è sommersa dai rifiuti e il territorio campano è inquinato dalla diossina. L’Alitalia è sull’orlo del fallimento ed il suo amministratore delegato Cimoli ricompensato con una liquidazione di milioni di euro. Una gran parte del paese vive una condizione di grave disagio e molti tentano di sopravvivere con meno di 800 euro al mese. Il Pil è vicino allo 0, non c’è crescita, sviluppo e presto saremo chiamati a fare i conti con una crisi economica internazionale che ci renderà ancora più poveri.

I responsabili di questo quadro dalle tinte scure, sono gli stessi politici che, alternandosi, ci amministrano da sempre. Se quella sopra descritta è la malattia ed i politici i virus che l'hanno causata, non possiamo delegare agli stessi politici virus la cura della malattia che loro stessi hanno determinato.

Dobbiamo cacciarli via, le loro liste elettorali sono zeppe di "onorevoli" condannati per mafia, corruzione, concussione, bancarotta.

L'ultima speranza che ci resta siamo noi, noi che abbiamo riempito Piazza Dante e tutte le piazze in cui ci siamo dati appuntamento,. Se vogliamo un futuro migliore, il nostro impegno non può fermarsi alla sola presenza in piazza, occorre mantenere viva e continua questa nostra partecipazione, dobbiamo trasferirla nelle sedi del potere per cacciarli. Se non diamo un seguito a questa nostra presenza, rischiamo di farci rubare la speranza del rinnovamento a cui tendiamo.

Il sistema è profondamente marcio e scricchiola da tutte le parti.

La gente del sud è tenuta sotto il ricatto del voto di scambio, hanno paura che la gente si liberi dal cappio in cui è stata posta.

Liberiamoci di coloro che con arroganza ci umiliano e liberiamo gli altri.

Alle regionali voterò per Sonia Alfano, è una donna combattiva che darà voce ai siciliani onesti che si rifiutano di leccare i potenti, che si rifiutano, lottando per l'affermazione dei propri diritti, di trasformarsi in galoppini dei politici in cambio di promesse e favori .

A fine comizio, da incazzato, ho chiesto a Beppe il perchè non abbia presentato una lista nazionale per portare in Parlamento la rabbia e la speranza della gente che riempie le piazze ad ogni suo richiamo.

Mi ha risposto che queste elezioni sono nulle e che il governo che uscirà da questa tornata elettorale, durerà meno di due anni e ha concluso il nostro breve ed intenso confronto affermandomi che alle prossime elezioni ci sarà una sua lista nazionale.

Non vedo l'ora che caschi il governo che deve ancora nascere.

venerdì 28 marzo 2008

IL 29 E IL 30 MARZO....


Il 29 e il 30 Marzo, Beppe Grillo toccherà le maggiori piazze siciliane!

  • 29 marzo h 16,30: Caltanissetta, piazza Garibaldi
  • 29 sera: Palermo, giardino inglese
  • 30 marzo h 17.30: Messina, piazza Cairoli
  • 30 sera h 20: Catania, piazza Dante
  • Da Trapani si sta organizzando un pullman per Palermo. Per info: pietrafulgente@yahoo.it

Un mio commento……

In Sicilia il voto è clientelare ed il controllo sul territorio di gente come Cuffaro-Lombardo e “picciotti vari” è capillare, ma nonostante tutto ho fiducia nella voglia di riscatto dei siciliani onesti. Penso che Beppe Grillo abbia sbagliato nel non presentare una sua lista alle elezioni nazionali, ha sbagliato per due ragioni:

1) Presentare una sua lista gli avrebbe permesso di denunciare in ogni angolo del paese i misfatti di questa classe politica e di riscuotere il consenso di un popolo che non ne può più di quei politici che da sempre si arricchiscono togliendoci denaro e dignità.

2) La presenza di una lista nazionale di riferimento avrebbe dato maggiore visibilità alle liste civiche che partecipano alle elezioni comunali, provinciali e regionali di questa tornata elettorale e la lista di Sonia Alfano, candidata alla presidenza della Regione Sicilia e a cui auguro il successo di tantissimi consensi, ne avrebbe tratto grande giovamento.

A PROPOSITO DEI BROGLI ELETTORALI PAVENTATI DA BERLUSCONI....

TRATTO DAL CORRIERE DELLA SERA

L'episodio si riferisce alle amministrative del maggio 2007

Brogli elettorali, due arresti a Palermo

Presidenti di seggio accusati di aver falsificato 580 schede per favorire una lista che appoggiava il candidato di centrodestra Cammarata

PALERMO - Sono accusati di brogli elettorali. Per questo, due presidenti di seggio sono stati arrestati a Palermo. I provvedimenti, disposti dal gip Maria Pino su richiesta del pm Maria Forti, sono stati eseguiti dalla Polizia di Stato che ha condotto l'indagine. I brogli elettorali fanno riferimento alle passate elezioni amministrative del maggio 2007.

SCHEDE FALSIFICATE - I due presidenti di seggio avrebbero favorito, con la falsificazione di 580 schede, una lista che appoggiava il sindaco Diego Cammarata (centrodestra). In particolare, secondo l'accusa, sarebbero state falsificate schede per favorire un consigliere comunale uscente e un candidato per la circoscrizione. Il consigliere comunale alla fine non è stato eletto, mentre il candidato della circoscrizione è riuscito a farcela. Le due sezioni in cui la polizia, coordinata al pm Maria Forti, ha riscontrato i brogli elettorali sono la numero 470 e la 19. In entrambi i seggi sono risultate più di 200 schede oltre i votanti iscritti e secondo l'analisi degli investigatori le preferenze espresse per l'ex consigliere comunale sarebbero tutte fatte dalla stessa persona. Il dato emerge dalla perizia calligrafica.


giovedì 27 marzo 2008

VOTARE PER CETTO O PER LA LA QUALUNQUE?


Vi voglio raccontare di due personaggi tragicomici che sono attenzionati dai molti che non hanno ancora scelto per chi dei due votare.
Uno è VELTRONI , ovvero l’Onorevole CETTO.
L’altro è BERLUSCONI, ovvero l’Onorevole LA QUALUNQUE
Tutti
e due sono impegnati, su fronte “opposto”, in questa campagna elettorale.
L’ON. LA QUALUNQUE nei suoi comizi promette riduzione delle tasse, aumento dei salari, case, sogni e felicità per tutti.
L’ON. CETTO, di rimando, promette le stesse cose di LA QUALUNQUE e contro il carovita promette supermercati a prezzi popolari e si spinge fino a volerci regalare le chiavi per entrare in paradiso.
Se dovessi votare in base alle loro promesse, darei 3 voti a LA QUALUNQUE e 10 voti a CETTO perchè usa toni più rassicuranti e sembra essere più convincente.
Ma tanto a CETTO quanto a LA QUALUNQUE chiedo:
SCUSATE, MA CHIU’ PILU PI TUTTI, NO?
Azzzzzz e io che ci speravo!!!!
SPERO CHE GLI ITALIANI RIESCANO AD ANDARE OLTRE LE PAROLE DI FUMO UTILIZZATE DAI POLITICI PER ACCAPARRARSI I NOSTRI VOTI SAPENDO DI MENTIRE E DI PRENDERCI IN GIRO.
UNA DOMANDA PER VELTRONI:
VARERA’ LA LEGGE SUL CONFLITTO D’INTERESSI? FARA’ LA LEGGE SUL SISTEMA RADIOTELEVISIVO? ABOLIRA’ LE LEGGI AD PERSONAM DEL CAVALIERE? FARA’ PULIZIA DEI TANTI DEL SUO PARTITO COLTI CON LE MANI IN PASTA IN DIVERSE REGIONI D’ITALIA? ABOLIRA’ IL FINANZIAMENTO ALL’EDITORIA PER FARE IN MODO CHE LA STAMPA SI SOTTRAGGA AL CONDIZIONAMENTO ECONOMICO DEI PARTITI?
MI FERMO QUI, NE VOLEVO FARE UNA E ME NE SONO SCAPPATE CINQUE.

mercoledì 26 marzo 2008

"ONOREVOLI" DI SICILIA


Inquisiti, condannati e amici dei boss nelle liste di PD, PDL e UDC

di Nicolo Conti

“Tutti coloro che il 13 e 14 aprile voteranno per l’UDC dovranno essere consapevoli che all’interno di quel partito militano alcuni personaggi in stretto contatto con la mafia”. Lo ha affermato Sonia Alfano, candidata alla Presidenza della Regione Sicilia citando alla lettera l’articolo di Peter Gomez pubblicato questa settimana sull’ Espresso: se in Sicilia l’UDC supererà la soglia dell’8 per cento dei voti, nel prossimo Senato siederà un uomo che Giovanni Brusca, il capomafia killer del giudice Giovanni Falcone, considerava “un amico personale. Si chiama Salvatore Cintola, ha 67 anni – nell’articolo citato da Sonia Alfano si legge ancora – Per qualche settimana ha anche militato in Sicilia Libera, un movimento indipendentista creato nel ‘93 per volere del boss Luchino Bagarella. Due anni fa ad Altofonte, raccontano le intercettazioni, la sua campagna elettorale era stata condotta pure dagli uomini d’onore, ma farsi votare dalla mafia non è un reato.

“Sia chiaro – ha precisato la candidata - che il futuro senatore non è mai stato condannato e la sua posizione è sempre stata archiviata ma i suoi rapporti con uomini d’onore e l’appoggio da questi ottenuto sono comprovati da dichiarazioni ed intercettazioni. Chiunque voterà per Cintola dovrà essere consapevole di mandare al governo della cosa pubblica un “amico intimo” di uno degli artefici della strage di Capaci e ricordarsene ogni qualvolta si batta il petto alle commemorazioni dei caduti per mano mafiosa”. Nella lista di politici inquisiti, condannati o dalle comprovate frequentazioni mafiose, riportate da Gomez e citate dalla candidata, figurano anche Francesco Saverio Romano, Calogero Mannino e Giusy Savarino. Nell’articolo si legge ancora: Cintola a parte, l’UDC fa correre alla camera Francesco Saverio Romano, tutt’ora indagato per concorso esterno; Calogero Mannino, imputato davanti alla corte d’appello di Palermo; e Giusy Savarino, che solo un mese fa ha visto il Tribunale inviare, al termine del processo ‘Alta Mafia’, alcuni atti che la riguardano alla procura. Secondo i giudici dalle intercettazioni e dai verbali emerge come nel 2001 lo scontro sulla sua candidatura alle regionali tra suo padre, Armado Savarino, e l’ex assessore UDC, Salvatore Lo Giudice, poi condannato a 16 anni di reclusione, sia stato risolto dalla mediazione del boss di Canicattì, Calogero Di Caro… il senatore Pino Firrarello, condannato in primo grado per turbativa d’asta aggravata e ora sotto inchiesta per concorso esterno, o l’ex sottosegretario Antonio D’Alì, ex datore di lavoro del superlatitante Matteo Messina Denaro, e oggi accusato dall’ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano di aver voluto il suo trasferimento per fare un piacere a Cosa nostra (sulla vicenda è in corso un’indagine e un processo per diffamazione).

… E poi ci sono tutti gli altri. A partire da Gaspare Giudice, assolto in primo grado dalle accuse di mafia con una sentenza in cui il tribunale sostiene di aver però “verificato con assoluta certezza” l’appoggio datogli da Cosa nostra nel 1996 e “con grandissima probabilità” anche nel 2001. Per arrivare a Renato Schifani, considerato in pole position dal ‘Giornale’ come futuro ministro degli Interni, sebbene negli anni ‘80 sia stato a lungo socio, assieme all’ex ministro Enrico La Loggia, della Siculabrokers: una compagnia in cui figuravano anche Nino Mandalà, futuro boss di Villabate, e Benny d’Agostino, imprenditore legato per sua ammissione al celebre capo di tutti i capi, Michele Greco.

“E non si pensi – ha detto proseguendo il suo discorso Sonia Alfano – che questi personaggi siano presenti solo nel centro destra. Il PD, per non essere da meno, ha candidato al suo interno Mirello Crisafulli. La capolista degli Amici siciliani di Beppe Grillo cita ancora: Insomma, meglio non discutere di mafia. Un po’ come fa il Pd messo in imbarazzo dalle proteste di Beppe Grillo e della Confindustria, quando con un colpo di mano aveva tentato di escludere dalle liste Beppe Lumia. Dietro a quella scelta non è difficile vedere l’ombra del grande avversario di Lumia, il dalemiano Mirello Crisafulli, filmato mentre discuteva, dopo averlo baciato, di appalti e favori con i boss di Enna, Raffaele Bevilacqua. Da quando nel 2007 Lumia, condannato a morte da Cosa nostra, aveva definito la sua candidatura inopportuna, Crisafulli, grande amico di Cuffaro, non lo salutava più. Poi in lista c’era finito solo Crisafulli e Lumia era stato recuperato come numero uno al Senato solo quando era diventato chiaro che stava per passare con Di Pietro. In compenso tra gli aspiranti deputati del PD è comparso Bartolo Cipriano, ex sindaco e poi consigliere del comune messinese di Terme Vigliatore, sciolto per mafia nel 2005.

“I siciliani onesti – ha affermato la Alfano concludendo la propria dichiarazione – hanno imparato a distinguere la responsabilità giuridica da quella politica. Spesso la magistratura è costretta ad assolvere o ad archiviare le posizioni di alcuni politici per mancanza di prove pur riscontrandone le frequentazioni mafiose. Spetta a noi cittadini fare in modo che queste persone non siedano più nel nostro parlamento”non votando i partiti che li candidano.

UN ITALIANO CHE VIVE ALL'ESTERO RISPONDE ALL'ASPIRANTE ONOREVOLE.....

Gli italiani fuggiti all'estero non hanno pace. I politici li perseguitano ovunque siano. In questi giorni hanno la casella della posta piena di facce di noti pregiudicati e prescritti. I vicini li guardano con sospetto. Ricevere un volantino con la faccia di Cuffaro o di Carra in alcuni Paesi può significare l'espulsione.
I postini tedeschi e inglesi hanno chiesto l'indennità vomito. Provate voi a recapitare migliaia di volte la faccia dello psiconano. Giorno dopo giorno. Provateci...
Un ex italiano, ora inglese, ha inviato la sua risposta a tal Di Girolamo, aspirante parlamentare del Pdl.

"Caro Di Girolamo,
stamane ho ricevuto il suo volantino nella posta di casa mia, in Inghilterra. Di solito ignoro la propaganda elettorale perche', immagino come altri milioni di ex-italiani, ne ne posso piu' del vostro paese, pero' stavolta quello che ha scritto mi sprona a rispondere alla sua chiamata. Io ho gia' aiutato a sufficienza il suo partito, che poi non e' neanche un partito, in quanto non nasce da una costruzione ideologica o filosofica come i grandi partiti dell'800 e del '900, ma dagli interessi personali di un imprenditore miliardario che decise di scendere in campo per timore che una vittoria dei discendenti del partito comunista lo costringessero ad esiliarsi in qualche isola tropicale, anziche' continuare a fare i suoi interessi nel paese dove viveva.
Bene, caro Di Girolamo, sappia che chi le scrive quell'uomo l'ha gia' aiutato abbastanza. Lo feci nel 1994, quando fondai a Londra il primo Club Forza Italia, sprecando la mia faccia, la mia intelligenza, i miei soldi e il mio tempo, per un uomo che pensavo davvero intendesse promuovere il liberalismo nel vostro paese, e davvero intendesse stabilire un ordine meritocratico in un paese marcio per nepotismo, clientelismo e familismo (sia a destra che al centro che a sinistra).
Un paese unico al mondo che vanta due popolazioni: sessanta milioni di italiani dentro le Alpi che sopravvivono grazie alle raccomandazioni, e cento milioni di ex-italiani fuori dalle Alpi
Preciso che chi le scrive non e' in Inghilterra per fare lo spazzino o il lava-vetri. Io lavoro come psichiatra forense alle dirette dipendenze del ministero della Giustizia e della Sanita' britannici, guadagno piu' di centomila euro all'anno, pago il 40% di tasse fino all'ultimo penny, e sono soggetto, in virtu' del mio nuovo passaporto a tutti i doveri e i diritti dei sudditi della nostra carissima H.R. Queen Elisabeth II.
Che sicuramente avrà i suoi difetti anche lei, ma almeno e' una regina vera, e non una merda come i tanti pregiudicati, corrotti e mafiosi che popolano il vostro ridicolo Parlamento.
Giovanni Dalla-Valle, ex-italiano, e' un'INGLESE come tanti. Si sveglia alle 5.30, lavora 10 ore al giorno, fa i turni di guardia, torna a casa alle 19.00 dove trova il figlio Matteo, di cui e' padre singolo. Se fosse stato per l'Italia sarei ancora alle dipendenze economiche dei miei genitori, ultimo assistente in un ospedale del cesso (nonostante laureato a 25 anni a Padova con 107/110), solo per il fatto che mio padre e' un nessuno e non s'e' mai curato di leccare il culo agli altri.
Ed ora veniamo alle sue proposte elettorali.
Usufruire dell'assistenza sanitaria gratuita in Italia per piu' di tre mesi, come stabilisce la vostra legge?
Ma scusi, ma perchè io che che pago le tasse in questo paese, dovrei parassitare i servizi di un paese dove non pago le tasse? Persino tre mesi sono ingiusti. Qui la sanita' e' gratuita.
Non dovrei pagare le tasse per una seconda casa in Italia? Ma scusi, perche' mai uno che puo' permettersi una seconda casa nel vostro paese non dovrebbe pagare le tasse come fa per la prima casa in questo paese? Se ha sufficienti soldi per acquistare una seconda proprieta' in Italia, perche' non dovrebbe contribuire alle normali tassazioni di quel paese?
Non pagare per il rinnovo del passaporto? Problema gia' risolto. Ho un passaporto inglese. E non comporta nessun bollo annuale e il rinnovo e' decennale.
Migliorare l'assistenza del consolato? Ma via, Di Gerolamo, non spari cagate! Qui tutti sanno che il consolato italiano e' una fogna per raccomandati e figli di amici . Il livello d'incompetenza e arroganza agli sportelli e' arci-noto. Sara' mica lei che lo cambia adesso, vero? Il governo del suo capo durò cinque anni. Lo sapete benissimo che questo e' il peggiore consolato del mondo. Perche' non li avete cacciati a pedate nel c..o allora? Perche', dannazione, sono AMICI degli AMICI vostri, ecco perche'.
"Perdiamo per strada le giovani generazioni". Sorry, Di Girolamo. Avete perso gia' perso quelle meno giovani (io ne faccio 45 quest'anno!).
Rialzati Italia? Ma col cazzo, mi consenta, Di Girolamo! Quelli come me, e sono milioni, l'Italia la vogliono giu' per sempre!!!
Ce`l'avete messa nel c..o per una vita. Cosa volete adesso? Che vi votiamo ancora???
Ma per favore. Siate seri!"
Giovanni Dalla-Valle

martedì 25 marzo 2008

DEDICATO A CARLO GIULIANI UCCISO A GENOVA DA UN CARABINIERE IL 20/07/2001

Quel giorno a Genova sfilavano 300.000 persone per protestare contro il G8, espressione di un capitalismo globalizzato, ritenuto responsabile delle povertà e delle ingiustzie sociali presenti in ogni parte del mondo.
Carlo partecipava alla manifestazione, era un giovane di 20 anni, credeva nella giustizia e sfilava all’interno di quel corteo per esprimere i suoi ideali.
Quel 20 luglio fu caratterizzato dalla violenza con cui le forze dell’ordine, schierate massicciamente per le strade della città, risposero alle provocazioni di sparuti gruppi di violenti che si erano infiltrati all’interno di un corteo dai connotati pacifisti.
Giovani inermi, donne e adulti con le braccia alzate in segno di pace, furono presi a manganellate da polizia e carabinieri. Centinaia rimasero feriti e Carlo fu ucciso dal colpo di pistola sparato da un carabiniere.

Nella notte di quel giorno si assistette alla ferocia con cui le forze dell’ordine fecero irruzione nella scuola Armando Diaz di Genova, dove massacrarono a colpi di manganello i pacifisti che lì erano stati ospitati per passarvi la notte.
Furono brutalmente picchiati, arrestati e condotti nel lager di Bolzaneto, dove subirono delle vere e proprie torture: furono ulteriormente picchiati, lasciati nel cortile della caserma nella posizione del cigno. Mani alzate contro il muro, fu negato loro il diritto di contattare la famiglia o un avvocato.
Li lasciarono senza cibo ed acqua. Chiedere d’andare in bagno significava attraversare un corridoio di poliziotti pronti a picchiare e a causa d ciò molti finirono per urinarsi e defecarsi addosso.
Per due giorni l’Italia smise di essere uno Stato democratico: i cittadini italiani e stranieri prigionieri all’interno di quella caserma, fuorono isolati dal mondo esterno e privati dei loro diritti più elementari. Furono vittime di violenze e torture, sulle quali i nostri politici non hanno voluto indagare per mezzo di un’apposita commissione d’inchiesta.
DAL BLOG DI BEPPE GRILLO…..
Metti tre giorni a Bolzaneto. Metti una caserma in collina, all’ingresso di Genova. Metti Fini, vice presidente del Consiglio, in cabina di regia. Nella sala operativa della questura. Metti Castelli, ministro della Giustizia, in visita guidata notturna alla caserma. Metti che veda ragazzi nella posizione del cigno. Gambe divaricate, braccia al muro. Metti che dopo vada a dormire.
Metti la polizia che tortura ragazzi e ragazze inermi. Italiani e stranieri. Metti braccia spezzate, denti spaccati, mandibole rotte. Metti donne costrette a spogliarsi di fronte ai poliziotti. Metti minacce di stupro. Metti manganelli in mezzo alle gambe. Metti detenuti costretti a gridare: “Che Guevara figlio di una puttana”. Metti persone inermi a terra. Metti costole rotte a calci. Metti teste spaccate. Metti gente terrorizzata, senza sonno, senza cibo.
Metti politici italiani che propongono la moratoria per la pena di morte. Metti la Bonino e D’Alema contenti come dei bambini. Metti l’Italia che non ha ratificato dopo ventuno anni la convenzione dell’ONU che vieta la tortura. Metti un’Italia in cui non è punibile il reato di tortura. Metti i torturatori di Bolzaneto accusati solo di abuso di ufficio. Metti l’abuso di ufficio prescritto nel 2009. Metti l’Europa che ci considera una nazione di buffoni, di neo fascisti e di post comunisti.
Metti Berlusconi e Fini che fanno un nuovo G8 ad Arcore. Metti cittadini, molti cittadini, che vogliono partecipare. Metti il reato di tortura non ancora introdotto in Italia. Metti Castelli svegliato nel cuore della notte per controllare. Metti i responsabili politici dei fatti di Bolzaneto puniti dalla legge. Metti il Parlamento che introduce il reato di tortura.
Metti un treno di mezzanotte che ci porta lontano, in un paese civile. Un’aria leggera dal finestrino aperto.

giovedì 20 marzo 2008

VOGLIO VIVERE IN UNO STATO DEMOCRATICO E NON DENTRO UN REGIME PARTITOCRATICO!

La marcia del V2-Day

La marcia dei cittadini italiani verso il futuro è pacifica. Lenta, inarrestabile, contagiosa, allegra come gli occhi di Bartali in una canzone di Paolo Conte. Si trasmette attraverso il virus dell'nformazione. Il cittadino informato partecipa alle Olimpiadi della verità. Il cittadino disinformato può solo guardarle in televisione.
La marcia per una libera informazione in un libero Stato è già iniziata in Rete. E' come la lunga marcia di Mao, la marcia del sale di Ghandi. Ognuno sceglie la propria immagine, il proprio messaggio e, con altre centinaia di migliaia di cittadini, sfila in Rete per liberare l'Italia dalla camicia di forza della censura mascherata da informazione. Il potere ha il controllo dei media. Il potere ha il potere PERCHE' ha il controllo dei media. Se i cittadini riprendono il controllo dei media la democrazia in Italia è ristabilita. Per questo siamo in marcia.
E' primavera, aprite le finestre della vostra mente. Pensate, riscoprite il piacere di pensare da soli. Tirate un respiro e guardate il cielo. Può perfino essere azzurro con le rondini. Torniamo ad essere il Bel Paese. Perchè no? Tutto è possibile, anche liberarci dalla classe di parassiti che occupa la politica e l'informazione. Quando sfilate nella marcia del V2 day scambiatevi un segno di pace con i vostri vicini nella fila. E' pieno di gente simpatica.
Iscrivetevi alla marcia e inserite nel vostro blog il banner con la vostra posizione.
Un giorno potrete dire io c'ero, tanto tempo fa, quando l'Italia era ancora un regime.

domenica 16 marzo 2008

QUI' BRIGATE ROSSE...TROVERETE IL CORPO DELL'ON. ALDO MORO IN VIA....FURONO LE BR AD UCCIDERLO?


Agguato di via Fani.

Nonostante trent’anni e numerosi processi dell’agguato di Via Fani, ancora oggi, non si è riusciti a ricostruire con esattezza le modalità dell’attacco, né quante persone vi parteciparono.

Sono circa le 9 del mattino del 16 marzo 1978. La Fiat 130 dell’On. Moro e l’Alfetta di scorta che percorrono via Trionfale svoltano in via Fani. Fanno pochi metri quando all’altezza dell’incrocio con via Stresa le due auto vengono bloccate da una Fiat 128 con targa diplomatica che provoca un tamponamento.

Negli istanti successivi i terroristi esplodono un numero impressionante di colpi. Vengono ritrovati 93 bossoli, ma i colpi sparati potrebbero essere di più. In questo inferno di fuoco vengono colpiti tutti gli uomini della scorta di Aldo Moro (Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino e Francesco Zizzi) ma il Presidente della DC resta miracolosamente illeso.

Tre uomini della scorta, feriti ma ancora vivi, ricevono il colpo di grazia. Perché? Cosa non dovevano dire?

Il traditore?

Moro non percorreva tutti i giorni la stessa strada: cambiava il percorso in ragione dei vari impegni della giornata…. Eppure, fin dalla sera del 15 marzo i brigatisti attuarono i preparativi per l’imboscata di via Fani: nottetempo vennero squarciate le gomme del pulmino appartenente al fioraio Antonio Spiriticchio che ogni giorno sostava proprio nel luogo dell’agguato. L’audace imboscata terrorista venne preceduta da una meticolosa preparazione logistica: dunque i terroristi fin dal giorno prima avevano l’assoluta certezza che la mattina dopo, verso le ore 9, l’auto di Moro sarebbe transitata in via Fani, e prima ancora che lo avesse stabilito il maresciallo Leonardi”.

Come potevano essere sicuri che Moro proprio quel giorno e a quell’ora sarebbe passato da via Fani?


Il Commando militare: Gladio?

L'azione militare di via Fani viene subito definita da un anonimo ufficiale dei servizi segreti «un gioiello di perfezione» attuabile solo «da due categorie di persone: militari addestrati in modo sofisticato, oppure (il che è lo stesso) da civili che si siano sottoposti a un lungo e meticoloso training in basi militari specializzate in operazioni di commando». Un parere condiviso anche dal generale Gerardo Serravalle, secondo il quale l'abilità del tiratore scelto di via Fani non poteva non presupporre un addestramento costante, quasi quotidiano, che in Italia possono consentirsi solo pochi uomini”.

I brigatisti non avevano alcun addestramento: “Morucci confermerà che la sola esercitazione affrontata dal commando brigatista prima dell'azione di via Fani era stata tenuta nel giardino di una villa a Velletri (ovviamente, si era trattato di una esercitazione senza "bersagli", né armi e pallottole, poiché gli spari avrebbero creato allarme nelle vicine abitazioni)”.

Allora chi ha condotto l’imboscata?

Divise da aviazione civile: segno di riconoscimento?

Perché i componenti del commando di via Fani indossavano divise da aviazione civile (sicuramente poco adatte a passare inosservati)? Forse perché alcuni componenti del commando, magari il tiratore scelto, era sconosciuto ai brigatisti e la divisa serviva ad identificarlo?


Munizioni in dotazione a Forze Armate non convenzionali: Gladio?

Nel commando vi è un tiratore scelto armato di mitra a canna corta che sparerà la maggior parte dei colpi la cui identità è ancora sconosciuta. Chi è? Come poteva essere così addestrato? Era un militare e/o addestrato in campi militari?

Quello che è certo è che:
Le perizie hanno appurato che in via Fani vennero usate anche munizioni di provenienza speciale. Tra i bossoli repertati, 31 erano senza data di fabbricazione e ricoperti da una particolare vernice protettiva, «parte di stock di fabbricazione non destinata alle forniture standard dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica militare». Cartucce dello stesso tipo verranno poi trovate anche nel covo Br di via Gradoli. Secondo il perito Antonio Ugolini, «questa procedura di ricopertura di una vernice protettiva viene usata per garantire la lunga conservazione del materiale... Il fatto che non venga indicata la data di fabbricazione, è il tipico modo di operare delle ditte che fabbricano questi prodotti per la fornitura a forze statali militari non convenzionaliE quando verranno scoperti i depositi “Nasco” della struttura paramilitare segreta della Nato “Gladio” si riscontreranno le stesse caratteristiche nelle munizioni di quei depositi.

Nessuna indagine

La cosa appare di una evidente gravità, eppure inspiegabilmente: “Non è stata condotta alcuna inchiesta per accertare quale ente avesse commissionato quelle particolari munizioni e la loro destinazione, dato che esse non erano destinate alle forze armate regolari né potevano essere commercializzate essendo di calibro militare e interdette a usi civili: dagli atti dei vari processi Moro non risulta siano mai stati svolti accertamenti per scoprire da quali canali quelle munizioni arrivarono alle Br


La presenza in via Fani di Gladio.

La mattina del 16 marzo alle ore 9 in via Stresa, a circa duecento metri da dove avviene la strage c’è il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi.


"Il colonnello Guglielmi, in forza al servizio segreto militare, era uno stretto collaboratore del generale piduista Giuseppe Santovito, ed era stato istruttore presso la base di “Gladio” di Capo Marrargiu, dove aveva insegnato ai “gladiatori” le tecniche dell’imboscata...L’inspiegata presenza “a pochi metri da via Fani” del colonnello Guglielmi al momento della strage è stata rivelata molti anni dopo, nel 1991, da un ex agente del Sismi addestratosi a capo Marrargiu, Pierluigi Ravasio…".

Cosa ci faceva lì il Colonnello Guglielm? Perché non ha detto, o fatto, nulla quando a 200 metri da lui avveniva un massacro?

Una Gladio della Sip?

Ad agevolare la fuga del commando un improvviso black-out interrompe le comunicazioni telefoniche della zona.

Ma il mistero Sip non si conclude con il back-out del 16 marzo 1978.

Si susseguono durante i 55 giorni di prigionia dell’On. Moro, strane quanto improbabili coincidenze legate all’azienda dei telefoni: il 14 aprile alla redazione de Il Messaggero, è attesa una telefonata dei rapitori; vengono così raccordate in un locale della polizia, per poter stabilire la derivazione, le sei linee della redazione del giornale. Ma al momento della chiamata la Digos accerta l’interruzione di tutte e sei le linee di derivazione e non può risalire al telefonista... L’allora capo della Digos parla, nelle sue dichiarazioni agli inquirenti, di totale non collaborazione della Sip. ...In nessuna occasione fu individuata l’origine delle chiamate dei rapitori: eppure furono fatte due segnalazioni….L’allora direttore generale della Sip era iscritto alla P2, Michele Principe

Piccolo Particolare:

Circa la vicenda della Sip si legge (Unità dell’11 luglio 1991) in uno scritto di Vladimiro Settimelli:
<<Una Gladio della Sip allertata il giorno prima del sequestro Moro”. Il nucleo occulto opera ancora nel campo dei telefoni
>>.


Un sequestro annunciato.

L’imminente sequestro di Aldo Moro sembra fosse noto a molti.
Come appureranno i giudici istruttori Imposimato e Priore nel corso di una rogatoria internazionale, “in Francia, a Parigi, i servizi segreti, nel febbraio 1978, già sapevano dell’organizzazione del sequestro Moro”.

Ma non solo.

Alcuni mesi prima del rapimento, dal Carcere di Matera il detenuto Salvatore Senatore aveva fatto arrivare al Sismi l’informazione circa il possibile sequestro di Aldo Moro.

Ed ancora: Renzo Rossellini, un’ora prima dell’agguato di via Fani, ovvero poco dopo le 08 del mattino del 16 marzo, su Radio Città Futura, dava la notizia di un’azione terroristica compiuta ai danni dell’On. Moro.

Moro era consapevole del pericolo, tanto consapevole da chiedere una scorta per i famigliari, da far mettere i vetri antiproiettile alle finestre del suo studio e da chiedere un auto blindata…richiesta che non verrà esaudita. Perché?


Ancora Gladio.


Un documento della X Divisione Stay Behind (Gladio) della direzione del personale del Ministero della Marina, a firma del Capo di Vascello, capo della divisione stessa, del 02 marzo 1978, ovvero 14 giorni prima del rapimento di Moro e dell’uccisione della sua scorta, inviava l’agente G71 appartenente alla Gladio - Stay Behind- (partito da La Spezia il 06 marzo sulla motonave Jumbo M) a Beirut, per consegnare dei documenti all’agente G129, affinché prendesse contatti con “gruppi del terrorismo M.O.”, perché questi intervenissero sulle Brigate Rosse, ai fini della liberazione di Moro.
A Beirut operava come capocentro (pare anche con incarico in Gladio, visto che gli si attribuisce la sigla G216) il Colonnello Stefano Giovannone, responsabile per il Medio oriente, iscritto ai Cavalieri di Malta

Il comitati di gestione della crisi in mano ai “massoni”.

Il 16 marzo 1978 Cossiga decide di istituire dei comitati per gestire la crisi.

"Non vi furono decreti di nomina, solo chiamate e partecipazioni informali, cooptazioni fatte senza renderne conto a nessuno. Unico dato certo e documentato è che le riunioni dei “Comitati di crisi” nominati da Cossiga pullulavano di “fratelli” che avevano giurato fedeltà alla P2 di Licio Gelli

Massoni dunque. Tutti vincolati al segreto. Tutti vincolati dal giuramento di fedeltà alla Loggia.

Ma come è stato gestito il sequestro Moro? Cosa hanno esaminato o deciso nelle riunioni al Viminale i Fratelli? Non si saprà mai perché tutti i verbali delle riunioni sono misteriosamente spariti.

Quello che è certo è che: "l’operato delle forze di polizia dipendenti dal Viminale e dei servizi segreti (affidati da Cossiga e Andreotti ad affiliati alla Loggia massonica segreta P2) è stato caratterizzato da una lunga sequela di errori e conniventi inerzie, tali non solo da rendere dubbia l’effettiva volontà dello Stato di salvare la vita dell’onorevole Moro arrestando i sequestratori, ma perfino da indurre a sospettare complicità e convergenze di intenti con i terroristi".

Appartamento di via Gradoli

Le Br che preparano il sequestro Moro avevano scelto, sin dal 1975, come loro principale base un appartamento situato in via Gradoli 96.

Gli appartamenti di Via Gradoli erano di proprietà di società che erano legate direttamente o indirettamente ai servizi segreti.

In via Gradoli 96, poi, erano ben 20 gli appartamenti intestati ai servizi segreti.

Perché mettere in quel palazzo la sede operativa delle Br? Un errore di valutazione? O forse perché abitando nello stesso palazzo i servizi segreti potevano gestire con maggior riservatezza i contatti con i brigatisti ed il sequestro del Presidente DC?

Perché dopo il falso comunicato del Lago della Duchessa il covo di Via Gradoli viene fatto scoprire? .
Il rifugio di Mario Moretti e Barbara Balzerani era “saltato” grazie ad una fuga d’acqua che secondo i vigili del fuoco sembrava provocata apposta: uno scopettone era stato appoggiato sulla vasca, e sopra lo scopettone qualcuno aveva posato il telefono della doccia (aperta) in modo che l’acqua si dirigesse verso una fessura nel muro

Un caso? O forse come afferma Franceschini:

L’operazione lago della Duchessa-via Gradoli (vanno sempre tenuti insieme) è un messaggio preciso a chi detiene Moro…”?


Foto di Moro nella Loggia di Trapani…accanto a Gladio.

All’interno del famigerato Centro studi Scontrino di Trapani: “la polizia trovò le carte segrete di una serie di logge massoniche coperte, punto d’incontro di massoni, templari, politici, appartenenti a servizi segreti d’Occidente e d’Oriente, e anche di quei mafiosi indiziati di aver partecipato al mio attentato…. Nella stessa sede trapanese era, infine, presente l’Associazione musulmani d’Italia, sponsorizzata da Gheddafi in persona e facente capo a Michele Papa, che aveva avviato attraverso di essa una serie di iniziative collegate con le attività svolte dal leader libico (negli appunti sequestrati veniva indicato come «sostituto di Gheddafi»).”

Cosa ci faceva una foto di Moro, con alcune iscrizioni massoniche apposte sulla stessa fotografia, all’interno del Centro studi Scontrino di Trapani?

E’ un caso che il colonnello libico Gheddafi: “ancora allievo nella accademia militare britannica di Sandhursi, Gheddafi era stato reclutato nella setta massonica dei Senussi di cui il suo predecessore, il re Idris, era stato gran maestro. I Senussi costituivano allora e costituiscono ancor oggi uno degli strumenti usati dai servizi segreti britannici per l’attività di controllo dell’area meridionale del Mediterraneo”?

Ed è ancora un caso che a Trapani vi era anche il Centro Scorpione: “ un centro di Gladio rimasto in gran parte sconosciuto e dotato di un aereo super leggero in grado di volare al di sotto delle apparecchiature radar”, centro diretto dal Maresciallo Vincenzo Li Causi (indicato da un ex appartenente a Gladio, quale informatore di Ilaria Alpi) e ucciso in Somalia in circostanze mai chiarite pochi giorni prima di deporre davanti al Pm proprio sul Centro Scorpione?

Ma torniamo a Moro.

Al di là delle ipotesi, rimane comunque il dato di fatto del rinvenimento, in una loggia massonica, di una fotografia di Aldo Moro del tutto particolare: massoniche erano, infatti, anche alcune iscrizioni apposte sulla stessa fotografia. Queste scritte non furono mai decifrate: la foto, a quanto pare, scomparve immediatamente dagli atti del processo[ .

Le presenze costanti nel rapimento Moro.

Sino ad ora abbiamo, nel caso Moro, due presenze importanti: La massoneria e Gladio.

Sappiamo che sia la massoneria che i servizi segreti usano spesso comunicare con un linguaggio cifrato incomprensibile ai non iniziati.
Forse, anche in questo caso, occorre prestare attenzione a questo tipo di linguaggio per capire il Caso Moro.

GRADO LI

E’ il 02 aprile1978 quando nel corso di una seduta spiritica a cui partecipava, tra gli altri, anche Romano Prodi (recentemente coinvolto in una inchiesta riguardo a truffe ai danni della Comunità europea, che lo indica come affiliato ad una loggia massonica di San Marino) emerge il nome Gradoli.

Era il nome della via in cui si trovava il covo delle Br o quella seduta spiritica aveva un significato più profondo?

Vista l’ingombrante presenza della Massoneria in tutta la vicenda Moro perché non provare a leggere la cosa diversamente?

Se fosse stato un segnale inviato a chi era in grado di capirlo perché iniziato a quel particolare linguaggio cifrato? Se il codice fosse stato, per esempio, quello rosacrociano, le lettere indicate dal piattino avrebbero potuto non formare il nome del paesino sul lago di Bolsena, ma essere lette come GRADO-LI (grado 51). Si sarebbe rinviato, cioè, a un livello ancora più occulto del trentatreesimo, un gradino più alto della gerarchia massonica conosciuta. Quale poteva essere questo misterioso Grado LI ? Un rarissimo testo pubblicato in Francia intorno al 1870 da Ely Star (pseudonimo di un seguace di Péladan e di Flam-marion), Les Mystères de l'horoscope, svela che nel Cercle de In Rose + Crobc il Grado LI corrisponde al Maìtre du Glai-ve, il Signore del Gladio.
Letto cosi e riferito alla situazione internazionale, quel messaggio poteva essere interpretato in due modi: o come una richiesta di intervento rivolta al fantomatico Signore di quella organizzazione; oppure come l'annuncio che il Grado LI stava per muoversi
”.

Questa è la possibile spiegazione degli autori del libro “Il misterioso intermediario”. Ma è possibile anche una terza ipotesi: dicendo “Gradoli” ovvero Signore del Gladio, non è possibile che qualcuno volesse lanciare un messaggio a tutti gli investigatori o gli eventuali inquirenti in grado di capirne il significato, avvertendoli così di non procedere, perché si trattava di un’operazione voluta e condotta da Gladio?

Il massone che aveva scritto troppo.

Vi è stata una persona, iniziata a questo linguaggio, legato ai servizi segreti che, coraggiosamente ha scritto molto sul caso Moro…. sino a quando non è stato ucciso. Era Carmine Pecorelli


Il suo modo di scrivere era sibillino, da iniziati (era un massone iscritto alla Loggia P2), ma di una cosa, oggi, siamo sicuri: sapeva molto e….scriveva. Ed allora andiamo a vedere cosa sapeva e cosa ci aveva scritto sul sequestro Moro.

Come, ricorda il Senatore Sergio Flamigni:
Pecorelli coglieva l’atmosfera di dura ostilità verso la politica di Moro, e a partire dalla seconda metà del 1975 cominciò a esprimerla attraverso enigmatiche note di questo tenore: «È proprio il solo Moro il ministro che deve morire alle 13?»; «Moro-bondo»; «Un funzionario, al seguito di Ford in visita a Roma, ebbe a dichiararci: “Vedo nero. C’è una Jacqueline [vedova Kennedy, ndr] nel futuro della vostra penisola”»; «... E a parole Moro non muore. E se non muore Moro...». Il 9 gennaio 1976 “Op” riportò a tutta pagina una caricatura di Moro col titolo: «Il santo del compromesso, Vergine, martire e... dimesso», e le parole: «Oggi, assassinato con Moro l’ultimo centro-sinistra possibile di sedimentazione indolore della strategia berlingueriana...». Era in pratica una sequela di allusioni di morte che Pecorelli non aveva mai rivolto a nessun altro uomo politico".

L’Ok all'agguato di via Fani data attraverso un necrologio?

A Pecorelli legato ai servizi segreti, alla massoneria e buon conoscitore del linguaggio degli iniziati non sfugge uno “strano necrologio” e il 15 marzo, ovvero il giorno prima dell’agguato di via Fani, l’agenzia “Op” scrive:

«Mercoledì 15 marzo il quotidiano “Vita sera” pubblica in seconda pagina un necrologio sibillino: “2022 anni dagli Idi di marzo il genio di Roma onora Cesare 44 a.C.-1978 d.C.”. Proprio le idi di marzo del 1978 il governo Andreotti presta il suo giuramento nelle mani di Leone Giovanni. Dobbiamo attendere Bruto? Chi sarà? E chi assumerà il ruolo di Antonio, amico di Cesare? Se le cose andranno così ci sarà anche una nuova Filippi?».

Aldo Moro come Cesare? Forse.

Aldo Moro viene rapito proprio mentre si sta recando a tenere un discorso alle Camere…proprio come Giulio Cesare che si era recato in Senato.

In via Fani c’è sicuramente, risulta agli atti, la presenza del colonnello Guglielmi, istruttore dei gladiatori nelle tecniche dell’imboscata.

Quando Giulio Cesare venne ucciso i congiurati, preparandosi all’agguato, appostano un gran numero di gladiatori a poca distanza.

Ed allora nel linguaggio degli iniziati: Chi è il genio di Roma che onora Cesare nel misterioso necrologio (si badi bene necrologio) del 15 marzo?

Ed ancora: chi poteva essere (leggi rappresentare) Bruto per Aldo Moro?

Ma la domanda più importante è: il misterioso necrologio apparso su Vita sera poteva essere in realtà l’Ok ai terroristi circa l’azione preparata per il giorno dopo?

Killer professionisti e manovalanza di piazza…il particolare da tenere a mente.

Pecorelli dimostra, attraverso i suoi scritti, di sapere anche bene da chi era composto il commando dell'agguato di via Fani, infatti, durante il sequestro del Presidente DC, su OP scrive:

Aspettiamoci il peggio, gli autori della strage di via Fani e del sequestro di Aldo Moro sono dei professionisti addestrati in scuole di guerra del massimo livello. I killer mandati all’assalto dell’auto del presidente potrebbero invece essere manovalanza reclutata su piazza. È un particolare da tenere a mente”.

Eccolo il particolare da tenere a mente: In via Fani vi erano manovalanza di piazza e professionisti. Ovvero: brigatisti e… chi altro?

Le brigate rosse….un motorino.

Dopo l’uccisione di Aldo Moro Pecorelli pare sapere anche che le brigate rosse non sono altro che il braccio armato di ben più alta organizzazione e scrive:

«le Br non rappresentano il motore principale del missile, esse agiscono come motorino per la corre­zione della rotta dell’astronave Italia».

Ma allora, chi è il motore principale del Missile?

La loggia di Cristo in paradiso.

Ecco un altro pezzo importante pubblicato su “Op”:

Il ministro di polizia [cioè Cossiga, ndr] sapeva tutto, sapeva persino dove [Moro] era tenuto prigioniero... perché un generale dei carabinieri era andato a riferirglielo nella massima segretezza [ma] il ministro non poteva decidere nulla su due piedi, doveva sentire più in alto e qui sorge il rebus: quanto in alto, magari sino alla loggia di Cristo in Paradiso... Non se ne fece nulla e Moro fu liquidato... Purtroppo il nome del generale CC è noto: Amen”.

Dunque Pecorelli sosteneva che Cossiga fosse stato informato da un generale dei CC “Amen” (generale Dalla Chiesa) dove Moro veniva tenuto prigioniero, ma che la sua azione fosse subordinata ad un livello più alto “magari sino alla loggia di Cristo in paradiso” (loggia P2).

E’ appena il caso di ricordare che i comitati di crisi istituiti da Cossiga per gestire i 55 giorni del rapimento Moro pullulavano di affiliati alla Loggia P2.

Il 20 marzo 1979 il giornalista Mino Pecorelli viene ucciso a Roma.

Conclusioni.

Anche in questo caso, come negli altri scandali e fatti di sangue italiani analizzati nei precedenti articoli di questo blog, troviamo una serie di costanti ovvero meccanismi, che scattano affinché non si giunga alla verità. Vediamoli:

- La presenza tra i protagonisti di massoni e ufficiali dei servizi segreti;
- La protezione data dal segreto;

- La morte dei testimoni;

- La scomparsa di documenti;

- I depistaggi operati da apparati dello Stato;
- le indagini non svolte;- ecc...

Grazie a questi meccanismi, sempre a tutela dell’illegalità, i fatti si sono trasformati in “misteri” e questi misteri, per alcuni, in straordinari strumenti di ricatto.

Ed allora, per il lettore che ragiona con la sua testa, al di là del bombardamento di disinformazione cui è stato sottoposto negli ultimi 30 anni, è plausibile che il caso Moro sia stato pensato, progettato, attuato da un gruppo di brigatisti (manovalanza di piazza) che si addestravano nel giardino di una villa di Velletri senza neanche i proiettili?

E’ possibile che lo stato non sia riuscito a scoprire la verità in 30 anni?

E’ possibile che le migliaia di dipendenti dei servizi segreti, dei corpi speciali, che tutte le forze di polizia e dei carabinieri non siano mai riusciti a scoprire nulla, tenuti in scacco da una gruppo di brigatisti?

E’ davvero possibile che un futuro Presidente del Consiglio riceva notizie riservate su Moro durante una seduta spiritica e poi lo ammetta pubblicamente alla nazione?

Tutto ciò è davvero possibile e credibile?

sabato 15 marzo 2008

NEL SUD IL VOTO COSTA MENO CHE NEL PASSATO


L'autore di "Gomorra" e le elezioni: nessuno vincerà se si ignora la criminalità organizzata
"Le mafie dominano un terzo del Paese e condizionano interi settori dell'economia legale"

Se un voto si compra
con cinquanta euro

di ROBERTO SAVIANO

NESSUNO vincerà le elezioni in Italia. Nessuno. Perché finora tutti sembrano ignorare una questione fondamentale che si chiama "organizzazioni criminali" e ancor più "economia criminale". Non molto tempo fa il rapporto di Confesercenti valutò il fatturato delle mafie intorno a 90 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Pil, l'equivalente di cinque manovre finanziarie. Il titolo "La mafia s. p. a. è la più grande impresa italiana" fece il giro di tutti i giornali del mondo, eppure in campagna elettorale nessuno ne ha parlato ancora.

E nessuna parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione con il potere economico dei clan. Mettersi contro di loro significa non solo perdere consenso e voti, ma anche avere difficoltà a realizzare opere pubbliche.

Non le vincerà nessuno, queste elezioni. Perché se non si affronta subito la questione delle mafie le vinceranno sempre loro. Indipendentemente da quale schieramento governerà il paese. Sono già pronte, hanno già individuato con quali politici accordarsi, in entrambi gli schieramenti. Non c'è elezione in Italia che non si vinca attraverso il voto di scambio, un'arma formidabile al sud dove la disoccupazione è alta e dopo decenni ricompare persino l'emigrazione verso l'estero. E' cosa risaputa ma che nessuno osa affrontare.

Quando ero ragazzino il voto di scambio era più redditizio. Un voto: un posto di lavoro. Alle poste, ai ministeri, ma anche a scuola, negli ospedali, negli uffici comunali. Mentre crescevo il voto è stato venduto per molto meno. Bollette del telefono e della luce pagate per i due mesi precedenti alle elezioni e per il mese successivo. Nelle penultime la novità era il cellulare. Ti regalavano un telefonino modificato per fotografare la scheda in cabina elettorale senza far sentire il click. Solo i più fortunati ottenevano un lavoro a tempo determinato.

Alle ultime elezioni il valore del voto era sceso a 50 euro. Quasi come al tempo di Achille Lauro, l'imprenditore sindaco di Napoli che negli anni cinquanta regalava pacchi di pasta e la scarpa sinistra di un paio nuovo di zecca, mentre la destra veniva recapitata dopo la vittoria. Oggi si ottengono voti per poco, per pochissimo. La disperazione del meridione che arriva a svendere il proprio voto per 50 euro sembra inversamente proporzionale alla potenza della più grande impresa italiana che lo domina.


Mai come in questi anni la politica in Italia viene unanimemente disprezzata. Dagli italiani è percepita come prosecuzione di affari privati nella sfera pubblica. Ha perso la sua vocazione primaria: creare progetti, stabilire obiettivi, mettere mano con determinazione alla risoluzione dei problemi. Nessuno pretende che possa rigenerarsi nell'arco di una campagna elettorale.

Ma nel vuoto di potere in cui si è fatta serva di maneggi e interessate miopie prevalgono poteri incompatibili con una democrazia avanzata. E' una democrazia avanzata quella in cui 172 amministrazioni comunali negli ultimi anni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa? O dove dal '92 a oggi, le organizzazioni hanno ucciso più di 3.100 persone? Più che a Beirut? Se vuole essere davvero nuovo, il Partito Democratico di Walter Veltroni non abbia paura di cambiare. Non scenda a compromessi per paura di perdere.

Il governo Prodi è caduto in terra di camorra. Ha forse sottovalutato non tanto Clemente Mastella, il leader del piccolo partito Udeur, ma i rischi che comportava l'inserimento nelle liste di una parte dei suoi uomini. Personaggi sconosciuti all'opinione pubblica, ma che negli atti di alcuni magistrati vengono descritti come cerniera tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata. Nel frattempo il governo ha permesso al governatore della Campania Bassolino di galleggiare nonostante il suo fallimento nella gestione dell'emergenza rifiuti. E non ha capito che quella situazione rappresenta solo l'esempio più clamoroso di quel che può accadere quando il cedimento anche solo passivo della politica ad interessi criminali porta allo scacco.

Tutto questo mentre il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi assisteva muto o giustificatorio ai festeggiamenti del governatore della Sicilia Cuffaro per una condanna che confermava i suoi favori a vantaggio di un boss, limitandosi a scagionarlo dall'accusa di essere lui stesso un mafioso vero e proprio.

La questione della trasparenza tocca tutti i partiti e il paese intero. Inoltre molta militanza antimafiosa si forma nei gruppi di giovani cattolici i cui voti non sempre vanno al centrosinistra. Anche questi elettori dovrebbero pretendere che non siano candidate soubrette o personaggi capaci solo di difendere il proprio interesse. Pretendano gli elettori di centrodestra che non ci siano solo soubrette e a sud esponenti di consorterie imprenditoriali. E mi vengono in mente le parole che Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993 rivolse dalla collina di Agrigento alla Sicilia e all'Italia ferita dalle stragi di mafia: "Questo popolo... talmente attaccato alla vita, che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte... Mi rivolgo ai responsabili... Un giorno verrà il giudizio di Dio". Parole che avrebbero dovuto crescere nelle coscienze.

È tempo di rendersi conto che la richiesta di candidati non compromessi va ben oltre la questione morale. Strappare la politica al suo connubio con la criminalità organizzata non è una scelta etica, ma una necessità di vitale autodifesa.

Io non entrerò in politica. Il mio mestiere è quello di scrittore. E fin quando riuscirò a scrivere, continuerò a considerare questo lo strumento di impegno più forte che possiedo. Racconto il potere, ma non riuscirei a gestirlo. Non si tratta di rinunciare ad assumersi la propria responsabilità, ma considerarla parte del proprio lavoro. Tentare di impedire che il chiasso delle polemiche distolga l'attenzione verso problemi che meno fanno rumore, più fanno danno. O che le disquisizioni morali coprano le scelte concrete a cui sono chiamati tutti i partiti. È questo il compito che a mio avviso resta nelle mani di un intellettuale. Credo sia giunto il momento di non permettere più che un voto sia comprabile con pochi spiccioli. Che futuri ministri, assessori, sindaci, consiglieri comunali possano ottenere consenso promettendo qualche misero favore. Forse è arrivato il momento di non accontentarci.

Nel 1793 la Costituzione francese aveva previsto il diritto all'insurrezione: forse è il momento di far valere in Italia il diritto alla non sopportazione. A non svendere il proprio voto. A dare ancora un senso alla scelta democratica, scegliendo di non barattare il proprio destino con un cellulare o la luce pagata per qualche mese.

venerdì 14 marzo 2008

SUONA L'ALLARME ECONOMIA

I dati sull'economia sono sempre più allarmanti e trovano la loro origine in decenni di malgoverno. La nostra classe politica è riuscita solo a indebitarci, il paese non cresce da più di dieci anni.

Negli anni di tangentopoli esplose il nostro debito pubblico, ad alimentarlo contribuirono e contribuiscono la corruzione, le tangenti e le clientele di ieri e di oggi.

Negli ultimi 10 anni il Pil ha perso 10 punti, il paese non è cresciuto, è rimasto bloccato e oggi ha una crescita vicino allo 0.
I nostri salari sono i più bassi e i più tassati d'Europa. Non avendo prodotto ricchezza, se non per i pochi che in questi anni si sono arricchiti, l’aumento della pressione fiscale è stata l'unica risorsa dello Stato per far fronte agli interessi sul suo debito e alle spese relative al mantenimento dei servizi scadenti che ci offre. Ricordo che solo il 10% della popolazione italiana detiene più del 50% dell’intera ricchezza nazionale e sono gli stessi che hanno aumentato i loro profitti in questi anni di crisi economica.
Siamo dentro una spirale da cui è difficile uscire e che sarà aggravata dall’aumento del costo del petrolio, dal carovita che ne consegue e dalla recessione che presto ci raggiungerà dagli Stati Uniti.
Paghiamo l'incapacità dei nostri politici a governare, paghiamo la mancata programmazione di investimenti che avrebbero dovuto sollevare e rilanciare la nostra economia, per esempio quelli per le infrastrutture e la scuola.
Senza scuole e università di qualità non ci può essere formazione e ricerca da cui origina l'innovazione che da slancio e sviluppo ad un sistema produttivo competitivo.
Il debito toglie risorse all'investimento, il carovita rende difficile la sopravvivenza delle famiglie che riducono i consumi, la contrazione dei consumi causerà una caduta della produzione industriale che si tradurrà in licenziamenti e perdita di posti di lavoro e tutto ciò, come in parte avviene, porterà all’ulteriore riduzione della ricchezza prodotta dal paese e delle entrate fiscali.

In questo scenario l’unico che cresce è il debito pubblico e, per pagarne gli interessi, si dovranno ridurre ancora di più gli investimenti dello Stato per la produzione di beni e servizi da destinare allo sviluppo e al consumo.

La crisi che si prospetta è grave e le promesse fatte in campagna elettorale, tanto da Berlusconi quanto da Veltroni, cominciano ad essere ridimensionate dagli stessi protagonisti che le hanno fatte.

Saremo noi a subire le conseguenze del malgoverno della nostra classe politica, saremo noi a pagare i fiumi di miliardi che sono stati sprecati per mantenere la corruzione vigente nel sistema Italia e gli sperperi di denaro pubblico utilizzato per costruire clientele elettorali e per pagare stipendi da milioni di euro ad amministratori di compagnie italiane come Alitalia che stanno per fallire o essere vendute a causa dei loro debiti.
Prevedo tempi bui e forti tensioni sociali.
Penso all'operaio di Torino che si è tolto la vita lasciando scritto che perdendo il lavoro aveva perso anche la dignità e provo rabbia verso una classe politica che ritengo responsabile della sua disperazione.

I NOSTRI PRIMATI IN EUROPA:

1) Siamo l’unico paese ad avere in parlamento “onorevoli” condannati per mafia, corruzione, concussione, bancarotta ecc. ecc.

2) Siamo il paese che presenta il più alto numero d’infortuni e morti sul lavoro

3) Il nostro livello d’istruzione scolastica è tra i più bassi

4) Investiamo poco in ricerca

5) Siamo il paese più indebitato

6) Abbiamo infrastrutture scadenti che fanno di noi un paese poco sviluppato

7) Le nostre industrie non investono in innovazione e i loro prodotti, tranne rare eccezioni, non sono in grado di competere in un mercato globalizzato

8) Abbiamo i salari più bassi e tassati d’Europa

9) A differenza d’altri paesi industrializzati la nostra crescita annuale è vicina allo 0

10) Siamo gli unici ad avere una regione sommersa dalla spazzatura e il cui territorio è inquinato da scarichi industriali tossici ( diossina e triclorobifenile) che hanno causato e continuano a causare nella popolazione locale la nascita di bambini malformati e un’elevata incidenza di tumori al polmone e ai reni

11) I nostri parlamentari, sia nazionali che regionali, sono i più pagati d’Europa

12) Abbiamo un candidato alla presidenza del consiglio, Silvio Berlusconi, che ci regala sogni per arricchirsi sempre di più

13) Abbiamo l’altro candidato Veltroni che al detto di “si può fare” e con l’aggiunta di tanti ma anche, tenta di conciliare interessi diametralmente opposti.

14) Alla fine avremo un governo di sintesi dei due, saremo governati da
Veltrusconi.

15) Mancano tutti gli altri primati che attualmente, non mi vengono in mente.


CIARRAPICO: IL PLURICONDANNATO VOLUTO DA BERLUSCONI NELLE LISTE DEL PDL



Se c’è qualcosa di veramente sbalorditivo in questi giorni è la cecità selettiva di tutti i mezzi di informazione sulla vicenda Ciarrapico. Tutti si sono soffermati sulla sua nostalgia per il ventennio fascista, che, per quanto triste, appare più che altro un fatto di colore.

Pochi hanno detto che la sua candidatura è l'espressione di un palese conflitto d'interessi:
infatti, i giornalisti dei quotidiani da lui posseduti, piuttosto che informare con obiettività i lettori, faranno una campagna elettorale a favore del loro datore di lavoro e di Berlusconi che l'ha candidato.

Nessuno si è preso la briga di dire che questo signore è stato condannato a tre anni per la bancarotta di una sua società; che è stato nuovamente condannato con sentenza penale passata in giudicato per finanziamento illecito ai partiti e che, ciliegina sulla torta, è stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere per il crack del Banco Ambrosiano e che, come risulta da alcuni mezzi di informazione, non avrebbe mai risarcito un solo centesimo dei danni arrecati alle parti civili, continuando per tutti questi anni a sottrarsi all’esecuzione delle sentenze.

Detto questo, è vero che le due coalizioni vanno giudicate per i programmi, ma è vero anche che vanno giudicate per gli uomini che questi programmi dovranno portare avanti. Proviamo orrore al solo pensiero di quello che l’accoppiata Berlusconi-Ciarrapico avrà come programma in materia di Giustizia.

TUTTI DEVONO LOTTARE CONTRO LA MAFIA/parte 1

SICILIA: VOTERO' PER SONIA ALFANO

LA LISTA CIVICA DI BEPPE GRILLO DEBUTTA IN SICILIA E LANCIA LA CANDIDATURA DI SONIA ALFANO ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE.SONIA E' LA FIGLIA DEL GIORNALISTA BEPPE ALFANO CHE NEL 1993 FU UCCISO DALLA MAFIA PERCHE' COLPEVOLE DI AVERE DENUNCIATO CON CORAGGIO GLI STRETTI INTRECCI ECONOMICI E DI MALAFFARE TRA IMPRENDITORI, POLITICI E MAFIOSI.

SE VOGLIAMO LIBERARCI DELL' OPPRESSIONE DELLA POLITICA INTESA COME RAPINA E DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO, CORRUZIONE E COLLUSIONE CON LA MAFIA, LA CANDIDATURA DI SONIA CI OFFRE LA POSSIBILITA' DI UN RISCATTO E LA SPERANZA CHE LE NOSTRE VITE POSSANO BRILLARE DI NUOVA LUCE.
VOTARE SONIA SIGNIFICA MANDARE:

1) UN VAFFANCULO A TUTTI I POLITICI CHE SI SONO ARRICCHITI ALLE NOSTRE SPALLE.
2) UN VAFFANCULO A TUTTI I POLITICI CORROTTI E COLLUSI CON LA MAFIA.

3) UN VAFFANCULO A TUTTI QUEI POLITICI CHE, OCCUPANDO POSTI DI GOVERNO E SOTTOGOVERNO, CONTROLLANO IL VOTO TRASFORMANDO I DIRITTI E I BISOGNI DEI CITTADINI IN VOTO DI SCAMBIO E CLIENTELE.
4) UN VAFFANCULO A TUTTI QUELLI CHE HANNO UCCISO OGNI NOSTRA ASPETTATIVA DI SVILUPPO E PROGRESSO TRASFORMANDO PARTE DEI SICILIANI IN LECCHINI DEI POLITICI IN CAMBIO DI OSSA DA LECCARE.

5) UN VAFFANCULO A CUFFARO AMICO DEI MAFIOSI, CONDANNATO A 5 ANNI DI CACERE PER FAVOREGGIAMENTO "SEMPLICE" ALLA MAFIA.

6) UN VAFFANCULO A LOMBARDO RE DELLE CLIENTELE ED AMICO INTIMO DELL'AMICO DEI MAFIOSI.
7) UN VAFFANCULO A TUTTI I VASA VASA DI QUESTA TERRA.
8) UN VAFFANCULO A CHI HA AMMINISTRATO AL SERVIZIO DEGLI INTERESSI DEI POTENTI, PER GLI AMICI DI CORDATA E PER GLI AMICI DEGLI AMICI PORTA VOTI.

LIBERIAMOCI DI QUESTA FECCIA E DIAMOCI LA SPERANZA DI UN FUTURO MIGLIORE PER NOI E I NOSTRI FIGLI.
SICILIA, RISORGI CON DIGNITA'!

IL PROGRAMMA ELETTORALE DI SONIA :

1. Efficienza della pubblica amministrazione

Dimezzamento degli stipendi

Dimezzamento degli stipendi dei deputati regionali e abolizione dei privilegi (vedi auto blu).

Riduzione della spesa

Taglio drastico delle consulenze esterne che ormai costituiscono palesemente una moderna forma di tangenti, oltre che lo strumento per creare legami di solidarietà inconfessabili con esponenti degli apparati istituzionali chiamati al controllo di legalità sugli atti dell’amministrazione regionale ed alla repressione degli illeciti (forze dell’ordine, magistratura ordinaria, magistratura amministrativa, magistratura contabile, avvocatura dello Stato).

Ottimizzazione risorse umane

Valorizzazione delle attitudini e delle competenze delle risorse umane presenti negli apparati amministrativi della Regione, mediante razionalizzazione di ruoli, funzioni e compiti in base a esclusivi criteri meritocratici e guardando alle esigenze dei cittadini/utenti.

Abolizione delle province

Abolizione delle province, non previste dallo Statuto Regionale.

Trasparenza e monitoraggio

Massima trasparenza di ogni attività amministrativa, mediante pubblicazione diffusa (in rete e con ogni altro strumento che non crei costi per l’amministrazione) di tutti gli atti e i procedimenti della pubblica amministrazione (con i nomi dei beneficiari privati e dei funzionari pubblici coinvolti nel procedimento), permettendo così facilità di accesso e di controllo ad ogni cittadino.

2. Promozione dell'impresa e della ricerca: SVILUPPO

Recupero risorse per investimenti

Abbandono delle partecipazioni della Regione Siciliana nel sistema bancario, rinunciando definitivamente al ruolo ambiguo di Regione-imprenditrice. La vendita della partecipazione della Regione in Unicredit genererà rilevanti risorse da destinare all’innovazione e alla ricerca, favorendo il rientro del patrimonio umano di competenze e professionalità fuggito fuori dalla Regione per assenza di prospettive, e alla valorizzazione delle intelligenze e competenze locali e non.

Modalità di investimento

Affidamento del ricavato della vendita delle partecipazioni bancarie ad un Trust di scopoinvestire nella creazione di poli di ricerca pura ed applicata e nel reclutamento dei ricercatori da impegnarvi in base a criteri esclusivamente meritocratici. (sottraendole in tal modo agli appetiti politici o criminali) che sia vincolato a

Finalità di investimento

Utilizzo delle notevoli risorse finanziarie, attualmente destinate alla formazione professionale, per offrire servizi reali (valutazione del progetto d’impresa e del business plan, stage aziendali, ecc.) a favore di nuovi progetti d’imprese, specie giovanili, e, almeno nella fase iniziale, per favorirne l’accesso al credito.

3. Ambiente

Piano regionale gestione rifiuti

Adozione del piano regionale di gestione dei rifiuti, ricanalizzando gli investimenti destinati alla costruzione di impianti di incenerimento, verso:

  1. applicazione reale della strategia “Rifiuti Zero”, attraverso la graduale riduzione di rifiuti non differenziabili tramite accordi con imprese di produzione e distribuzione;
  2. potenziamento della raccolta differenziata tramite incentivi che agevolino i Comuni nella raccolta “porta a porta”, il metodo migliore di rispettare le direttive europee e creare occupazione;
  3. realizzazione di impianti di gestione del rifiuto differenziato, centri di compostaggio e trattamento meccanico-biologico, che garantiscano il corretto svolgimento delle attività connesse allo smaltimento dei rifiuti e servano ad abbandonare le interferenze criminali e partitiche (assolutamente trasversali) nel settore;
  4. incentivare l’uso in agricoltura del compost come fertilizzante.

Salvaguardia del territorio

Tutela, conservazione e sviluppo del territorio e lotta alla costante emergenza incendi mediante l’affidamento dell’attività di tutela del prezioso patrimonio demaniale (che va difeso da ogni tentativo di assoggettamento ad interessi privati) ad operatori da retribuire esclusivamente in base ai risultati raggiunti.

Acqua pubblica

Difesa della gestione pubblica dell’acqua garantendo la non privatizzazione di un primario bene comune al fine di evitare l’aumento dei costi per il cittadino.

4. Turismo e beni culturali

Visione

Gestione dei beni paesaggistici, monumentali e culturali, queste ultime anche in regime di concessione a privati, verso un turismo di qualità, eliminando la svendita della Sicilia come meta commerciale e di massa.

Qualità dei servizi

Coerente adeguamento delle strutture ricettive e della professionalità degli operatori, colmando, in termini di servizio, le lacune esistenti (reale e piena fruibilità dei siti archeologici e culturali; rivalutazione e promozione del patrimonio paesaggistico; seria repressione di ogni fenomeno speculativo sul territorio; incardinamento di un complessivo disegno culturale che trovi fondamento primario nella preservazione del patrimonio paesaggistico unico della Sicilia).

Cicloturismo

Valorizzazione e promozione del cicloturismo.

5. Trasporti

Mobilità extraurbana

Completamento e potenziamento della rete pubblica infrastrutturale dei trasporti di persone e merci all’interno dell’isola.

Mobilità interregionale

Potenziamento della rete infrastrutturale portuale ed aeroportuale.

Mobilità su scala urbana

Incentivazione del trasporto pubblico attraverso la creazione di reti tranviarie e metropolitane. Creazione di una rete capillare di piste ciclabili. Obbligatorietà per i comuni di diffondere l’uso della bicicletta e mezzi eco-compatibili (biciclette, biciclette a pedalata assistita, minicar elettriche, ecc.) anche attraverso incentivi economici per l’acquisto, in linea con le politiche delle principali città europee e con particolare scrupolo nell’abolizione delle barriere architettoniche e nella realizzazione di strutture e scelte organizzative che garantiscano un efficiente trasporto pubblico.

6. Sanità

Qualità del servizio pubblico

Riassetto del piano sanitario regionale, mediante la razionalizzazione della distribuzione dei fondi a favore delle strutture pubbliche, al fine di migliorare la qualità dei servizi, ridurre i tempi di attesa e contrastare l’assoggettamento della sanità pubblica agli interessi privati, spesso coincidenti con quelli della criminalità organizzata.

Vigilanza e controllo

Imposizione di criteri esclusivamente meritocratici per le nomine di manager e primari delle strutture sanitarie, mettendo al bando le prassi lottizzatrici e spartitorie politicamente trasversali; controllo effettivo della qualità delle prestazioni, da rendersi secondo standard nazionali, applicando seriamente e divulgando la carta dei servizi; istituzione del sistema di controllo informatico sulle prescrizioni.

Potenziamento del servizio

Aumento dei posti letto nelle strutture ospedaliere e sanitarie in modo da assicurare una decorosa degenza ed evitare lunghi spostamenti verso il più vicino ospedale disponibile; riapertura dei presidi ospedalieri nei piccoli centri.

Efficienza degli strumenti

Massimo sfruttamento delle tecnologie presenti nelle strutture onde evitare lunghe liste di attesa, per esami tipo TAC, attualmente a vantaggio delle strutture convenzionate private.

Attenzione verso le persone con disabilità

Stanziamento di risorse economiche tali da poter applicare il “Piano triennale della Regione siciliana per le persone con disabilità“.

7. Legalità

Fuori la mafia dalle gare d’appalto

Esclusione dalle gare d’appalto e da rapporti di concessione o servizio con la Regione delle imprese che abbiano in organico, in qualunque forma, pregiudicati per reati contro la pubblica amministrazione e per delitti di mafia o commessi con metodo mafioso o al fine di agevolare associazioni mafiose. In tale ultima ipotesi (reati di mafia e assimilati) anche per i casi di dipendenti per i quali sia stata esercitata l’azione penale (richiesta di rinvio a giudizio); funzionamento concreto della stazione unica appaltante, abbassando il tetto massimo al di sotto dell’attuale cifra pari a un milione di euro.

Antiracket e vittime di mafia

Miglioramento della legislazione in materia di antiracket e di interventi in favore delle vittime della mafia, con l’introduzione dell’assegnazione di fondi a titolo di prestito per le vittime che si costituiscano parte civile.

Chiediamo i danni a cosa nostra

Applicazione effettiva ed estensione dell’articolo dell’ultima legge finanziaria regionale che prevede la costituzione di parte civile della Regione Siciliana in tutti i processi per reati di mafia e assimilati, al fine di ottenere il risarcimento dei danni patiti dalla collettività, con utilizzo di tali somme in attività di difesa e promozione della cultura della legalità antimafiosa.

Fuori la mafia dal parlamento

Approvazione di un codice etico che impegni tutti i gruppi parlamentari e tutti i singoli parlamentari alle immediate dimissioni nel caso di esercizio dell’azione penale per delitti contro la pubblica amministrazione, contro l’amministrazione della giustizia e per delitti di mafia o assimilati.

Attività d’inchiesta

Adozione e rilancio concreto dell’attività della Commissione antimafia regionale, che dovrà svolgere reale attività di inchiesta politica sulla criminalità organizzata e sui fenomeni di collusioni politiche, economiche e istituzionali, con missioni almeno semestrali in ognuna dei nove territori provinciali e con relazioni almeno annuali sull’andamento del fenomeno mafioso in ogni provincia e nella complessiva realtà regionale, con pubblica denuncia di tutti i casi di collusioni istituzionali politicamente (anche se non penalmente) accertati.

8. Energia

Utilizzo delle energie alternative

Caratterizzare la Sicilia come territorio vocato alla produzione di energie alternative e sviluppo sostenibile delle connesse tecnologie con l’incremento ed il pieno utilizzo delle fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, maree, ecc.), a beneficio dei livelli occupazionali sul territorio assicurati dall’indotto in un settore in costante e definitiva crescita su scala mondiale.

Risparmio energetico

Applicazione rigorosa della normativa sull’efficienza energetica in edilizia.

Produzione di energia pulita

Realizzazione di grandi centrali di produzione di energia pulita, alternative alle centrali termoelettriche o nucleari, a cominciare dalla tecnologia del solare termodinamico (“Archimede”) già proficuamente utilizzata in Spagna, e progressiva dismissione di tutte le centrali elettriche alimentate con qualunque combustibile solido, liquido o gassoso ad esclusione dell’idrogeno e la sostituzione delle stesse con impianti alimentati da fonti di energia rinnovabili (ma non con fonti falsamente “assimilate” alle rinnovabili quali i rifiuti, il gas liquido ed il petcoke).

NOTE SU RAFFAELE LOMBARDO "IL CANDIDATO A GOVERNATORE DELLA SICILIA"



CURRICULUM DI RAFFAELE LOMBARDO FONDATORE DELL'MPA.

E' IL CURRICULUM DELL'UOMO CHE HA MESSO AL CENTRO DELLA SUA VITA POLITICA IL RINNOVAMENTO DELLA SICILIA E IL BENE DEI SICILIANI.

TROVERETE ALTRE INFORMAZIONI SU DI LUI NEI POST:

"A PROPOSITO DI ELEZIONI REGIONALI IN SICILIA" POSTATO A FEBBRAIO E "QUALCOSA SU LOMBARDO LEADER DELL' MPA CANDIDATO DA BERLUSCONI ALLA PRESIDENZA DELLA SICILIA" DEL MESE DI MARZO

Arrestato la prima volta il 22 aprile del 1992 e condannato il 5 novembre del 1998 dal Tribunale di Catania a un anno e sei mesi di reclusione per abuso d’ufficio. Secondo i giudici la sua segreteria politica aveva rivelato in anticipo ai candidati risultati poi vincitori i temi di un concorso della Usl 35 di Catania. In quel periodo Lombardo era assessore regionale Dc agli Enti locali e partecipava egli stesso a un concorso per 13 posti di assistente medico bandito sempre dalla Usl 35. Dalle intercettazioni del processo, risultò come secondo i giudici «Giuseppe Salmeri, primario dell’ospedale Biancavilla (membro del Comitato dei garanti della Usl 35, ndr), e Lombardo erano uniti da enormi interessi in concorsi e pratiche di enti pubblici».Una passione, quella per i medici e le strutture sanitarie pubbliche, che ha accompagnato lo psichiatra forense Lombardo per tutta la sua carriera politica. Ma dopo la condanna in primo grado, Lombardo fu definitivamente assolto. La seconda volta è stato arrestato il 23 luglio del 1994 con l’accusa di corruzione, insieme a tre big della politica siciliana di quegli anni: l’ex presidente democristiano della Regione Siciliana Rino Nicolosi, l’ex ministro socialista della Difesa Salvo Andò e l’ex deputato nazionale della Dc, Antonino Drago, leader degli andreottiani della Sicilia orientale. Tutti gli arrestati, secondo i magistrati, avevano fatto ottenere all’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini un appalto pubblico da 48 miliardi di lire per la fornitura di pasti all’ospedale Vittorio Emanuele di Catania, in cambio di tangenti per cinque miliardi di lire. Lombardo inoltre era accusato dai giudici anche di associazione per delinquere, facendo parte, insieme ai tre big politici, di un comitato d’affari che gestiva la Usl 35. Il 17 marzo del 2000 Pellegrini ha patteggiato una condanna a due anni di carcere per corruzione, ma Lombardo e tutti gli altri sono stati assolti dalla stessa accusa perché, secondo i giudici catanesi, i cinque miliardi che l’ex presidente dell’Inter ha pagato non erano tangenti ma finanziamento illecito dei partiti, un reato ormai prescritto. Lombardo e gli altri sono stati poi assolti anche dall’accusa di associazione a delinquere. Per i giudici catanesi il comitato d’affari non era mai esistito.

Sembra quasi che essere processati da un tribunale per mafia o corruzione sia indispensabile per diventare presidente di regione o senatore della repubblica italiana, infatti Cuffaro andrà a rappresentarci in Senato e Lombardo, probabilmente, alla presidenza della regione.

Che pensare di quei siciliani che li voteranno?

RICADUTA DEI MUTUI SUBPRIME SULLA CRISI ECONOMICA STATUNITENSE E MONDIALE

Le previsioni sulla crisi del mercato immobiliare negli Stati Uniti sono da infarto. Vi ricordate i subprime, i mutui concessi a chiunque senza verificarne il reddito e trasformati in fondi di investimento piazzati a destra e a manca? La banca vendeva il mutuo e anche il fondo con il mutuo dentro. Geniale. Alcune banche, come la Northern Rock, sono saltate per aria e il valore del loro titolo azionario è stato quasi azzerato.
Ben Bernanke, il capo della Federal Reserve, aveva previsto, nel luglio 2007, il danno al sistema finanziario americano in 100 miliardi di dollari. La Goldman Sachs ha poi rivisto la stima a 500 miliardi dollari. Nouriel Roubini della New York University Stern School of Business ha di recente alzato la posta fino a una perdita di 3.000 miliardi di dollari. Una cifra pari al 20% del PIL degli Stati Uniti. Sempre Roubini valuta un effetto collaterale sulla Borsa statunitense in una perdita di 5.600 miliardi di dollari.
Il pessimismo di Roubini, o forse realismo, si spinge fino a prevedere una perdita di valore complessiva equivalente all’intero PIL annuo degli Stati Uniti. Il valore delle case è diminuito di almeno il 10% dai massimi e si ipotizza una perdita di un ulteriore 20%.
Chi sta pagando un mutuo spesso consegna le chiavi di casa alla banca quando si accorge che l’ipoteca sull’immobile è superiore al valore di mercato. La banca deve quindi svalutare il suo patrimonio immobiliare. Per rientrare dalle perdite (voragini) finanziarie chiede il rientro dei crediti a rischio. E vende i titoli più esposti.
Scende il valore delle banche, dei titoli, delle case e, all’improvviso, nessuno fa più prestiti. Il valore del dollaro crolla, 63.000 posti di lavoro in meno in febbraio 2008. In questi casi si parla sempre di un nuovo 1929, dato lo scenario non è escluso che possa succedere. Gli economisti ipotizzano la più grande crisi finanziaria dagli anni ’30.
L’italiano medio con il suo stipendio tra i più bassi d’Europa, le tasse tra le più alte del mondo e servizi pubblici indecenti può credersi al riparo da questo tsunami finanziario. Peggio di così gli sembra difficile. Qualche piccola precauzione è comunque meglio prenderla per non rovinarsi del tutto. Per chi non ha soldi, non fare nessun debito. Per chi ne ha ancora qualcuno non investire in fondi e rimandare l’acquisto della casa.
Verso la catastrofe con ottimismo. Per approfondimenti:
blog di Martin Wolf, Financial Times
blog di Nouriel Roubini.

giovedì 13 marzo 2008

NAPOLI E' L'ITALIA DEI NOSTRI GIORNI

SE QUESTA CANZONE VI TRASMETTE UNA QUALCHE EMOZIONE SIETE TRA QUELLI CHE VOGLIONO CAMBIARE RADICALMENTE QUESTO NOSTRO PAESE. BENVENUTI!!!

"HO PERSO LAVORO E DIGNITA"


Suicida per l'assunzione mancata in un'azienda del gruppo
Non rinnovato il contratto interinale. Lascia la moglie e due figli

Luigi, 39 anni, precario
ottava vittima della Thyssen

L'ultima lettera: "Senza lavoro non riesco a vivere"
di MAURIZIO CROSETTI

TORINO - Dicono che Luigi Roca avesse la faccia di chi per anni ha assorbito la tristezza, giorno dopo giorno, fino a disegnarsela sul volto, tra i lineamenti, come una ruga. Dicono anche che due settimane fa quella faccia invece e stranamente sorridesse: "Stavolta ho trovato il lavoro giusto, mi assumeranno, durerà". L'aveva detto al suo amico Vito, vicino di casa e sindacalista. Erano al parco giochi di Rocca Canavese, c'erano anche i bambini.
Invece Luigi si è ucciso, perché era tutta un'illusione e la tristezza era ormai dentro la sua storia, non solo sul suo viso.

"Mi ammazzo perché insieme al lavoro ho perso la dignità". L'"ottava vittima" della Thyssen, 39 anni, non ha mai lavorato nella fabbrica della morte. Ma la sua azienda, la Berco di Busano Canavese, faceva parte del gruppo tedesco. E il suo contratto, interinale, non è stato rinnovato perché la Thyssen adesso ha 150 persone "da collocare", come si dice terribilmente in questi casi. Come se le persone fossero i pezzi di un incastro. Però Luigi era diventato il pezzo stagliato: di troppo, e già troppo vecchio. Trentanove anni, un'età da matusalemme se cerchi il posto fisso. Ma ci aveva creduto. Dopo quattro anni di rimbalzi, un mese, due mesi in fabbrica e poi a casa, era arrivato un impiego giusto, più solido. "Durerà". Lui, che non aveva un carattere facile, stavolta andava d'accordo con i colleghi e i superiori, non come quell'altra volta alla "Canavera e Audi", stampaggi industriali: lì, dopo quindici anni se n'era andato per colpa di un brutto screzio con un capo.

Perché Luigi aveva dentro una storia difficile e un'adolescenza inquieta. Ne era uscito meglio di suo fratello, che è in carcere. Aveva trovato una donna, Barbara, con la quale stava da dodici anni, si erano sposati ed erano nati Niccolò e Davide, 6 e 7 anni. Barbara Agostino, che fa le pulizie in un'azienda di stampaggio e adesso dice tra le lacrime: "Mio marito si è ucciso perché si sentiva umiliato. Chissà cosa deve avere provato, dentro, per decidere di farla finita. Se quell'azienda gli avesse rinnovato il contratto, ora non sarei una vedova con due figli piccoli da allevare".


Quindici anni in fabbrica, poi quattro a spasso, a chiedere e non ottenere mai. La paura di non rientrare più. Ma anche la forza di provarci ogni volta di nuovo, con le sue mani. Quelle che Luigi aveva usato per ristrutturare la porzione di vecchia cascina trasformata nella loro casa, in campagna, frazione Vallossino di Rocca Canavese. Aveva fatto il mutuo, per riuscirci, e finalmente era sicuro di poterlo pagare. L'aveva rivelato all'amico sindacalista, quel giorno al parco.

Due settimane fa. La faccia non più triste sarebbe durata solo sette giorni, fino a quando gli hanno detto che non sarebbe stato confermato. Lì è cominciato il crollo, silenzioso ma evidente. Nessun segno che facesse presagire l'epilogo, solo il ritorno della faccia di prima. L'avevano vista tutti. Non era bastato a capire.
Luigi Roca non era mai stato nella fabbrica del rogo, laggiù a Torino, in corso Regina Margherita. Ma è come se ci fosse stato anche lui, la sera del 6 dicembre, quando gli altri 7 vennero sommersi.

Perché la precarietà del lavoro è un domino che abbatte quasi tutte le tessere che incontra, o almeno le più fragili, quelle meno in equilibrio ai bordi del tavolo. Lì stava Luigi da quattro anni, con i suoi 39 già addosso e la paura di non uscire mai più dal precariato. Per assurdo, la mazzata finale è giunta proprio dall'illusione di esserne fuori. "Era contento, fiducioso" dice Vito Bianchino, il sindacalista Cisl. "Luigi dedicava tutto se stesso alla moglie e ai figli. E un'azienda non può lasciare a casa a cuor leggero certe persone, le caratteristiche del lavoratore contano".

Buona salute, gran voglia di faticare, ottime motivazioni. Questo era il suo profilo. Incoraggiante. Si era tranquillizzato, aveva capito che anche di fronte alle possibili ingiustizie bisogna restare calmi e ragionare, senza reagire sempre d'istinto. Un percorso lungo e duro, che però Luigi aveva conquistato sulla sua pelle, cicatrici e dimissioni comprese. Era stato sul fondo e aveva cominciato a risalire. Fino a quando non l'hanno convocato in un ufficio per dirgli che no, arrivederci e grazie.

Così lui ha scelto l'albero in un bosco vicino a casa, ha preso la corda ma prima la carta e la penna. Tre lettere. Ai genitori ha chiesto perdono. Alla moglie Barbara ha scritto: "In questo tipo di vita serve una forza che io non ho. Non lo dico per giustificarmi, ma perché tutti possiate perdonarmi. Ho valutato le conseguenze del mio gesto ma non ce la faccio, ho perso lavoro e dignità". L'ultima lettera, per i due figli piccoli. "Non mi giudicate e comportatevi bene. Trattate bene la mamma e conservate di me la parte buona che vi ho lasciato".

(ha collaborato Antonello Micali)

DEMOCRAZIA AL VERDE

IL SOMMERSO DEI PROGRAMMI

di Giovanni Sartori

Torno ai programmi elettorali. Scrivevo che oramai si riducono a essere strumenti acchiappa- voti. Servono per vincere. Il che non implica che servano per ben governare. Può darsi; ma può anche darsi che costringano a governare malissimo. In parte perché promettono quel che non dovrebbero, e in parte perché occultano i veri problemi, i problemi che sono davvero da affrontare. Questi problemi, scrivevo, costituiscono la parte sommersa delle campagne elettorali. Vediamo di farla emergere. Una prima partita sulla quale troppo si sorvola è quella del nostro debito pubblico. Sì, sappiamo che c'è; ma poi si svicola.

Eppure batte ogni record: oscilla intorno al 105% del Pil (prodotto interno lordo), e cioè della ricchezza prodotta dal Paese in un anno; il che comporta un carico di interessi di 70 miliardi di euro. Ora, anche un bambino (ma non i sindacati e nemmeno la sinistra-sinistra) arriva a capire che trovarsi ogni anno con 70 miliardi bloccati è un’intollerabile palla al piede. Questo debito era superato, in passato, dal Belgio, che però è riuscito a dimezzarlo. A noi non riesce. Perché? E' un segreto di Pulcinella, debitamente oscurato da tutti. Una seconda partita dolente, anzi dolentissima, è quella della mafia (nella quale ricomprendo camorra e 'ndrangheta). Vedi caso, nessun programma si impegna in una «guerra alla mafia». Eppure la mafia è la più grossa azienda del Paese, con un fatturato nell'ordine di 90 miliardi all'anno, tutti esentasse, tutti in nero. Ma né Tremonti né Visco né nessuno hanno mai davvero cercato soldi nel colossale patrimonio mafioso.

Perché? E' un altro segreto di Pulcinella. E' che il voto malavitoso condiziona e inquina la politica e le elezioni di metà del Paese. Nel 2001 Berlusconi vinse in Sicilia 61 collegi su 61. E’ comune opinione che quel trionfo fu dovuto anche ai voti controllati dalla mafia. E ora il Cavaliere ritenta il colpo rilanciando il ponte di Messina, che sarebbe inevitabilmente una colossale pacchia per l'onorata società. Come insegna l'autostrada Salerno- Reggio Calabria, fatturata metro per metro dalle cosche. Aggiungo che questo lassismo, e ancor più la collusione tra politica e mafia, sono particolarmente vergognosi perché impiombano l'economia del Sud e di riflesso tutta l'economia italiana. Il Sud non riesce a decollare, economicamente, anche perché strangolato dal «pizzo» e da un gigantesco parassita che oramai è arrivato al Lazio. Come scrive Giorgio Bocca, la malavita sta «sconfiggendo lo Stato in metà dello Stato». Eppure i partiti (paghi di qualche fortunato arresto) non fiatano e anzi candidano personaggi in altissimo odore di mafia. Una terza grossa partita è quella delle infrastrutture. Sono tante. Qui ho in mente strade e ferrovie, che sono infrastrutture disattese da decenni.

Giuseppe Turani stima che la rete ferroviaria da rifare costerebbe 30-40 miliardi, e che «per diventare (in materia di viabilità) un Paese moderno in media con gli altri Paesi europei dovremmo spendere nell'arco di una ventina d'anni almeno un altro Pil al completo». Basta e avanza così? Purtroppo no. Perché tra le partite ad alto costo c'è anche la partita ecologica e dell'incombente disastro climatico. Abbiamo sottoscritto gli accordi di Kyoto, dopodiché le nostre emissioni di gas serra (il vero problema) hanno superato del 13% il limite che abbiamo accettato.

La verità è che sia Berlusconi che Prodi del riscaldamento della Terra si sono strafregati, e nemmeno Veltroni si stravolge più di tanto. Quanti Pil verrà a costare, quando i nodi verranno al pettine (sarà presto), questa cecità? Nessuno lo sa né lo vuol sapere. Infine c'è il costo del federalismo promesso a Bossi da Berlusconi. Nei programmi è un costo non contemplato, come se spezzettare il Paese in parecchie Sicilie aggiuntive non comportasse un esiziale aggravio di sprechi clientelari e di ogni sorta di disfunzioni. Pertanto quando si osserva che i programmi del Pd e del Pdl si equivalgono, si dimentica che se Berlusconi vincerà dovrà pagare a Bossi il salatissimo prezzo del suo sostegno. Ripeto, nessuno lo nota ma su questa partita Berlusconi, e soltanto lui, ci costerà molto caro. Cerchiamo di fare il punto a oggi. Siamo una democrazia troppo indebitata? Sicuramente sì. Siamo anche una «democrazia in deficit», per dire che le uscite superano regolarmente le entrate? Per ora è ancora così; e dubito sulla redenzione prevista per il 2012.

La cosa certa è, invece, che siamo una «democrazia al verde», senza un soldo in tasca, e che ha raschiato il fondo del barile (ci resta soltanto la risorsa, poco saggia, di continuare a vendere il patrimonio dello Stato). Si risponde che siamo pur sempre una «democrazia in crescita» in termini di Pil. Ma questa crescita è modestissima. Eppoi il Pil a questo effetto non è un buon indicatore. Il dato significativo è che oggi, secondo i dati Ocse, il potere di acquisto dei nostri lavoratori è del 18% circa inferiore a quello dei Paesi dell’euro. E siccome ci mancano i soldi per rimediare, il mio sospetto è che noi siamo una «democrazia in decrescita» e cioè caduta nel vortice di uno sviluppo non sostenibile che distribuisce più di quel che produce.

mercoledì 12 marzo 2008

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO


L’informazione è l’ultima spiaggia dei nostri dipendenti. Lo sanno molto bene. Non hanno più alcun pudore, lo dichiarano apertamente.
Lo psiconano: "Si deve fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha dei giornali importanti, credo che sia assolutamente importante che questi giornali non siano ostili. Visto che quasi tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte, quando ce ne è qualcuno che è a nostro favore credo che sia una cosa assolutamente logica cercare di continuare di averli a favore.”
E tutti a parlare di Ciarrapico fascista e non del controllo dell’informazione. Un tizio che possiede tre televisioni nazionali grazie al Parlamento e il gruppo Mondadori, che conta 50 TESTATE, grazie alla corruzione di giudici, delira e nessuno chiama un’ambulanza. In un altro Paese democratico non lo farebbero vedere neppure a Tele Pesco Fiorito in tarda ora.
Napolitano dorme il sonno del comunista giusto, si sveglia solo se si alzano i toni. E’ come se un ladro potesse rubare l’argenteria, purché lo faccia in silenzio e non dica parolacce.
Senza il controllo delle televisioni e della stampa alle elezioni del 13 aprile non ci andrebbe nessuno. Neppure gli scrutinatori dei seggi. I politici si comportano come dei banditi. Controllano il Paese in totale disprezzo dei cittadini. L'Italia è cosa loro. Chi viene eletto è cosa loro. Con un tratto di penna Cuffaro, Crisafulli, Carra e Dell’Utri vengono messi in collegi blindati. Meglio un seggio sicuro che un carcere probabile. Se finissero in galera e parlassero quanti se ne tirerebbero dietro? Mentono i politici, i loro direttori di testata, i loro servi alleati che vogliono però solo “sopravvivere”. Un posto alla Camera o al Senato vale più della dignità, se mai ne hanno avuta una. La collusione tra informazione e politica va eliminata o la democrazia morirà del tutto.
Il 25 aprile si terrà il V2 Day per la raccolta delle firme per tre referendum per una “Libera informazione in libero Stato” in tutte le piazze d'Italia. Abolizione della legge Gasparri, per l’eliminazione del duopolio Mediaset/partiti politici, abolizione del finanziamento all'editoriaordine fascista dei giornalisti. Io sarò a Torino in piazza San Carlo. Il coma assistito dei cittadini sta per finire. Il 25 aprile prendete la pillola rossa.

martedì 11 marzo 2008

RIFLESSIONI SUL POST ARRIVATO DAL FUTURO


Il post pubblicato ieri è talmente realista da farmi accapponare la pelle.

Parla di un debito pubblico, il nostro, che crescerà nel futuro e che sarà pagato ricorrendo a nuovo debito che, per essere sostenuto, necessiterà della fiducia dei mercati finanziari nei confronti della tenuta del sistema economico Italia e della sua classe politica.

Oggi la nostra economia è bloccata, non c'è crescita, non si produce ricchezza e il carovita sta determinando una contrazione dei consumi, che, a sua volta, sarà causa di:

diminuzione della produzione industriale e delle entrate fiscali.

Le casse dello Stato si troveranno sprovviste delle risorse necessarie a finanziare la spesa pubblica e il pagamento degli interessi sul debito e ciò lo costringerà a cercare nuovo denaro attraverso l’emissione di nuovi titoli (BOT-CCT) che lo porteranno ad indebitarsi ulteriormente.

Saremo come il cane che tenta di mordersi la coda e che gira impazzito intorno a se stesso.

Troveremo la strada per uscire fuori da questo tunnel?

Ne dubito fortemente, anche perché, quanto prima, cominceremo a pagare il prezzo della recessione, il cui vento soffia sugli Stati Uniti e sta per spostarsi verso di noi.

A mio avviso, la prospettiva che finiremo come l'Argentina si fa ogni giorno sempre più concreta.

Non sono un economista, anzi a dire il vero ne capisco davvero poco, ma riflettendo sulle cose che verifico nella vita di tutti i giorni, non posso che giungere a conclusioni dalle tinte scure.

La crisi economica che attraversiamo è ulteriormente aggravata dalla globalizzazione dei mercati: subiamo le scelte dei capitali che controllano e condizionano la produzione mondiale, il mercato del petrolio e la politica alimentare in generale.

La nostra classe dirigente ha il grande demerito di non avere analizzato a tempo i cambiamenti che avvenivano nel mondo e di non avere progettato un modello di sviluppo per farvi fronte:

non produciamo energia e siamo costretti a comprarla, non abbiamo sostenuto la ricerca che è alla base dello sviluppo di tutti i settori di produzione, non abbiamo condotto una politica di sviluppo agricolo legato alla coltivazione del grano per soddisfare il nostro fabbisogno di pane, pasta, ecc.

Avremmo avuto bisogno di una classe politica lungimirante in grado di programmare e dirigere nel tempo un modello di sviluppo del Paese legato alle specificità delle regioni che lo compongono.

I nostri politici, sia nazionali che locali, hanno governato per godere dei privilegi dati dal potere, ci hanno indebitato e hanno saccheggiato le risorse dello Stato sviluppando corruzione e clientele .

Il mio pessimismo cresce alimentato dal continuo rincaro del prezzo del petrolio e di tutti i generi di prima necessità, compresi quelli relativi alle bollette dell’acqua, della luce, del telefono e del gas.

La gente fatica ad arrivare alla fine del mese e si difenderà dagli aumenti riducendo ulteriormente ogni consumo.

Il Governo non ha gli strumenti per contrastare le speculazioni dei mercati internazionali che causano questi aumenti e l’impoverimento progressivo della gente si tradurrà in indebitamento dello Stato.

A pagarne maggiormente le spese saranno i ceti sociali più deboli e le già martoriate regioni del sud che vedranno allontanarsi le speranze di un miglioramento sociale.

Giovani e meno giovani riprenderanno in massa la strada dell’emigrazione e il sud si ritroverà ulteriormente privato di energie e menti da destinare ad un suo ipotetico sviluppo.

lunedì 10 marzo 2008

UN POST CHE PROVIENE DAL 2011

Roma, 15 dicembre 2011

"Lo stato d'assedio proclamato questa notte dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha esasperato la popolazione logorata dalla gravissima crisi economica. Durante la notte la gente si è riversata nelle piazze delle principali città del Paese, ignorando le misure prese dalle autorità e chiedendo le dimissioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. La richiesta è stata esaudita. Questa mattina il ministro si è dimesso, e subito dopo è caduto il governo Berlusconi. Napolitano ha convocato i presidenti delle Camere Fini e D'Alema e i capi dei gruppi parlamentari. Proseguono gli scontri in tutto il Paese e i morti sono già trentadue. Le garanzie costituzionali sono state sospese.
Il Paese è sull'orlo della bancarotta dopo l’ultimatum della Comunità Europea:

per arrestare l’indebitamento dello Stato occorrerebbero almeno 350 miliardi di euro.
Il rallentamento dell'economia, dopo l’inizio della recessione americana nel 2008, ha reso sempre più difficile invertire la tendenza all'indebitamento pubblico. Dopo tre anni di recessione, a partire dal giugno di quest'anno, si sono chiuse tutte le fonti di finanziamento internazionale che avevano reso possibile la sopravvivenza di un modello nel quale il deficit cronico veniva costantemente coperto da una nuova emissione di titoli pubblici. A metà agosto il Parlamento ha approvato la cosiddetta "legge del deficit zero", ideata da Giulio Tremonti, che si è ispirato all’ex ministro dell’economia argentino Domingo Cavallo, come ultima risorsa per recuperare la fiducia dei mercati internazionali.
La legge prevede che lo Stato contenga le spese en